sabato 31 marzo 2012

Ginocchia francesi anni 70' con manipolatori megalomani parolai



Finalmente .
Un ora e quarantun minuti di parole.
Non mi ricordo niente.
Solo dei feticisti della vita che blaterano.
Certo cavolo, una lingua bellissima eh!
Anche se lo zio ha litigato con papà, mavabbeh.
Che importa?
E' una lingua stupenda.
Punto.
Però mi perdo in vaneggi, ed è proprio una mezza cagata.
Ma sarà che è di un'altra epoca, forse per questo.
Ci vedo un po' di lolitaggine, non siamo tutti così però.
Credo.
O almeno, io no.
Come Jerome non ho un modello predefinito.
Una volta che il fisico è accettabile sono tutte uguali.
Personalità.
Ma io non mi devo sposare per fortuna.

Pesce rosso parte sedici d'aprile.

Ecco perchè non mi ricordo il film.
Almeno c'era un bel lago eh.
E un ginocchio da svisare di una tipa che oh, complimenti.
Però boh.

Sarà che sono ignorante.
E non posso capire le vanterie di sapere tutto di tutte.
O del cinema francese degli anni 70'.

Ma mi piacerebbe prendere a pugni il protagonista.

Sul serio.
E tutti quei deficienti persi in dialoghi inutili sull'amore, sul rispetto, sulla libertà.

Quando invece alla fine vogliono un po' tutti fare i megalomani.

O forse lo vogliamo un po' tutti?
Non so.
Forse solo le volte che stiamo recitando.
O per abbellire la realtà.

Comunque hanno fatto bene a levarlo dagli scaffali della videoteca.

Che rottura di coglioni.

Pace

giovedì 29 marzo 2012

Non passo alla festa, però se meni qualcuno chiamami


Errore tecnico.
Memoria insufficiente.
Tocca riavviare il sistema.
Mi sa che non funziona, è entrato in stand by.
Questo doveva essere un capitolo riguardante le avventure di Viola e Zorba, ma mi sono addormentato mentre scrivevo e ovviamente ho completamente dimenticato quello che avevo in testa.
Allora aprivano la porta, ma poi?
Zero.
Buio totale.
Sono anche infastidito, quando riscrivo qualcosa che avevo già scritto o che avevo in testa mi sembra sempre di aver perso qualcosa.
Tipo una maglietta a cui ero affezionato.
O nsomma altra roba

pesce rosso parte quindici
rottame parte tre

Vabbè, questo è il mio regalo.
Spero che tu non abbia picchiato nessuno.
E finalmente risolto quel simpatico problema gastrico.

Giusto no?

Prometto un capitolo la prossima volta.

Però di giorno, sennò dormo a tradimento.

La prossima volta prendo appunti.

Fidati eh e non menare nessuno.

Pace

mercoledì 28 marzo 2012

Zero in geografia


Bambino che guarda le cartine geografiche e si legge i nomi delle capitali.
C'era l'URSS
La Jugoslavia.
La Cecoslovacchia.
La DDR.
Insomma ne è passato di tempo.
Ma ancora non distinguo il nord dal sud.
Mi oriento con il mare.
Ma qua si vede solo cemento.
Insomma non capisco dov'è il nord.
O forse nord ovest nel tuo caso.
Credo di si.
E guardo un po' giù.
Anzi sud ovest, perchè come mi hai detto siamo tipo all'altezza di bari?
No più giù.

Com'è che mi hai detto?
Ah ecco

" Tu non sei proprio terrone "

Grazie, ti auguro un po' di nuvoloso.
Sai com'è.

C'è chi tornerà abbronzato o forse solo sbronzo.

Meglio ebbro fai così.

Martedì a casa

Non vedo l'ora

Ogni tanto se ti capita, guarda a sud.

Ok?

Pace

martedì 27 marzo 2012

pesce rosso parte quattordici


Frammenti di sonno.
Ogni volta sveglio messo sempre più a casino.
Non ricordo niente.
Ma solo occhi scuri.
In mezzo al buio di camera mia.
E un programma un po' sottovalutato come sottofondo, magari qualche risata qua e là, ma non c'ero proprio.
Non pensavo.
Non pensavi.
Solo occhi scuri e capelli sparsi.
Un po' ovunque.
Non sono e non saranno mai miei.
Quelli sono emigrati dal mio cranio tanto tempo fa.
Così va la vita.
E non abbiamo orologi.
Un casio nero buttato sul pavimento.
Quattro sveglie che non hanno suonato.
Non mi andava proprio d'alzarmi.
E risate.
Senza coperte.
Poi nel cuore della notte ad orario indefinibile una vocina
" Ho freddo "
Te l'avevo detto no?
Poi in testa c'ho varie cose.
Ma sono più incasinate di camera mia.
O dei capelli rossi che trovo in giro.

Mi tengo i secondi di silenzio.
Occhi scuri contro occhi scuri.
A non dire nulla.
Solo guardando a 4 cm di distanza.
Zero parole.
Una risata ogni tanto.

Stavo guardando te.

Perchè?

Avevo voglia di guardarti.

Si ma perchè?

Così

Allora è ok.

Non c'è bisogno di spiegare.
O di parole.

E nemmeno di dormire.
Trenta giorni.

Pace

sabato 24 marzo 2012

Meouw e poi schiaffetti no?"


" Ora siediti e stai zitto per favore, devo concentrarmi " Lei lo spinse sulla poltrona di pelle, poi abbassò lentamente le luci.
Viola chiuse bene la porta a doppio mandato, modificando ulteriormente il codice, bastava semplicemente pestare numeri e lettere sul tastierino numerico rivestito di finto tek giavanese a destra della porta e quella stanza sarebbe diventata qualcosa di invalicabile.
Tirò anche le tende per essere sicura.
Scosse la testa sistemandosi istintivamente i capelli dietro le orecchie, da ragazza l'avevano fatta soffrire: era forse l'unica parte del suo corpo che non le piaceva.
Non era nemmeno l'elefante di una vecchia favola, quello con i padiglioni enormi, insomma non erano sproporzionate, ma era sicuramente una sua paranoia.
Robe da donna che non stanno in piedi.
" Sembro quasi io la fuggitiva, mi stai facendo perdere la vista sulla città: "
Zorba sorrise rimanendo in silenzio.
" Non c'è niente da ridere, anzi. Tutto questo è folle, non so nemmeno perchè diavolo spreco il mio tempo ad aiutarti anzichè chiamare la polizia. "
" Perchè sono un bravo ragazzo? "
" Seh..bravo. "
Viola prese in mano alcuni spinotti della Kaazam, li aveva utilizzati durante un programma di formazione audio / video, uno di quei corsi obbligatori universitari che ti danno qualche credito, ma insegnano giusto due robe a caso.
Però era stata una delle migliori del suo corso e si era tenuta i cavetti come " omaggio ".
Aveva la mano lesta per certe cose.
Non tutte però.
" Vuoi stare fermo? " Intimò lei guardandolo dritta in faccia.
Aveva gli occhi grandi grandi abbastanza stanchi, il trucco sbavato la faceva sembrare l'antagonista dell'eroe principale, si era dovuta bere un caffè doppio di puri chicchi Ugandesi.
Una rarità, roba costosa fornita dall'hotel.
Lei non se ne intendeva granché di qualità, miscele mediorientali e quant'altro, non beveva quasi mai caffè.
La rendeva nervosa.
Più del solito.
Zorba si muoveva un po' sulla poltrona, non che non volesse farsi analizzare per essere scagionato e creduto, ma farsi inserire degli spinotti sotto la tempia destra era sempre qualcosa che lo disturbava profondamente.
L'intero processo chirurgico d'installazione dell'hardware di base era stata quasi un'esperienza fuori dal corpo: farsi aprire il cranio per inserire un pezzettino di silicio minuscolo. Questo gioiello tecnologico comandava la radio ossea e la sua vista potenziata, un'operazione obbligatoria per tutti i dipendenti delle grandi compagnie ormai.
Lo davano in dotazione con il contratto, in più i piccoli spinotti sulla tempia erano fatti come periferiche, per essere collegati a qualsiasi presa o apparecchio fisso e poter scaricare direttamente sull'HD di base informazione e altre merdate.
Naturalmente la memoria non era molto estesa, non si poteva fare per problemi di raffreddamento, certa gente nella Federazione Asiatica di Singapore Ovest aveva avuto una fusione del nervo facciale e danni permanenti al cervelletto, tutto per un sovraccarico informativo.
Certo il mondo è un paesino ed era pieno di queste leggende metropolitane, anzi sub-continentali.
Ma Zorba non se la sentiva di rischiare, preferiva tenere la sua memoria di merda e magari registrare qualche fatto saliente.
Così per fissarlo bene dentro il suo cervello, molte volte si dimenticava perfino di spegnere la camera ottica.
Non che gli interessasse granchè se qualche cyber pervertito potesse sbirciare nella sua memoria di massa e vederlo mentre faceva la spesa o quando andava al cesso.
Ma era una questione di principio.
Pace no?
" Basta, se non stai fermo ti ammazzo " Disse Viola stringendo i denti.
Zorba annuì e rimase immobile trattenendo il respiro.
La ragazza prese dei piccoli auricolari wireless e se li agganciò alle orecchie, inoltre inforcò un visore L-Z di fabbricazione Nord Coreana e lo accese premendo il pulsante sul sostegno destro.
" Ok, ora farò piano ok? "
Zobra rimase in silenzio iniziando a sudare, gli ricordava ancora un dentista obsoleto che usava ancora il trapano anzichè il laser.
Una cosa trementa.
Viola gli passò lentamente le mani sul viso, fino a trovare il buco dello spinotto sotto la tempia, così inserì lentamente il cavo per collegarsi direttamente al ragazzo.
Zorba bloccò la testa di colpo e i suoi occhi rimasero a guardare un punto fisso verso l'infinito.
Viola lanciò un'imprecazione di sorpresa: poteva vedersi.
Attraverso i potenziamenti oculari del ragazzo poteva riconoscersi chiaramente: i capelli legati, l'assurdo visore asiatico e la stanza circostanze.
Un'esperienza di sè, ma proprio fuori dal suo corpo.
Con il visore notturno e l'intensificatore d'immagini la stanza sembrava illuminata a giorno, doveva essere facile vedere come un gatto con dei simili potenziamenti, anche se si rendeva conto che non erano proprio qualcosa di "naturale".
Anche se il termine stesso era solo un relitto del passato.
Solo appartenete ad un mondo che non esisteva più.
Retaggio culturale andato a fare in culo.
Niente di tutto questo.
Però rimaneva affascinata da che progresso tecnologico fosse stato possibile in così pochi anni, provò a muovere la mano destra.
Come guardarsi attraverso uno specchio.
Lei che agitava la mano in maniera idiota dagl'occhi di un'altra persona.
Rise come una ragazzina, poi scosse il capo.
Non era il momento di giocare.
Riuscì ad accedere facilmente al menù di base delle migliorie oculari di Zorba e iniziò a sfogliare l'archivio delle registrazioni.
Limitando il campo di ricerca alle ultime ventiquattr'ore.
Trovato, un file non tanto lungo da quando il ragazzo aveva iniziato il turno di lavoro, doveva essere una procedura standard fatta dall'azienda, sicuramente Zorba neanche conosceva l'esatto funzionamento dei suoi bulbi oculari.
Erano modulati tramite un impulso ricevuto durante l'ingresso nello scanner per personale dell'aeroporto.
Un click subdolo e partiva le registrazioni.
Mandò avanti veloce i primi sessanta minuti, niente d'interessante: solo viaggi con il carrellino per il terminal infinito e bagagli.
Solo valigie, ma da scaricare non da manomettere.
Poi Viola rise nella stanza dell'albergo.
Si vide cadere per terra come una deficente.
La mano tesa per aiutarla ad alzarsi.
L'annuire deciso del rasta collega.
Mandò ancora avanti saltando nettamente tutte le noiose ore lavorative e per non fare la guardano skippò proprio le scene in cui il ragazzo se ne andava al cesso o si fumava una sigaretta nascosto dietro un carrello elevatore o in un magazzino.
Si focalizzò sui novanta minuto precedenti all'attentato.
Mise play lento sperando di trovare qualcosa.
Un dialogo con un ragazzo biondo dai capelli rasati militari, probabilmente era un ufficio della sorveglianza, non sapeva dire
" Sei dei nostri? " scariche elettrostatiche.
" Si beh, questo sempre, cosa devo fare? "
La voce del biondo venne sovrastata dall'ultima chiamata per il volo PAF diretto ad Anchorage.
Zorba annuì " Ok, nessun problema per me. Io faccio sempre quello che devo fare, anzi stavolta sarà pure un piacere. "
Viola deglutì involontariamente, non gli piaceva questo dialogo, era troppo ambiguo.
Ma si rifiutava di credere che Zorba fosse un tale cretino: frugami nel cervello quando sei colpevole.
Non ci voleva credere.
Lo vide camminare per i corridoi del terminal salutando un sacco di persone, si fermò a chiaccherare con l'impiegata rincoglionita dei bagagli smarriti e questa la innervosì parecchio.
La disavventura allo sportello, ma le davano sui nervi anche i modi del ragazzo.
Giocosi e scanzonati.
Da prendere a schiaffi e basta.
Sempre attraverso gli occhi di Zorba si diresse verso una piccola porta al di là del bancone, c'erano avvisi in cinque lingue che annunciavano una zona speciale aperta solo ai lavoratori del terminal.
Il ragzzo compose un numero di otto cifre nel tastierino numerico ed entrò immediatamente.
Era una sorta di magazzino, oggetti di tutti i tipi erano piegati ordinatamente sugli scaffali: divise da pilota della EAL, droni Arditi per la difesa del perimetro dello scalo, automi ormai disattivati e caduti in disuso, duecento paia di targhette da scrivania con il nome componibile tramite un ologramma e un tastierino numerico, ma quello che attirò l'attenzione di Viola era una piccola scatola di cartone che il ragazzo prese da uno zaino poggiato sul paivmento.
La sollevò con cautela e la mise in uno dei tasconi della divisa arancione.
Viola scosse la testa riparata dal visore nordcoreano.
Iniziava a preoccuparsi.
Lo vide uscire dalla zone del personale ed andare al ritiro bagagli dell'ingresso, scambiò due battute con l'impiegato e vide la mano destra lanciare una moneta.
Il tizio annuì ed andò via passando oltre il bancone per raggiungere le macchinette, così Zorba, non visto mise la scatola di cartone dentro il cassetto della scrivania.
Viola scosse la testa, ma non fece nulla per ora.
Mandò avanti fino a quando non si vide sorridere e gesticolare, proprio come una ragazzina.
E poi l'esplosione.
Vista dagl'occhi di Zorba era una cosa terribile: uno scossone e subito polvere, fumo, detriti e pezzi di vestro volarono in tutte le direzioni.
Il ragazzo fece un volo di un paio di metri atterrando su due passeggeri già collassati e mentre le fiamme iniziavano i divampare il panico attanagliò tutti gli abitanti del terminal.
Scene da apocalisse con gente che iniziava a calpestarsi a vicenda, sindrome da soffocamento e da perdita totale di controllo del proprio organismo.
Una massa sanguinante e urlante che si lanciava uno addosso all'altro verso le uscite, era tutto ormai un unico grumo di carne e decibel amalgamato in tutt'uno.
Le ultime immagini erano dell'esterno dello scalo, con la fuga in ogni direzione.

Viola spense il proiettore, ma lasciò gli spinotti inseriti.
Quello che aveva visto non scagionava Zorba, anzi la scatola deposito bagagli, come se lui avesse accettato di fare da corriere per qualcosa o per qualcuno.
In ogni caso era più colpevole che innocente o almeno credeva.
Viola annuì decisa ed estrasse il taser dalla sua borsa, mentre il ragazzo rimanendo collegato al proiettore era ancora privo di coscienza.
" Mi dispiace " mormorò Viola e attaccò la bocca dentata e sfrigolante dell'attrezzo di autodifesa economica al collo del ragazzo.
Lui ebbe qualche convulsione, poi cadde pesantemente sul tappeto armeno, le pupille dei potenziamenti ancora aperte a fissare il soffitto.
Si avvicinò al telefono vicino al divano e compose il numero della Hall.
" Reception come posso esserle utile? " disse la voce del ragazzo addormentato del bancone.
" Si, salve. Sono Viola Valmarana del 3° piano, potete mandare una squadra di sicurezza, per favore? La stanza è la 10 b, per favore sbrigatevi."
" Subito signorina, informerò immediatamente il personale combattente dell'albergo. "

Viola si alzò in piedi scuotendo la testa,cercò di evitare lo sguardo di Zorba svenuto e si mise a gesticolare quasi come se stesse parlando con se stessa.
Non riuscì a stare ferma e accese la televisione.
I soliti duemila canali dicevano sempre le stesse cose: amore, morte, furti, invidia, cose così.
Si imbattè però in un notiziario che parlava proprio dell'attentato, la scritta in rosso lampeggiava dicendo

VIDEO ESCLUSIVO.

Si vedeva al rallentatore la solita scena della hall dello scalo della EAL e un fermo immagine sulla fiammata dell'esplosione.
" Merda " disse Viola a voce bassa.
La detonazione avvenne nel banco dei biglietti della EAL e non dal ritiro bagagli smarriti.
Quindi la scatola portata da Zorba non c'entrava niente con l'esplosione.
Strinse i denti spalancando gli occhi grandi grandi, mentre passava dal televisore al ragazzo svenuto sul pavimento.
Occhi verdi grandi grandi spalancati quasi a domandarsi
" Che balla mi posso inventare per farmi perdonare? "

Bussare alla porta.

" SICUREZZA, APPRITE O CRACKEREMO LA PORTA!"

Occhioni da lince selvatica ancora più aperti e sempre più grandi

" E ora che diavolo faccio? "

giovedì 22 marzo 2012

Eravamo a sette anni luce. Te lo giuro


Felpa blu.
Con cappuccio.
Ore senza lezione in un parchetto, non trovando filtri e bevendo Peroni.
E gelati.
Non conosco la strada.
Anzi no, non me la ricordo.

pesce rosso parte tredici.

Però mi ricordo altro.

Erano a sette anni luce di distanza.

M'han colpito così in testa.

Chissà dove diavolo erano finiti

Lontani di sicuro.

I'm alive

mercoledì 21 marzo 2012

Malattie tropicali prese da scimmie urbane


Dormo, no sono sveglio.
Conto le pecore.
Battuta facile vero?
Visto da dove vengo.
Simpaticoni.
A posto
Buona vibra di sicuro.
Scrivendo in dormiveglia.
Appunti indecifrabili di una materia indecifrabilmente insensata.
Costruzione umana per fare i bulli internazionali.
Te lo giuro.
Vabbeh sarà un caso.
Cinema albanese sottotitolato in inglese alle nove del mattino.

Dormo.
Sto dormendo.
Chiudo gli occhi.
Mi sogno la storia.
Sicuramente più interessante del film.
Maestro quarantadue lettere e capre di montagna.

Il vietnam vincerà.
Ma tanto sto dormendo di sicuro.

Conan il barbaro girato in Sardegna.
Ho dormito.
Qualcuno mi ha fatto pungere con il fuso.
Non è possibile.
Hai contagiato il mio/tuo cuscino e ora quando lo tocco dormo.
Anche ora.
Scrivendo ad occhi semichiusi.
Così a caso, ma non per caso.
Ma tanto mi son già dimenticato libri, film e appunti.
pesce rosso parte dodici.
Sogno dove gremo in giardino.
Lo ricordo.
L'astinenza mi rende un rottame parte tre.
Meglio fare una sola trilogia.
Mi dimentico d'esser sveglio.
Mi ricordo d'aver sonno.
Ottimo.

Maledetti macachi urbani

martedì 20 marzo 2012

Obbedisco fisso a modo mio


" Si mamma, sto bene. Non ti devi preoccupare, ho solo qualche livido. Si si va bene, starò attenta, ho un giorno intero di ferie. Saluta papà, ciao un bacio "
Chiuse la chiamata soltanto sfiorando lo schermo del telefono cellulare, era un modello che ai vecchi tempi sarebbe stato tecnologicamente avanzato: ora era una curiosità.
Nero con lo schermo touch, senza alcun tasto.
Il display segnava le 02:50 del mattino.
Aveva perso l'intera giornata tra ospedale e il terribile traffico che aveva completamente congestionato la città, con il più grande scalo del sud europa fuori uso, la gente si era completamente riversata sui taxi, mezzi pubblici e auto a noleggio.
Un delirio impossibile da prevedere e da contenere.
Si guardò sulla vetrata illuminati da potenti riflettori al neon e vide il suo viso un po' sciupato: occhiaie e matita sbavata. Nessun potenziamento oculare ai suoi occhi verdi grandi grandi, tutto il discorso delle migliorie tecnologiche era complicato.
Aveva bisogno di pensarci su e ora non voleva proprio pensare a niente.
Solo dormire e non svenire, era ancora un po' indolenzita e le fischiavano le orecchie, ma quello era normale dopo quello che aveva rischiato.
Domani poi sicuramente i giornalisti si sarebbero lanciati come falchi, già poteva immaginare tutti i titoli dei notiziari online " LA PROFEZIA SI AVVERA. GIOVANE ASSISTENTE DI GIANNAKOPULOS COINVOLTA NELL'ESPLOSIONE. "
Roba da brividi, ora voleva solo essere lasciata completamente in pace, voleva solo dormire sonni tranquilli, senza sognare micine della sua infanzia.
Era già abbastanza scossa così.
Si un bel sonno era l'ideale, poi il giorno dopo l'avrebbe passato a letto a guardare film e a mangiare, magari gelato alla viola e thè birmano.
In una suite poi, queste cose vanno ancora meglio.
Pensava a tutto questo mentre con passo incerto si avvicinava alla reception dell'albergo, il giovane portiere notturno sud ovest europeo era mezzo addormentato, i gomiti poggiati sul bancone e il viso leggermente illuminato del nero e verde del display.
" Mi scusi..?" Disse Viola leggermente.
Quello aprì immediatamente un occhio
" Ah si? Si! Benvenuta come posso esserle utile? " il giovane sembrava imbarazzato, non la guardò negl'occhi.
" Mi servirebbe la chiave della mia nuova stanza, credo di averla persa durante l'esplosione..."
Il ragazzo parve rianimarsi un po' " Ah ma quindi è lei? E' stato terribile vero? "
" Per favore, non mi va proprio di parlarne, vorrei solo dormire. "
Era incazzata.
Aveva già dovuto subire in serie una decina di chiamate di Belletti e quelle di tutti i suoi parenti, che ripetevano TUTTI esattamente le stesse cose.
" Hai avuto paura? "
" Cos' hai provato? "
" Ma è vero che ti passa tutta la tua vita davanti agl'occhi? "
Basta.
Voleva solo finire la giornata e dimenticare tutto per ora, anche se sapeva che probabilmente a breve sarebbe stata sentita dalle forze di polizia della federazione, almeno così le aveva accennato distrattamente Belletti.
Un'altra rogna.
Il ragazzo biascicò qualche scusa e le diede la tessera magnetica, batté rapidamente una sequenza di tasti sul computer e la stampante le fornì immediatamente il nuovo codice alfanumerico da allegare alla porta.
Lei sorrise debolmente e ringraziò, avviandosi di nuovo verso il solito ascensore, ormai barcollava e pensava già mentalmente a tutte le operazioni da fare prima di infilarsi a letto.
Svestirsi.
Fare la pipì.
Struccarsi.
Mettersi il pigiama.
Spegnere il telefono.
Dormire.
Suonava come un piano perfetto.
Dentro la cabina una ragazza della federazione africana le sorrise cordialmente aspettando ordini.
" 3° grazie "
Tutto il viaggio verso la camera cominciava a diventare più sfocato, solo il ronzio di sottofondo dell'ascensore e una risata appena accennata dal corridoio del 3° piano.
Dopo aver salutato con un cenno la ragazza, con passo da gatta si avvicinò finalmente alla porta di camera sua.
Passò la tessera magnetica e vide il tastierino numerico accendersi di una luce verde e sbloccare il comando dei numeri.
Sette.
Nove.
Zero.
Uno.
Alba.
La porta si aprì con un fruscio e subito lei posò per terra la sua borsa.
" Finalmente "
Una mano l'afferrò saldamente per la vita e l'altra le tappò la bocca, spingendola così con il corpo in avanti, quasi facendole urtare un tavolino.
Sentì la porta chiudersi alle sue spalle e solo una falce di luna illuminava lievemente la stanza.
" Ngrrh " Lei cercò di divincolarsi.
Chi era?
E perchè?
La paura.
Lei cercò di divincolarsi.
Battito accelerato e adrenalina pompata nelle vene.
Una sensazione di freddo alla schiena e agli arti inferiori.
I brividi.
Quasi non era padrona più del suo corpo a furia di scattar e agitare le gambe, ma le mani la teneva saldamente ferma.
Si rese conto in un momento che era terrorizzata, ma non da chi l'aveva afferrata nel buio, da tutte queste ultime 24 ore.
Era veramente successo tutto?
O era soltanto una storia scritta sul cesso dell'aeroporto?
Voleva solo finire tutto questo.
Non cercò più di lottare.
Si accasciò, iniziando a singhiozzare.
" Ora prometti una cosa, non urlerai ok? Voglio solo parlare davvero. Non piangere dai, riesco a vederti nel buio grazie all'intensificatore d'immagine. "
Lei smise per un attimo di respirare.
" Ok, va bene così, adesso t'accompagno al divano e ti faccio sedere, così parliamo ok? "
Lei annuì
" Bene ok, più comoda che sul tappeto eh? Ok ora ti lascio andare, però promettimi davvero. Non urlare, ho bisogno del tuo aiuto. "
Lei accese subito la luce del cellulare e illuminò la barba del ragazzo.
" Che diavolo vuoi da me? Sei un assassino! "
Lui si passò le mani sul cranio " Oh aspè, ma posso almeno parlare? Anche io son rimasto coinvolto nell'esplosione, guarda che taglio. "
Aveva una fasciatura in fronte e altri taglietti sul viso e le mani.
" E allora? Avrai calcolato male i tempi, quante persone hai ammazzato? "
" Ma mi stai a sentire? Mi hanno fregato te lo giuro, sono braccato dagli sbirri della federazione, ma spiegami perchè fare un attentato nel posto dove lavoro? "
Viola spalancò gli occhioni verdi " Non lo so, il terrorista separatista sei tu. "
Lui allargò le braccia " Separatista? Ma se non mi occupo di politica da almeno cinque anni, ma terrorista di cosa poi? Non so neanche accendere bene la radio ossea figuriamoci fare una bomba"
Lei scosse la testa " Hai finito? Cosa vuoi da me? Sei una sorta di stalker psicopatico? "
" No cazzo, nessuno sa che ci conosciamo e quindi.."
" IO NON TI CONOSCO "
Lui fece una smorfia " Cazzo non urlare, ti devo prendere a pugni? Fammi spiegare diosanto. Dicevo da qua se me lo permetterai posso organizzare la mia linea di difesa, non so quelle robe legali lì. Io qua non ho nessun altro, perfino Flavio è stato arrestato! Noi non faremmo male a nessuno cazzo, c'avevamo il contratto, buono stipendio, rigavo dritto. Soldi da parte capisci?"
Viola iniziò a provare un po' di compassione per la confusione del ragazzo, sembrava sincero, ma aveva imparato a non fidarsi di se stessa.
Soprattutto quando stava per svenire dal sonno, scampata ad un attentato e sequestrata.
Sempre peggio.
Zorba si passò una mano sulla testa rasata " Cazzo, io qua non ho nessuno. Sicuramente dai miei sarà tutto sotto controllo, poi anche se volessi andare dovrei attraversare il mare. Ci dev'essere un modo per mostrare che non c'entro niente. "
Viola rimase in silenzio, pensierosa.
Una strana idea le stava iniziando a formarsi lentamente nella testa.
Troppe coincidenze.
Fili invisibili.
Troppo perfetto.
" Hei "
" Zitto, non distrarmi. Sto pensando "
Rimasero al buio per alcuni attimi, solo i loro respiri.
Come se la città si fosse fermata.
" Hai potenziamenti oculari vero? "
" Si "
" E le registrazioni? "
" Quando attacco il turno di lavoro è tutto o quasi documentato "
Viola sorrise " Ok, ti hanno mai frugato nella memoria? "


( fine capitolo bavarì coddai. Il dialogo è totalmente da scrivere perchè ero mezzo addormentato, accetto cmq suggerimenti. )

domenica 18 marzo 2012

Ci becchiamo da Zara. Si ok, ma quale?


Stranieri in terra straniera.
Autoctoni più stranieri degli stranieri in terra straniera.
Cammino a caso, leggo nomi di vie e piazze.
Memorizzo.
Becco il randevouz.
A solaro vicino ad un tizio che legge tarocchi, non sembra il massimo dell'affidabilità.
Analfabeta di futuri e di spiriti guida.
Non si capisce niente.
Io aspetto eh.
Davanti all'entrata di zara.
Con la barba lunga e il cappuccio.
Mi tireranno le monetine lo sento.
Meglio così.
Prima o poi mi beccheranno.
Tanto uno è altissimo, l'altra c'ha i capelli rossi.
O arancioni?
Non lo so.
Chi altro ci sarà con loro?
Non ne ho la minima idea.
Magari sono io che non mi vedo bene.
Sai com'è da ragazzino m'hanno bloccato la crescita.
A posto così comunque.

Eccoli.
Dopo un oretta.
Accenti diversi.
Mi confondo.
Abbracci.
Vi conosco da sempre.
O mai.
Ma ci siete.
Bomoclat.
Alla fine i capelli erano rossi.

Perdersi a Roma

Ma quante Zara ci sono in 'sta città?

Concimando il prato con tabacco Chesterfield blu


Operazione complicata:
Da bustina a bustina.
Una è rotta e c'è vento e certo c'hai chi ti disturba fisso.
Collezionando lividi che incasinano i sogni.
Ma non è colpa mia.
Non sono stato civilizzato.
E intanto il rullo di tamburi, operazione lenta per non sprecare nessun filo, anzi ramo.
Dovresti scrivere alla Chesterfield e protestare.
E intanto sempre più difficile, ad occhi chiusi?
No è la mia mano davanti ai tuoi occhi scuri cerchiati di nero.
Rompicoglioni di professione.
L'ho imparato qua e là.
E intanto facciamo cadere bottiglie di plastica.
Contenitori pieni d'olio da tirare in casino e quelli a forma di fiore.
Non l'avevo mica capito.
Sempre meglio vedere le cose da un'altra prospettiva no?
A posto.

Rotolando sul prato.
Cani.
Felpe da 3€ usate come materasso.
E giubbotti in pelle come cuscini.
Sono un ragazzino con gli occhiale da sole rotti.
Ma intanto scroccandoti sigarette.
E'piacevole.
Avevo dimenticato un casino di cose.
Ma sono vivo no?
Si

Lo sono al parco
Lo sono per strada.
Lo sono in motorino senza casco.
Lo sono buttato su scale.
Lo sono sull'autobus.
Lo sono sul tram.
Lo sono prendendo la metro in fermate mai vista.

Lo siamo.

Film sudamericani.

Cose che ricordo
Così

giovedì 15 marzo 2012

Solo lavoro e niente divertimento rendono Dani un ragazzo annoiato


Dieci ore di prigione.
Te lo dico io.
Di fila.
Non mi ricordo niente.
Pesce rosso parte undici.
Ah no aspetta, ho preso degli appunti illeggibili.
Ho in testa una voce ipnotica in inglese.
Faccio domande.
Quando chiudo gli occhi svengo.
Mi ricordo di sigarette rubate nel posto stuggio tipo sottoscala del liceo.
E il parcheggio sotterraneo con i motorini.
Si, quello lo ricordo.
E poi?
Tipo 35 minuti di treno in ritardo.
Atomi da fusione e da fissione.
Quattro in chimica.
Prof posso andare in bagno?
Ah son già uscito?
Si era per andare a fumare.
Ok ok
Torno in classe.
Mi dai un pugno sulla gamba e ridi perché rido e mi dici di non ridere , ma stai ridendo.
S'è capito?
L'ho detto o l'ho pensato?
Ero sveglio, no stavo dormendo.
Vedo fisso doppio, neanche conto fino a uno.
Sto già dormendo.
12 ore in giro.
Con 1 euro e 35 centesimi in tasca.
Le pile del lettore mp3 scariche.
Si sono ancora nel 2005 e il mio va a pile ricaricabili.
Tecnologia nun te temo.
Intanto contando i giorni da auricolari rotti.
Quanto è passato?
Boh.
E non dormo.
Ma son sempre mezzo addormentato.
C'ho la confusione mentale di sicuro.

Rottame parte due.
La password o l'user è errato.
Te lo giuro.

Aspettando treni in ritardo e non trovando posto.

Seduto per terra nel corridoio vicino al cesso penso solo ad altre Peroni al parchetto.

La prossima volta però compriamo anche un'ichnusa.

Promesso

Devo dormire

martedì 13 marzo 2012

Ecchimosi su scale antincendio


Impossibile, non riesco a beccarti il nervo.
Niente morso del cavallo e si, ahia, mi fai male.
Almeno con il gioco del canino ti faccio male al cranio.
Si sono selvaggio, quelli del mio popolo sai son così.
Ma t'accompagno pure a lavoro che vuoi di più?
Per due rampe di scale eh!
Ti offro il pranzo, con i tuoi soldi pure

T'assalto con le mie vocali sbagliate.
A craniate con le mie doppie.

Ma si, tanto ridiamo che ce frega.

So solo che ho perso un treno.
Correndo come un cretino per Ostiense.
E vederlo partire.
La porta che non s'apriva.
I nervi.
E quello dopo ha fatto tipo quindici minuti di ritardo.

Non avevo proprio voglia di andare via, ma mi dimentico le cose anche quando le ho appena pensate e sentite.

Almeno la sigaretta ce la siamo fumata.
Ho corso lento anche per questo, coi polmoni che fischiavano.

Rottame parte uno.

Però ci metterei la firma per perdere sempre il treno così.

Davvero

Intanto ti lascio lividi come ricordi.
A morsi.

Mowgli de noantri

sabato 10 marzo 2012

We Trust in Tevere


Zero senso dell'orientamento.
Confondendo fisso le piazze, però mi ricordo le pizze margherita a 3.50 e il "deflettore della velocità"
Eia l'ho detto davvero, merito delle Peroni.
Ma intanto, facendo i punkabbestia su delle scale infrattate di un teatro.
Niente vento rompicoglioni.
Pisciate pubbliche, come da tradizione, anche se becco sempre gente che parcheggia e mi scoccia un po'.
Non ho niente da nascondere eh, però scallò.
Mi deconcentrano.
Bottiglie vuote e troppe sigarette.
Ma non dovevi smettere?
Te ne scrocco fisso.
Me ne approfitto.
Poco ma sicuro.
Non fregarmi l'accendino olandese.

E ridiamo.
Sempre.
Vocali a caso, ma che ci posso fare?

Parlo strano.
Parli strana.

L'8, la curva e la stazione.
Fobia di controllori.
Ti difendo io nzà.
Di corsa al binario, mi prendi per culo perchè ho appena letto il display e già non mi ricordo se fosse il 4 o il 5
Pesce rosso parte nove.
Arriviamo che il treno sta per partire.
Mi giro e ci salutiamo velocemente.

Ma in un modo che mi fa sorridere fino a Nuovo Salario.

Da paura

Pace.

venerdì 9 marzo 2012

Come promesso. Buongiorno and have a nice day



" Umh un tuono, verrà forse a piovere "
Pensò la ragazza sdraiata sul pavimento.
" Ma da quanto sto dormendo? "
Viola si mise in piedi nel mezzo ad una stanza buia, si stiracchiò un po' e sciolse lentamente i capelli.
Non vedeva proprio niente.
Respirò profondamente sentendo soltanto il suo profumo e decise di attivarsi in qualche modo, cercava di farsi largo a tentoni anche se sinceramente aveva una paura matta ad avanzare.
Non che le facesse particolarmente paura l'oscurità: nessun mostro del buio strisciato dal bosco di qualche fiaba centroeuropea.
Solo non voleva riempirsi di lividi le gambe, le capitava sempre di guardarsi a fine giornata e chiedersi se per caso non si fosse iscritta in una squadra di rugby.
" Ehi? "
Nessun suono.
Quasi come se la sua voce venisse attutita dal buio.
Iniziò ad avere un po' paura ed iniziò ad aprire e chiudere le mani, tutto per scaricare la tensione, ma sentiva piano piano il sudore diventare freddo e scendere lungo la spina dorsale.
Un ronzio.
Le ricordava un vecchio apparecchio a nastro che aveva visto da bambina a casa del nonno: andava con delle scatolette rettangolari con un nastro sopra, faceva un baccano d'inferno e sembrava come di guardare l'immagine attraverso un vetro coperto di pioggia.
Lentamente iniziò a sbucare delle luce bianca da un quadrato in mezzo al buio, si avvicinò.

Un giardino con piante di mimosa.
Giallo abbagliante.
Due bambine.
Risate infantili.

" Dai forza, andiamo via da scuola, tanto so io come tornare a casa. " Disse la mora prendendo la manica dell'altra.
" Sicura? Va bene passiamo il cancello "

E così leggere e ridendo superarono il grosso cancello nero di ghisa e con ai piedi le scarpette da tennis passarono sul marciapiede in una mattinata di Maggio.
La bambina bionda si fermò un momento " Aspetta ho scordato la giacca, dobbiamo tornare indietro!"
Quella scura si fermò sbuffando " Va bene va bene "
Rientrarono in un cono di luce ripassando il cancello e la faccia arrabbiata della maestra l'aspettava al varco vicino alla porta d'ingresso.

" DOVE CREDEVATE DI ANDARE? "

La luce dal quadrato si fece lentamente più fioca, chiudendosi come la finestrella automatica della limousine.
Viola iniziò a lacrimare.
Quelle bambine.
Il sole.
Il suo corpo lo sapeva, era un morso nostalgico alla bocca dello stomaco.
Quella bimba scura e imbronciata era lei.

Alla sua destra un piccolo fascio di luce uscì dall'altra parete.
Deglutì cercando di ricacciare indietro le lacrime e diede un'occhiata a quella luce così tiepida e piena di primavera:

Un banco blu scarabocchiato con pennarelli neri e scolorina.
Testi di canzoni e disegni
Un anno intero scritto lì sopra.
Una ragazza in cerca del suo stile, con alcuni dread da frikettona e i pantaloni larghi leggeva di nascosto un fumetto giapponese mentre il professore spiegava filosofia e tutti facevano più o meno finta di ascoltare.
" Beh ora spiegheremo Kant, se magari Valmarana e Ferrero vogliono essere dei nostri, che ne dici Varlmarana? "
Lei arrossì leggermente sentendo le risate dei compagni " Si certo prof, però prima mi faccia finire il fumetto "
Altre risate.

Si trovò a ridere anche lei nella stanza buia, ma quanti anni erano passati?
Cinque?
Sette?

Non lo sapeva più.

Anche dal soffitto si aprì un altro rettangolo di luce:

Una serata in riva al mare.
Un ragazzo e una ragazza.
Presi per mano, c'era solo il rumore del mare, nient'altro.
Nemmeno la luna, però non servivano parole.
Loro erano lì.
L'universo di due persone, non c'era freddo.
Il bagno assieme di notte.
Poi andò avanti nel tempo e la ragazza con gli occhi verdi guardava preoccupata fuori dal finestrino del JET della EAL, lui la prendeva per mano ridendo di lei, ma anche con lei.
Uno sfregolìo di pellicola non a fuoco e andò di nuovo avanti nel tempo.
Tasto premuto e spaccato su Fast Forward.
Ora la ragazza aveva i capelli sciolti ed era vestita con un vestito grigio, stringeva la corona di alloro troppo grande per lei mentre riceveva gli abbracci di ragazzi e ragazze.
La dottoressa.
Poi l'ultima immagine, la ragazza che urlava e lanciava un anello verso il ragazzo. Lei si legò i lunghi capelli e prese a fare la valigia. Il ragazzo rimase seduto sul letto fumandosi una sigaretta, scuoteva soltanto la testa.
Uscì sbattendo la porta.

Viola iniziò a piangere, non voleva più guardare.
Basta.
Cosa voleva dire tutto questo?
Era morta?
Non riusciva a ricordare, c'era stato il botto e poi?
Niente.
Solo luce bianca e un fischio strano rimasto nell'orecchio.
Forse qualche bip bip.
Non ne era sicura però, era tutto confuso ed iniziava ad essere tremendamente stanca di questa stanza.
Un miagolio.
La luce iniziava ad entrare dalle fessure negli angoli e poteva vederlo chiaramente: una gatta bianca e miele camminava lentamente verso di lei.
Ora era tutto più luminoso nella stanza: un cubo grigio senza uscite.
Viola scosse la testa e si inginocchiò, il gatto subito andò verso di lei e le sfiorò il ginocchio con la coda, strusciandosi da lei.
" Non ci capisco più niente " Disse rivolta al micio e cercò in qualche modo di asciugarsi le lacrime sbavando un po' il trucco nero.
Il felino e l'umano si persero l'uno negl'occhi dell'altro e sentì una voce provenire dal muro o dalla sua testa.

" Non fidarti della soluzione più semplice e per favore: ricordati di noi.
Di tutti noi, che c'eravamo nella tua vita.
Così tu sei diventata quello che sei e che sarai.
Per favore ricordati. "

" Dottore la paziente è sveglia "
Viola aprì un occhio e vide il volto amichevole di un'infermiera, era una donna avanti con l'età di etnia europea le sorrideva toccandole il palmo della mano.
Il dottore invece era più giovane, era privo di capelli ed aveva molti congegni cybernetici visibili, soprattutto entrambi i potenziamenti oculari.
" Bene signorina ho qua la sua scheda, è stata portata qua non dall'ambulanza ma dal suo autista. Si ricorda cos'è successo? "
Viola si mise a sedere lentamente sul letto " Si l'esplosione " Mentre disse questo si guardò intorno: una stanza bianca, un cubo perfetto anche questo, con una grande finestra che dava su un parco, un piccolo televisore mandava in loop immagini dell'ingresso dell'aeroporto sventrato dall'esplosione.
" Esatto, la voglio rassicurare non ha subito nessun danno. A parte forse qualche livido dovuto alla caduta, ma il resto era solo lo shock che le impediva di riprendere conoscenza, la dimetteremo tra un paio d'ore. Le analisi sono tutte positive, mi sono state appena trasmesse sulla retina dal laboratorio centrale, percui stia tranquilla e si rilassi. Se ha bisogno avvisi pure. "
La lasciarono sola con lo schermo piatto appeso al muro.
Aveva solo voglio di dormire, di mangiare qualcosa o di guardarsi un film.
Si ricoricò cercando di mandare via la malinconia del sogno, il gatto e tutte quelle immagini che rimanevano nel suo cervello.
Ma era davvero la sua vita?
Era davvero quello che ricordava?
Irrequieta si alzò per andare in bagno a farsi una doccia magari quando un'immagine alla televisione attirò la sua attenzione, cerco freneticamente il tasto per alzare il volume e lo trovò passando il palmo della mano sullo schermo antimacchia.

Un uomo grasso con i capelli tirati all'indietro per nascondere la calvizie.
Il viso di plastica in un sogghigno strafottente, annunciava davanti ad una selva di giornalisti
" Le forze di sicurezza della federazione sono già sulle traccie degli attentatori. Il vile attacco in cui hanno perso la vita numerosi cittadini della federazione, sarà punito severamente. Questi sono i sospettati ripresi dalle telecamere di sicurezza: fanno parte della minoranza contraria ai nostri valori e al concetto stesso di federazione. Sono dei pericolosi separatisti, ecco le foto. "

Viola rimase senza parole.
Accanto ad un tipo biondo con i capelli tagliati alla militare, c'era un ragazzo dai capelli rasati e la barbetta scura che contrastava nettamente con la scritta rossa sullo schermo:

TERRORISTI NEMICI DELLA FEDERAZIONE.


( fine capitolo NONLOSO fa un po' schifo e non l'ho riletto, c'è da modificare storie, ma nel mio vaneggio le cose sono andate così. Pace scallonisi cravarinci etc )

Tagliando filtri


Bisogna tagliare il filtro perchè ste sigarette son lunghe e non sanno di niente.
Ebbè, fumo lo stesso.
Anche se le sigarette fanno schifo e mi ricordano un pacchetto sovietico.
A calci nei polmoni.
Ma scarica.
Ti scarichi.
Sei un fiume in piena di descrizioni.
Annuisco.
Sorrido.
Gesticoli.
Raccontandomi particolari, proprio li vedo.
Stavolta è così.
C'ero anch'io in sta giornata.
Questo è sicuro.
Magari nascosto da qualche parte, in un dettaglio visto in un film di merda.
Per caso, ma non per caso.

E io sto qua.
In piedi sul marciapiede.

Non parlo molto, ti seguo nel discorso e basta.
Però ci sono.

Non sono un supereroe.
Mi sarebbe piaciuto essere tipo spiderman, sai com'è.
Cose così:

giornalista incasinato che ha ricevuto un paio di botte di culo dalla vita.
Roba tipo i sensi di ragno e Mary Jane

Ma non lo sono.

Non ho il mantello
Però ho il cappuccio.
Non ho l'elmo.
Però ho il cappellino nero.
Non ho un esoscheletro.
Però ho i pantaloni larghi.

E intanto ti rilassi di poco e per me è una vittoria.

Sono pronto per affrontare il ritorno a casa, con una sigaretta tagliata.

Non ho paura di niente.
Ho la barba e sono un supereroe.

A modo mio ogni tanto

mercoledì 7 marzo 2012

Immagini sparse a caso non salvate su 64 Kb di memoria.


Esperimento sociologico.
Quasi un test sul comportamento.
Fatto su un ragazzo dalla memoria a breve termine esigua.

Andata: Val d'ala - Roma Ostiense.
Ritorno: Roma Ostiense- Roma Nomentana.


Treno FS 21917 proveniente da Orte.

Una ragazza bionda con un brillantino al naso, ha i capelli lunghi ed è vestita con una tuta nera. Ascolta musica dal cellulare con due auricolari bianchi, quando la faccio passare per farla scendere prima di me mi sorride.

Signore anziano con un cappello stile ispettore e un sottomaglione rosso, porta gli occhiali da vista e ha una grande valigia verde, un trolley enorme. Scendo per agevolarlo nella discesa.


Ragazzo con un cappellino da baseball nero, non distinguo la marca ma è sicuramente di qualche squadra perchè vedo il simbolo della MLB. Ha un velo di barba e controlla una busta di carta bianca dove ci sono delle ruote da skate. Le mostra all'amico: un ragazzo con la barba più marcata, gli occhi neri e un cappello da pescatore con il simbolo della Lazio.

Una ragazza sbuffa guardando fuori dal finestrino. Ha i capelli scuri lunghi, con una mezza frangia sulla fronte, ha un trucco nero vicino agl'occhi ed è molto chiara di carnagione. Indossa un giubbotto nero, ci guardiamo fissi per 5 secondi. Io la vedo attraverso lo spazio dei due sedili, poi distogliamo contemporaneamente lo sguardo.

Ragazza credo indiana, è scura scura di carnagione con degli enormi occhi neri. I capelli sono legati a coda di cavallo e parla al cellulare, non riesco a sentire niente, ma è uguale. Indossa dei blue jeans, delle scarpe nere e ha un giubbotto, nero credo. E' un po' a disagio quando si siedono vicino a lei i due ragazzi di prima.

Ragazzo orientale con i capelli a caschetto e degli occhiali grandi, non ricordo com'era vestito, ma stava scendendo le scale giocherellando con il suo iphone. Anche lui indossava degli auricolari.

Controllore FS, vestito con la divisa delle ferrovie. Ha la barba grigia e gli occhiali da vista, i capelli sono anch'essi ingrigiti tirati all'indietro. Mi controlla l'abbonamento in un secondo e mi ringrazia passando al prossimo.

Ragazza con i capelli color miele, ha dei grandi occhiali da sole che le coprono gli occhi. Labbra piene, niente rossetto credo, una camicia bianca un po' aperta e le gambe accavallate. Vedo degli stivali neri poggiati sopra la sua valigia blu. Non ricordo altro, guarda sempre fuori dal finestrino.

Signora che scende a Nomentana, non la vedo bene in faccia però l'aiuto assieme ad un ragazzo con il giubbotto in pelle e i capelli lunghi a far scendere il passeggino dal treno. Raccolgo anche il pupazzo che le è appena caduto durante l'operazione.
Il pupazzo era un cagnolino.
Ci ringrazia e se ne va.

Ma non la ricordo in viso.

Persone.
Tante.
Ferme nella mia memoria, almeno come le ricordo.
O come il mio cervello le ha rielaborate.
Vagamente.
E' tutto già sfumato.

Però le ricordo, quindi esistono.
Mi basta questo.

E loro si ricorderanno di me?

?

Esperimento concluso.

Fine registrazione.
Ferma video.
Ferma audio.

Spengo.
Soddisfatto del risultato, credo.

Pace

martedì 6 marzo 2012

Occhi grandi, artigli affilati


Giochiamo
Che ci frega no?
Voglio ridere
Il resto me lo sono già dimenticato.
Esatto è così cari signore e signori:

pesce rosso parte nove

Contenti?
Si dai.
Quanto arriveremo a pesce rosso parte cento mi regalerete un trapianto di cervello.
Iniziamo a scollettare.

Però per ricordarmi le cose gioco con un filo di lana.
Ti faccio i dispetti perchè sono ancora un ragazzino forse.
Con le ginocchia sbucciate?
Esatto
Cigolano un po', ma è la guerra della vita.

Ti da fastidio se ti scoccio le orecchie, soffi.
Ma non sono ringhi d'arrabbiatura.
E' un po' il tuo copione.
Ci sta no?

Mi piacciono le cicatrici.
Raccontano una storia.
Ognuna è collegata ad una vittoria.
Esatto.
Nessuna sconfitta, solo vittorie.
Perchè nonostante tutto siamo ancora qua.
A giocare.
Siamo ragazzini tanto.

Trofei da portare in giro.
Un po' come i lividi, peccato che spariscano.

Però sorrido.
E' proprio un bel segno rosso sul braccio.

Un po' come se venissi a spasso con me.
Per quanto?

Un paio di giorni, ma comunque già ci sei.

Però ahia, inizia a pulsare.

E' pericoloso giocare coi felini.
Graffi
Mordi
Soffi
Frusti la coda

Ma non ho cuore di arrabbiarmi
Sapessi che occhioni
Va bene così.

Pazienza dei pericoli.
Fino a quando ridiamo, chissenefrega no?


Pace

sabato 3 marzo 2012

Strappi fili d'erba dal mio cervello. Non vorrai rimettermelo a nuovo?


Dimenticando fisso le cose.
Questo è ormai appurato, l'esser soltanto un pesce rosso parte otto.
Sbagliare il binario che si è appena letto.
O non ricordare assolutamente in che banchina ferroviaria stavamo messi.

Non mi ricordo, punto.
Colpa mia eh
Ma anche di anni di confusione mentale.

Però

sarà il sole
o l'indigestione di prati.
Di alberi e di pappagallini
O di capelli rossi.
O l'Ichnusa vuota.

Ma sto iniziando a ricordare alcuni passi da fare.

Giusto un paio di cose.
Quasi un flashback di una vita fa.
Passi da fare.
Però che dovrebbero andare così.
Almeno credo.
Mi son dimenticato anche le reazioni umane.
Inizio a domandarmi un po' di storie.
Dovevo fare così?
Mi guardi
Mi sento stupido
E mi sorridi.
Ti sorrido.
Non voglio finire sta giornata, questo e sicuro.

Ma te l'ho detto o l'ho pensato?
Questo non lo ricordo.


Però rido.
M'ammazzo di risate.
Imparo slang nuovi e insegno parole strambe.
In diversi accenti
E mimiche facciali che ti giuro:

a lacrime proprio.
Ma ridiamo l'uno dell'altro.

Giusto così.
Umanità buffa.
Diversi, ma boh ci mandiamo onde positive.
Anche il vento non mi da fastidio oggi.

Tornerà a piovere.
Questo è sicuro.
Qua, giù, in Irlanda.

Ma ora mi godo 'ste giornate.
In fondo era quello che volevo.
Magari facendo passi avanti la prossima volta.
Uno alla volta però.
Imparando parole nuove.
Non mi va di aver fretta davvero.

Si sta così bene.

Son cose che piano piano sento di nuovo, credo.


Speriamo bene

Pace

giovedì 1 marzo 2012

Alla fine sempre di Isole si parla




Certi popoli li associo a grandi sbronze.
E a canzoni.
Bottiglie di birra che tintinnano.
Non siate timidi dai.
Brindiamo un po'.
Che ci frega no?
Facciamoci buttare fuori dal Pub anche stavolta.
O da una festa dove ci siamo imbucati.
Andiamo a litigare col Dj e magari a prenderci due sberle anche.
Ma si che importa.
Siamo liberi.
Siamo sbronzi.
Siamo un popolo che ha senso dell'umorismo.
O no?
Mi va bene anche un brindisi abbestia su delle scalette davanti ad una scuola materna.
Con birra tua.
Tanto sei più matta di me mi sa.
Forse pari

Se non fossi nato sardo sarei voluto essere irlandese.
Vabbè a me basta che sia un'isola.
Io c'ho il mal di continente.
Ho bisogno di vedere solo mare.
Ho il mal di terra.
Dammi un confine cazzo

Tàmh ( Pace )


Fifteen minutes later
We had our first taste of whiskey
There was uncles giving lectures
On ancient irish history
The men all started telling jokes
And the women they got frisky
By five o’clock in the evening
Every bastard there was piskey

Fare thee well going away
There’s nothing left to say
Farewell to new york city boys
To boston and pa
He took them out
With a well-aimed clout
He was often heard to say
I’m a free born man of the usa

This morning on the harbour
When I said goodbye to you
I remember how I swore
That I’d come back to you one day
And as the sunset came to meet
The evening on the hill
I told you I’d always love
I always did and I always will

Fare thee well gone away
There’s nothing left to say
’cept to say adieu
To your eyes as blue
As the water in the bay
And to big jim dwyer
The man of wire
Who was often heard to say
I’m a free born man of the usa

( se avete letto veramente il testo vi stimo. )
( tàmh )
( pace )
( etc )

Prego può recarsi allo sportello 5 o era il 18? Boh vada a tentativi



Decise di prendersi mezzo pomeriggio libero.
Belletti non ebbe niente da ridire, ma anzi le fece i complimenti per il sangue freddo dimostrato, in seguito le arrivò anche un breve SMS di congratulazioni da parte di Giannakopulos.
" Faccia pure, non si preoccupi. Se l'è guadagnato "
Dopo essersi cambiata e tolta l'orribile completo da donna-manager-tigre asiatica indossò il suo completo di Parigi.
Adorava quel vestito.
Come amava tutta la sua roba sperduta nella valigia, per questo decise di raggiungere l'aeroporto per recuperare tutto. Certo aveva tre buste di vestiti nuovi, ma non era la stessa cosa.
L'autista orientale insistette per accompagnarla e si mise a sogghignare quando sentì parlare di " Mezzi pubblici "
La guardò come un paziente maestro rimprovera bonariamente un suo studente " Nella capitale del sud europa? E' sicura? "
Viola si mordicchiò il labbro e annuì, si tolse gli occhiali da sole e sprofondò nel sedile posteriore della lussuosa macchina occidentale.
Passata la tensione poteva concentrarsi sul viaggio e rilassarsi per la prima volta in queste folli ultime venti ore, iniziava a sentire un po' di sonno, ma voleva sbrigare al più presto quel casino così da non dover continuare la giornata con il pensiero della valigia abbandonata in uno squallido deposito bagagli.
Almeno erano stati velocissimi nel rintracciarla.
Questo doveva ammetterlo.
Sorrise da dietro il finestrino prendendo una lattina di Euro-Cola dal piccolo frigo incastrato tra i sedili anteriori e il retro della macchina.
Ora riusciva a vedere la città con altri occhi.
Una metropoli caotica, avvolta nel calore e confusione, solo vent'anni prima doveva esser stata un incubo assurdo, con tutte quei mezzi che bruciavano ancora combustibile fossile.
Forse era stato un bene che il petrolio fosse " passato di moda ", improduttivo e quasi nella totalità illegale.
" I tempi cambiano, ma certe cose rimangono immutate nel tempo " commentò a bassa voce mentre vedeva una marea di bancarelle addossate ai marciapiedi e alla strada.
Un retaggio quasi del secolo scorso.
Però la città era viva, piena di colori con strade strette ed edifici ristrutturati di fresco, il benessere stava arrivando lentamente anche nel Sud-Europa.
Svoltarono a destra della strada degli alberghi e si trovarono in un vicolo strettissimo, i pedoni si dovettero accalcare alle pareti per non venire travolti.
" Ma non è pedonale? " Chiese all'autista
" Oh si, naturalmente. Ma è anche altrettanto ovvio che non esistano nè telecamere nè controlli di sicurezza. Mi perdonerà l'infrazione, ma così guadagneremo circa mezz'ora. Come vede il traffico è degno di Shenua nella Federazione Asio-Cinese. " L'uomo rise per la prima volta.
Viola scosse il capo e si sciolse i capelli divertita: tutto questo era un sogno folle scritto probabilmente da una persona mentalmente instabile.
Ma si stava godendo il viaggio.
Che importava?
Ma si, anche questo delirio faceva parte della nuova vita.
Iniziò a giocherellare con l'orologio bracciale al polso destro e intanto sbirciava con gli occhi grandi grandi spalancati da dietro il finestrino oscurato.
Scene surreali.
Negozi con tutti i linguaggi mondiali possibili e relativamente poche scritte in europeo, sopravvivevano come delle reliquie antiche botteghe di famiglia con i nomi in un antico dialetto spazzato via dal nuovo ciclo della storia.
Anche le vie non avevano cambiato i nomi originali e tracciavano segni inconfondibili di un passato glorioso, ma irrimediabilmente decaduto.
E i monumenti: colossali, magnifici, splendenti come diamanti.
Erano finalmente stati ripuliti e ristrutturati da parte del governo federale Europeo voci e addirittura corpi speciali delle forze di autodifesa assistettero a tutti i lavori per non incappare nei soliti problemi di corruzione tipici dell'amministrazione di quella sub-regione.
Sulle prime i cittadini e le amministrazioni locali si erano indignate e avevano formalmente protestato, poi lentamente avevano ammesso di non aver mai visto dei lavori tanto perfetti e in così breve tempo.
" Faremo la capitale del Sud-Europa l'ombelico del mondo " Disse alle orecchie del mondo, la presidentessa di turno della federazione con un marcato accendo bavarese.
Tutto questo rispecchiava esattamente che strano popolo fosse quello sud-europeo.
Pieni contraddizioni.
Teatrali.
Ma custodi di un qualcosa di speciale che affondava le proprie radici nei millenni:
Arte di sopravvivenza.
Poco ma sicuro.
Incontrarono un posto di blocco svoltando a sinistra per immettersi nell'arteria ad anello che dava un po' di respiro alla città.
Uomini vestiti di nero in maschere antigas e luci al neon che in europeo, arabo e cinese invitavano a rallentare e mostrare i chip identificativi agli agenti, tutto si sarebbe risolto in pochi minuti.
L'autista abbassò il finestrino posteriore e Viola automaticamente porse la ID card della Federazione Europea allo sbirro in tenuta antisommossa.
Questo controllò con uno scanner la carta poi annuì e con un gracchiare metallico da radio militare disse " Ok. Circolare "
Viaggiarono in silenzio per circa dieci minuti, poi la ragazza si decise
" C'è sempre così tanta polizia?"
" Si, è un periodo un po' così. "
Giunsero all'aeroporto in un tempo relativamente breve, erano stati decisamente fortunati.
La struttura era colossale vista da fuori: parcheggi a perdita d'occhio e un costante flusso di persone, per non contare i Jet che decollavano circa una volta ogni due minuti.
Frenesia.
L'asiatico parcheggiò e spense il motore, guardò nello specchietto retrovisore.
" Io aspetterò qui, non si preoccupi. "
Viola sorrise e aprì la portiera, evitò la vetrata per non andare a sbatterci di nuovo e passò attraverso le porte girevoli, schivando una turista australiana con un enorme zaino da trekking sulle spalle.
Si fece largo tra la selva di Trolley, di uomini d'affari europei e di turisti di qualsiasi nazionalità che la schivavano e correvano.
Guardò inorridita le file chilometriche dei banchi accettazione delle compagnie Jet Low-Cost dove ragazzi di tutte le età urlavano e si spintonavano mentre gli altri passeggeri cercavano di ignorarli o di tenere buoni mocciosi in fasce.
Anche per questo non aveva più volato con alcune compagnie.
Passò oltre alcuni Duty-Free ed evitò la ronda di quattro guardie di sicurezza armate fino ai denti e rinchiuse nei loro elmetti neri.
Anche se non aveva fatto nulla o niente da nascondere aveva sempre una strana sensazione quando passava vicino a soldati pesantemente armati, le dava un senso soffocamento quasi.
Calpestando la moquette blu-sporco arrivò finalmente all'ufficio reclami della EAL dove una bionda con molti innesti chirurgici la facevano assomigliare ad una bambola che aveva avuto quando era molto piccola.
" Si, mi dica? " Disse sbattendo le lunghe ciglia artificiali.
Viola era quasi tentata da riderle in faccia, ma si trattenne e sfoderò anche lei un bel sorriso.
Uno vero.
" Salve, mi avete chiamato per il mio bagaglio. Avevo fatto reclamo, ma mi è quasi passata la voglia di arrabbiarmi, visto che siete stati così veloci. " Rise.
Anche la bionda ridacchiò, ma Viola non era sicura che avesse capito lo humor.
" Certo, prego una firma qua e si rechi al settore 5, sportello 23 "
Imbronciata le chiese " Si ok, me lo potrebbe indicare. Sa è un aeroporto così grande..."
La bionda sbuffò leggermente e disse " Salga in fondo alle scale e vada sempre dritto fino al numero 4, poi da lì giri a destra"
" Grazie eh " Una semplice espressione facciale della hostess di terra l'aveva fatta incazzare.
Eppure la conversazione era partita bene.
Ma la folla.
Il caos.
La tensione.
Avevano giocato il resto.
Poi certo, ammise mentre saliva delle scale mobili, odiava gli sportelli.
Dopo essersi persa un paio di volte, finalmente, riuscì ad arrivare al settore cinque e ad avvicinarsi allo sportello 23 dove un ragazzo di colore stava parlando ad un antiquato telefono cellulare.
" Sen.." Ma l'impiegato la fermò con un cenno della mano e continuò ad annuire e a telefonare per un paio di minuti.
Viola era furiosa.
Quando riappese questo sorrise e disse " Mi scusi, telefonata di lavoro "
" Sii certo come no "
Cazzate.
" Desidera? "
" Senta mi hanno mandato qua dal piano di sotto, dovrei ritirare un bagaglio che mi è stato smarrito stamattina dalla EAL, Mi hanno detto di rivolgermi a lei. "
L'uomo annuì e battè rapidamente sui tasti del laptop, poi storse la bocca e scosse il capo.
" No non mi risulta, devono averle detto male. E' sicura che fosse settore 5? "
" Si " Lei rispose seccamente, come un colpo di pistola.
" Provi a tornare al banco della EAL io non posso fare niente, mi spiace. " L'uomo sorrise.
Viola se ne andò quasi senza salutare e come una furia tornò al piano di sotto, era pronta a fare a pezzi la commessa.
" Mi sta prendendo in giro? " Glielo disse d'un fiato, prendendola alla sprovvista: era distratta dal pc.
" Mi scusi?"
" Sono stata qua poco fa e mi ha mandato in un ufficio che non mi serviva a niente. "
" Per cosa è stata qua? Il cambio di volo? "
" NO! Il bagaglio smarrito. Ha capito? B-A-G-A-G-L-I-O "
" NON c'è bisogno di alzare la voce signorina, ho capito. "
Ci furono una ventina di silenzio teso ed imbarazzato mentre la bionda pestava sui tasti.
" Si ecco settore 5, sportello 23 "
" Ma ci sono appena stata! " urlò Viola.

" Hey che succede? " sentì una voce provenire da dietro.

Si voltò di colpo e vide un ragazzo giovane rasato in tuta arancione, sorrideva in maniera strana.
Aveva una barbetta scura abbastanza curata, due impianti ottici erano abbastanza visibili un po' come la radio ossea, dal collo gli spuntava un piccolo tatuaggio a forma di croce con 4 pallini neri uno per ogni spazio..
Occhi scuri, decisamente sud europeo.
" La posso aiutare? "
" Seh "
Si avvicinò al bancone e grattandosi la barba guardò nel monitor mentre la collega parlava al telefono in anglo-tedesco.
" Ah ho capito, ascolti se vuole l'accompagno. Lo sportello è un altro, vicino all'entrata. Prego da questa parte. "
Viola annuì e seguì il ragazzo che si faceva largo tra i passeggeri come se stesse passeggiando in riva al mare.
" Che ci vuole fare, capitano in una città di questo tipo, fanno tanto gli europei, ma alla fine sono degli africani. "
Viola rise, non tanto per la battuta, ma per il gergo incomprensibile del ragazzo.
Era uno slang europeo, ma con delle pesanti inflessioni dialettali indecifrabili.
" Perchè lei non è di qua? "
Disse allargando le braccia " Io? Naaa sono delle isole, mi trovo qua perchè me l'ha ordinato il governo federale. Sennò sarei ancora a non fare un cazzo dalla mattina alla sera. E tu? Mi sà che t'ho già vista eia? Ahh si sei la signorina dell'aereo, ma gli hai trovati i guanti poi? "
" Beh anche io sono qua perchè me l'hanno ordinato " Disse ridendo.
Lui si girò e la guardò inclinando un po' la testa, non era molto alto, ma abbastanza definito
" Lo vedi? Siamo tutti fottutamente sotto padroni, è questo che ci frega scioscio. "
" Scio? "
" Naa non farci caso, ogni tanto mi escono parole nella mia lingua. Odio parlare europeo "
Viola scosse la testa: un pazzo, ma almeno simpatico.
Arrivarono al bancone davanti all'ingresso principale e seguendo il ragazzo saltarono la fila.
Lei rispose con un sorriso agli sguardi feroci dei passeggeri in fila.
Il ragazzo passò dietro il bancone e parlottò con l'impiegato, indicando verso di lei, quello annuì.
" Come hai detto che ti chiami? "
" Viola Valmarana. "
" Ah VV, eccola qua. " Tirò da sotto uno scaffale la grande valigia bordeaux e gliela porse oltre il bancone. "
Viola sorrise " Finalmente "
" Io sono Zorba comunque, umile servitore dell'aeroporto. Dai t'accompagno all'uscita. "
Si avviarono verso la porta girevole mentre lui l'aiutava a trascinare la valigia ed uscirono sul piazzale esterno.
Zorba accese una sigaretta " Se mi beccano a fumare qua m'ammazzano, nessuno fuma più ormai. Tu fumi? "
" No "
" Lo vedi che ho sempre ragione? "
Lei scosse la testa e disse " Beh ti ringrazio, ora devo solo arrivare alla macchina, tornare in albergo e svenire da qualche parte. "
" Ah si? Stai in centro, non per altro, ma siccome ti ho trovato la valigia, che ne dici se ti trovo anche casualmente un'ottima cena e una bottiglia di vino, delle mie parti eh, non immondizia federale. "
Viola si mise sulla fronte e rise " Sono fregata vero? "
" Minimo "
" Ascolta mi trovi semplicemente con il mio nome e cognome, tanto le procedure di schedulazione della federazione europea funzionano così. Ti puoi collegare? "
Lui annuì toccando l'occhio sinistro " Sono collegato. Regalo della compagnia. "
" Vabbè allora a dopo e grazie per la valigia "
" Seeh seeh e di che? "
Viola camminò scuotendo la testa " Che razza di faccia da culo "
Arrivata a dieci metri dalla macchina venne scaraventata a terra da un forte spostamento d'aria e un rumore violentissimo l'assordò per qualche secondo.
Vetri infranti.
Gli antifurti iniziavano la loro canzone.
La gente gridava in preda al panico o scappava.
Fumo nero iniziò ad uscire dal terminal.

L'autista la scosse urlando " SI SENTE BENE? "

Ma il grido le arrivò fioco ed iniziò a roteare gli occhi verdi grandi grandi .
Le fiamme all'interno del terminal crescevano.
Elicotteri in volo.
Sirene.
Svenne sull'asfalto

Dissolvenza in nero

( fine capt...mhh 5? Non ho il coraggio di rileggerlo. Mi son fatto prendere la mano. Ci sarà un 6? Boh Fare thee well gone away, there's nothing left to say! )