martedì 20 marzo 2012

Obbedisco fisso a modo mio


" Si mamma, sto bene. Non ti devi preoccupare, ho solo qualche livido. Si si va bene, starò attenta, ho un giorno intero di ferie. Saluta papà, ciao un bacio "
Chiuse la chiamata soltanto sfiorando lo schermo del telefono cellulare, era un modello che ai vecchi tempi sarebbe stato tecnologicamente avanzato: ora era una curiosità.
Nero con lo schermo touch, senza alcun tasto.
Il display segnava le 02:50 del mattino.
Aveva perso l'intera giornata tra ospedale e il terribile traffico che aveva completamente congestionato la città, con il più grande scalo del sud europa fuori uso, la gente si era completamente riversata sui taxi, mezzi pubblici e auto a noleggio.
Un delirio impossibile da prevedere e da contenere.
Si guardò sulla vetrata illuminati da potenti riflettori al neon e vide il suo viso un po' sciupato: occhiaie e matita sbavata. Nessun potenziamento oculare ai suoi occhi verdi grandi grandi, tutto il discorso delle migliorie tecnologiche era complicato.
Aveva bisogno di pensarci su e ora non voleva proprio pensare a niente.
Solo dormire e non svenire, era ancora un po' indolenzita e le fischiavano le orecchie, ma quello era normale dopo quello che aveva rischiato.
Domani poi sicuramente i giornalisti si sarebbero lanciati come falchi, già poteva immaginare tutti i titoli dei notiziari online " LA PROFEZIA SI AVVERA. GIOVANE ASSISTENTE DI GIANNAKOPULOS COINVOLTA NELL'ESPLOSIONE. "
Roba da brividi, ora voleva solo essere lasciata completamente in pace, voleva solo dormire sonni tranquilli, senza sognare micine della sua infanzia.
Era già abbastanza scossa così.
Si un bel sonno era l'ideale, poi il giorno dopo l'avrebbe passato a letto a guardare film e a mangiare, magari gelato alla viola e thè birmano.
In una suite poi, queste cose vanno ancora meglio.
Pensava a tutto questo mentre con passo incerto si avvicinava alla reception dell'albergo, il giovane portiere notturno sud ovest europeo era mezzo addormentato, i gomiti poggiati sul bancone e il viso leggermente illuminato del nero e verde del display.
" Mi scusi..?" Disse Viola leggermente.
Quello aprì immediatamente un occhio
" Ah si? Si! Benvenuta come posso esserle utile? " il giovane sembrava imbarazzato, non la guardò negl'occhi.
" Mi servirebbe la chiave della mia nuova stanza, credo di averla persa durante l'esplosione..."
Il ragazzo parve rianimarsi un po' " Ah ma quindi è lei? E' stato terribile vero? "
" Per favore, non mi va proprio di parlarne, vorrei solo dormire. "
Era incazzata.
Aveva già dovuto subire in serie una decina di chiamate di Belletti e quelle di tutti i suoi parenti, che ripetevano TUTTI esattamente le stesse cose.
" Hai avuto paura? "
" Cos' hai provato? "
" Ma è vero che ti passa tutta la tua vita davanti agl'occhi? "
Basta.
Voleva solo finire la giornata e dimenticare tutto per ora, anche se sapeva che probabilmente a breve sarebbe stata sentita dalle forze di polizia della federazione, almeno così le aveva accennato distrattamente Belletti.
Un'altra rogna.
Il ragazzo biascicò qualche scusa e le diede la tessera magnetica, batté rapidamente una sequenza di tasti sul computer e la stampante le fornì immediatamente il nuovo codice alfanumerico da allegare alla porta.
Lei sorrise debolmente e ringraziò, avviandosi di nuovo verso il solito ascensore, ormai barcollava e pensava già mentalmente a tutte le operazioni da fare prima di infilarsi a letto.
Svestirsi.
Fare la pipì.
Struccarsi.
Mettersi il pigiama.
Spegnere il telefono.
Dormire.
Suonava come un piano perfetto.
Dentro la cabina una ragazza della federazione africana le sorrise cordialmente aspettando ordini.
" 3° grazie "
Tutto il viaggio verso la camera cominciava a diventare più sfocato, solo il ronzio di sottofondo dell'ascensore e una risata appena accennata dal corridoio del 3° piano.
Dopo aver salutato con un cenno la ragazza, con passo da gatta si avvicinò finalmente alla porta di camera sua.
Passò la tessera magnetica e vide il tastierino numerico accendersi di una luce verde e sbloccare il comando dei numeri.
Sette.
Nove.
Zero.
Uno.
Alba.
La porta si aprì con un fruscio e subito lei posò per terra la sua borsa.
" Finalmente "
Una mano l'afferrò saldamente per la vita e l'altra le tappò la bocca, spingendola così con il corpo in avanti, quasi facendole urtare un tavolino.
Sentì la porta chiudersi alle sue spalle e solo una falce di luna illuminava lievemente la stanza.
" Ngrrh " Lei cercò di divincolarsi.
Chi era?
E perchè?
La paura.
Lei cercò di divincolarsi.
Battito accelerato e adrenalina pompata nelle vene.
Una sensazione di freddo alla schiena e agli arti inferiori.
I brividi.
Quasi non era padrona più del suo corpo a furia di scattar e agitare le gambe, ma le mani la teneva saldamente ferma.
Si rese conto in un momento che era terrorizzata, ma non da chi l'aveva afferrata nel buio, da tutte queste ultime 24 ore.
Era veramente successo tutto?
O era soltanto una storia scritta sul cesso dell'aeroporto?
Voleva solo finire tutto questo.
Non cercò più di lottare.
Si accasciò, iniziando a singhiozzare.
" Ora prometti una cosa, non urlerai ok? Voglio solo parlare davvero. Non piangere dai, riesco a vederti nel buio grazie all'intensificatore d'immagine. "
Lei smise per un attimo di respirare.
" Ok, va bene così, adesso t'accompagno al divano e ti faccio sedere, così parliamo ok? "
Lei annuì
" Bene ok, più comoda che sul tappeto eh? Ok ora ti lascio andare, però promettimi davvero. Non urlare, ho bisogno del tuo aiuto. "
Lei accese subito la luce del cellulare e illuminò la barba del ragazzo.
" Che diavolo vuoi da me? Sei un assassino! "
Lui si passò le mani sul cranio " Oh aspè, ma posso almeno parlare? Anche io son rimasto coinvolto nell'esplosione, guarda che taglio. "
Aveva una fasciatura in fronte e altri taglietti sul viso e le mani.
" E allora? Avrai calcolato male i tempi, quante persone hai ammazzato? "
" Ma mi stai a sentire? Mi hanno fregato te lo giuro, sono braccato dagli sbirri della federazione, ma spiegami perchè fare un attentato nel posto dove lavoro? "
Viola spalancò gli occhioni verdi " Non lo so, il terrorista separatista sei tu. "
Lui allargò le braccia " Separatista? Ma se non mi occupo di politica da almeno cinque anni, ma terrorista di cosa poi? Non so neanche accendere bene la radio ossea figuriamoci fare una bomba"
Lei scosse la testa " Hai finito? Cosa vuoi da me? Sei una sorta di stalker psicopatico? "
" No cazzo, nessuno sa che ci conosciamo e quindi.."
" IO NON TI CONOSCO "
Lui fece una smorfia " Cazzo non urlare, ti devo prendere a pugni? Fammi spiegare diosanto. Dicevo da qua se me lo permetterai posso organizzare la mia linea di difesa, non so quelle robe legali lì. Io qua non ho nessun altro, perfino Flavio è stato arrestato! Noi non faremmo male a nessuno cazzo, c'avevamo il contratto, buono stipendio, rigavo dritto. Soldi da parte capisci?"
Viola iniziò a provare un po' di compassione per la confusione del ragazzo, sembrava sincero, ma aveva imparato a non fidarsi di se stessa.
Soprattutto quando stava per svenire dal sonno, scampata ad un attentato e sequestrata.
Sempre peggio.
Zorba si passò una mano sulla testa rasata " Cazzo, io qua non ho nessuno. Sicuramente dai miei sarà tutto sotto controllo, poi anche se volessi andare dovrei attraversare il mare. Ci dev'essere un modo per mostrare che non c'entro niente. "
Viola rimase in silenzio, pensierosa.
Una strana idea le stava iniziando a formarsi lentamente nella testa.
Troppe coincidenze.
Fili invisibili.
Troppo perfetto.
" Hei "
" Zitto, non distrarmi. Sto pensando "
Rimasero al buio per alcuni attimi, solo i loro respiri.
Come se la città si fosse fermata.
" Hai potenziamenti oculari vero? "
" Si "
" E le registrazioni? "
" Quando attacco il turno di lavoro è tutto o quasi documentato "
Viola sorrise " Ok, ti hanno mai frugato nella memoria? "


( fine capitolo bavarì coddai. Il dialogo è totalmente da scrivere perchè ero mezzo addormentato, accetto cmq suggerimenti. )

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