Avendo messo malamente le sveglie.
Davvero.
Perché, si è letteralmente in ritardo di un mesetto e mezzo, avendo delle belle idee per dei post interessanti e scalcinati.
Invece no, perdendosi in vortici fatti di 6 / 13 - 7 / 14 - 17/ 00 - 00 / 06
Senza fermarsi.
E così via.
D'altronde scrivendo in brogliacci cinesi di giornate colme di storie da raccontare, come manette ai polsi di fantasmi arrivati con reati dal 1988.
Che roba.
E lì ci sono foto sbiadite.
Di spiagge non frequentate più
Di roulotte sparite chissà dove, ed erano costate eh, così almeno riferito.
Di attese spasmodiche di venti da nord est.
Di mancanza formale di perdersi in acqua.
Invece c'è il cemento ovunque, ed è faticoso camminarci sopra con delle scarpe da skate che sono un disastro come quello che le indossa, figuriamoci con stivali rigidi che visti da lontano sanno di repressione.
Che poi alla fine non è che si reprima più di tanto.
Quello che si deve, quando si deve.
In effetti c'è un cantico vago di ferraglia, che non è certo quella che ancora aspetta di essere sistemata come si deve.
Eppure salendo la collina fatica abbastanza, per poi andare alla grande in discesa.
D'altronde ha gli anni che ha.
In effetti doveva essere un requiem per un'estate mai iniziata.
Dove non ci si è nemmeno ustionati.
Che roba.
Non diventando scuri neanche lontanamente.
Soltanto pomeriggi di fatica a battere sui tasti e cancellare.
Te lo giuro.
Saranno venti o venticinque pagine.
Già finisco.
E allora, avendo ovviamente perso il filo del discorso.
Per mandare messaggi con un programma SETI alla pasta al burro ed insalata di riso.
Spargendo tracce vaghe di noi.
In istanti di tempo scanditi dai colpi asmatici di un motore notturno.
Però eccoci qua.
A dire come sempre, la solita vecchia frase, ormai saccheggiata in più parti.
Vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.
Pace
