giovedì 31 ottobre 2024

Una filippica scritta da un noioso sofista, che vorrebbe vivere come un eremita dentro una botte, ma ormai il capitalismo gli ha donato troppi comfort.



Cercando sempre in qualche modo, anche sconclusionato, di dare una parvenza di esempio.
Pure nei disastri trascinati per quasi un poker di decenni.
D'altronde essendo sempre spugne.
E basta.
Assimilando tutto.
Prese a male di società orrende, che ci obbligano a guardare la realtà attraverso soltanto degli schermi, quando fondamentalmente non sappiamo che cosa dire o fare.
Quindi rimuginando su canzoni assurde di film usciti il 10 Maggio 1994.
Vabbè, dando indizi.
Qualcosa legata al tempo e a periodi di quando non si è dei neonati, ma neanche degli adolescenti.
Robe così.
In ogni caso facendo sempre del proprio meglio.
Anche quando si battono i tasti e avendo voglia di rileggere cose scritte e quasi commuoversi.
Niente di autocelebrativo, per carità.
Era solo un viaggio lungo, iniziato quando si avevano le ossa rotte nel piede e si viveva decisamente male.
Ed è tipo passati che son passati quasi 2920 giorni che in ore fanno 70.080.
Ti rendi conto?
Alla fine diventa un discorso sconclusionato in fasi varie di silenzi, di quando non si ha granché da dire e allora si parte per la tangente dando fuoco a motori e post bruciatori ionici di parole.
Cercando però di non soverchiare la conversazione, tipo odiando sempre gli egocentrici.
Ad ognuno il suo.
Quindi qual'era il senso del post?
Ah che forse da bambini siamo tipo fragili come cristalli, sballottati in eventi più grandi, assorbendo tutte le prese a bene o le prese a male che ci circondano.
Non sarebbe male essere meno egoisti degli affari nostri.
D'altronde è una società frutto di un sistema economico osceno che ci spinge a diventare individualisti di stocazzo.
Dei nessuno con illusioni spasmodiche di emulare dei messaggi subliminali di propaganda, tutto naturalmente attraverso schermi costosi di cui, fondamentalmente, non è che si abbia tutta questa necessità.
Vabbè diventa troppo lunga come cosa.
Senza capo nè coda, come sempre.
Allora bisogna battere sui tasti.
Dare calci a un pallone in pomeriggi autunnali che sono vergognosamente primaverili.
Il tutto per staccare.
Essere disconnessi.
Non pensare sempre al proprio orticello.

Vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.

venerdì 27 settembre 2024

Dovendo buttare giù nel più breve tempo possibile 1.800 caratteri moltiplicati almeno venticinque volte. Per fare finire ossessioni.


 
Avendo messo malamente le sveglie.
Davvero.
Perché, si è letteralmente in ritardo di un mesetto e mezzo, avendo delle belle idee per dei post interessanti e scalcinati.
Invece no, perdendosi in vortici fatti di 6 / 13 - 7 / 14  - 17/ 00 - 00 / 06
Senza fermarsi.
E così via.
D'altronde scrivendo in brogliacci cinesi di giornate colme di storie da raccontare, come manette ai polsi di fantasmi arrivati con reati dal 1988.
Che roba.
E lì ci sono foto sbiadite.
Di spiagge non frequentate più
Di roulotte sparite chissà dove, ed erano costate eh, così almeno riferito.
Di attese spasmodiche di venti da nord est.
Di mancanza formale di perdersi in acqua.
Invece c'è il cemento ovunque, ed è faticoso camminarci sopra con delle scarpe da skate che sono un disastro come quello che le indossa, figuriamoci con stivali rigidi che visti da lontano sanno di repressione.
Che poi alla fine non è che si reprima più di tanto.
Quello che si deve, quando si deve.
In effetti c'è un cantico vago di ferraglia, che non è certo quella che ancora aspetta di essere sistemata come si deve.
Eppure salendo la collina fatica abbastanza, per poi andare alla grande in discesa.
D'altronde ha gli anni che ha.
In effetti doveva essere un requiem per un'estate mai iniziata.
Dove non ci si è nemmeno ustionati.
Che roba.
Non diventando scuri neanche lontanamente.
Soltanto pomeriggi di fatica a battere sui tasti e cancellare.
Te lo giuro.
Saranno venti o venticinque pagine.
Già finisco.

E allora, avendo ovviamente perso il filo del discorso.
Per mandare messaggi con un programma SETI alla pasta al burro ed insalata di riso.
Spargendo tracce vaghe di noi.
In istanti di tempo scanditi dai colpi asmatici di un motore notturno.

Però eccoci qua.
A dire come sempre, la solita vecchia frase, ormai saccheggiata in più parti.

Vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.

Pace


martedì 23 luglio 2024

Post in ritardo per compleanni, come sempre, passati a mettere i piedi in acqua e a guardare lontano.

 


Com'era quella cosa che mi hai detto?
Ah sì.
" Di essere sempre la versione di te stesso che ti rende più felice e sereno. "
Ed è proprio vero.
Rimanere fedeli alla linea.
Quasi come un residuato bellico.
Da mettere in una teca di vetro.
Perché non c'è molta differenza tra un bambino timido con le scarpe bucate in un quartiere di periferia e da un adulto distratto che strascica la camminata in calzature da adolescente e non gli importa granché di guidare un motorino scassato.
O di vendersi per quello che non si è.
Davvero.
E non è nemmeno una forma di anacronismo essere conciati in un certo modo.
Perché in fondo è solo srotolare lo stendardo e tenerlo bene in vista.
Come nei film epici no?
O in righe scritte male di romanzi fantasy.
Tenersi stretti vicino allo stendardo.
Poco importa se rappresenta pantaloni sbrindellati, canottiere da basket, felpe con il cappuccio, cappelli da baseball portati alla rovescia.
In fondo da una consolazione.
Morbida e calda.
Una coperta sulle spalle.
Un sabato senza scuola.
Un compleanno d'estate.

Persone che si vogliono bene.

Facile no?

Vogliamoci bene, perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.

 

martedì 16 luglio 2024

Pensando maledettamente a tipo Novembre quando ci saranno 5 gradi e sarà incredibilmente piovoso, almeno si spera.



Te lo giuro.
Tipo che sono foto rubalike che non c'entrano niente.
D'altronde si sta semplicemente ascoltando il canto stitico di un motore 150 che funziona male e fabbricando un post scritto male.
Come tutto del resto.
Eppure ci sono cose che vanno oltre le giunture distrutte.
Andando in giro con il vento in faccia in canottiera in notti estive, soprattutto dato che non si è più da un pezzo un tardoadolescente.
Arrancando quasi verso cifre enormi.
Roba da vecchi.
Eppure non ci sono le ridicolaggini da boomer della crisi di mezza età di sticazzi.
Dato che si è un reduce da un pezzo.
Comportandosi un po' come un veterano di guerre combattute da altri.
Che andavano solo a luci artificiali e stanze chiuse.
Essendoci una necessità fisica di spazi aperti.
Quindi lo so che è un motorino che è un cesso.
Ma chissenefrega.
Tenetevi un po' i macchinoni e i weekend a con gente più giovane.
Ci siamo capiti vero?
Alla fine son giornate di batoste sul campo che lo diventano personali e lavorative.
Ma non fa nulla.
Perché tanto termina sempre con la solita frase di un romanzo incompiuto.
Vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.

martedì 2 luglio 2024

In fondo non è che conti granché la forma, alla fine poi la punteggiatura è completamente tutta sbagliata.


 
Com'era che mi dicevi sempre?
Ah già.
Stai fisso facendo le cose a caso.
In effetti è così.
D'altronde doveva essere un post ragionato.
Ma avendo la concentrazione mentale di un pesce rosso parte non mi ricordo, alla fine sui hanno tipo pochi minuti per terminarlo ed essere dall'altra parte della città.
E hai pure la macchina a fanculo.
Roba da matti.
Alla fine con giornate di stanchezza che sono tutte uguali.
Basta distinguerle solo da un brogliaccio scritto a penna su un agenda dei cinesi.
Intanto stanno terminando le foto da mettere per acchiappare qualche like.
E sono cartoline sbiadite di neuroni sparsi e persi.
Pure quelli in tasche bucate di pantaloni di qualche taglia più grande.
Diciamo che forse non è che fosse più facile.
È che eravamo meno overstimolati.
E forse c'era un minimo di concentrazione in più.
Anche nell'avere pazienza con le persone.
In effetti poi, non c'è niente di male.
Nell'essere concettualmente un hikikomori alla carbonara e vino.
Isolazionismo di sfinimento.
Rimanendo nella penombra di un monitor.
Cercando di trovare motivazioni varie per giocare senza sentirsi in colpa.
O figuriamoci finire di scrivere qualcosa.
Pazzesco.
D'altronde non c'è nemmeno voglia di trascinarsi in fondo alla strada, figurati certe volte di fare serata.
Forse anche perché si è dato abbastanza.
Di voglie altalenanti di organizzare qualcosa.
In spiaggia magari.
Vediamo.

Quanto tempo è passato dall'ultima Estate?
Si è capito la maiuscola?


Si fa quel che si può.

Vogliamoci bene.

venerdì 21 giugno 2024

Colonne sonore clamorose ripescate a caso e, forse, francamente, neanche ascoltate del tutto.

 


Non te lo so spiegare.
In fondo son tutte cose annotate mentalmente.
Ovviamente sconclusionate.
Quindi tipo 10 min per pensare a come fare questo post, queste robe, diventano irrimediabilmente confuse, differenti dal pensiero originale, una mistura clamorosa di cos'erano prima e dopo.
Adesso, battendo i tasti, tornano piano piano in testa.
Cos'è che ti ho risposto?
Ah già.
Che tornerei di corsa a vivere lì.
Farei carte false.
È vero, però spaventato a modo mio.
La presenza costante di fantasmi.
Non quelli da B-Movie su Netflix, o da storie raccontate male con trama ampiamente prevedibile e/o rivedibile.
Ti parlo di quelli veri.
Come gli spettri di quelli che eravamo.
In parchetti deserti, dove in spiagge vuote nel solstizio d'estate piene di memorie di compleanni festeggiati all'aperto.
Invece camminando da solo di notte in indirizzi sconosciuti.
" Chi è quel rottame? "
Lascia sta.
Alla ricerca di volontà sparite da presunti impegni.
In cose, sinceramente da fare, dato che tutto può cambiare in schianti mattutini.
Però non sminuendo lotte quotidiane.
E tecniche di decompressione personali.
Ci mancherebbe.
Quelle alla fine non è che sia il caso di mettere bocca.

Però sembra facile.
Almeno all'esterno.
Essere un organismo funzionale per circa 7 ore e poi dedicarne altre 6 al sonno, altre 5 alle rotture di coglioni.
Restano altre 6 ore per fare schifo.
Per ascoltare le canzoni con le cuffie
Per esserci.
Per cercare di avere un +0,1 qualsiasi in tutte le robe che si pretende di fare.

Vabbè diventando una cosa esagerata a confusa.
Non sembrava mica male in impostazione.

Per carità.

domenica 16 giugno 2024

È pur vero che i gusti sono gusti, ma quello che dà la musica Lofi HH, per il momento non ha eguali.


 
Te lo giuro.
Alla fine sono passati un paio di mesi, eppure tutto torna in testa.
Anche se la memoria è sempre fallata e ricostruisce un po' come vuole le sensazioni.
Il rumore di sottofondo delle ruote del treno, registrato su supporti digitali, riporta sempre lì.
In fondo certi generi musicali diventano perfette colonne sonore dei posti in cui si ha distrattamente sparso pezzettini di noi.
Ed è una cosa assurda.
Come delle basi sui 4 / 4, sconclusionate e fatte a produzioni propria, diventino capolavori perdendosi in angoli vari di megalopoli dall'altra parte del mondo.
Ad averle in testa ogniqualvolta si è strascicato i piedi sull'asfalto, tra stazioni, marciapiedi e vie pedonali.
Difficile far uscire le parole, figurarsi battere i tasti.
Tutte queste immagini vanno al di là delle miserie e rotture di coglioni quotidiane.
Di incomprensioni.
Di pezzi di carta dal valore nominale.
Di schiantarsi a 180 Km all'ora contro la sponda di un camion.
Di non ripetere più spesso certe cose, anche se diventano ridondanti.

Pazzesco vero?

In fondo, forse, scrivere i finali dove i protagonisti si salutano e vanno ognuno per la propria direzione sono i migliori.
D'altronde come diceva un amico tanti anni fa " Il mondo è un paesino, ci si rincontra subito. "

Allora alla prossima.

Anche se, Giappone, mi manchi ogni giorno.


martedì 16 aprile 2024

Canzone dolce e malinconica, su base a 4 / 4 di Nazioni sognate violentemente da una vita.

 




Tipo che ci sono troppe cose ancora da elaborare.

Analizzandole dopo a mente fredda.

Protetto dai silenzi metropolitani.

Dove, per una volta, neon e cemento non stonano per niente, ma si fondono perfettamente con l'ambiente circostante.

Ed è un beat lo-fi nelle rotaie del treno.

Nei Torii dl tempio di Inari dietro l'angolo di una casa.

Nelle biciclette parcheggiate davanti ai minimarket.

Nei passi silenziosi dei pendolari al rientro.

In attimi perfetti, sognati da decenni, dove tutto sembra essere al suo posto.

Nel caos ordinato di una megalopoli.

Neanche nei sogni appari così.

Grazie Tokyo.

Mi manchi già.

A presto.

venerdì 15 marzo 2024

Richieste speciali fotografiche, dato che si è tradizionalmente e tremendamente avversi alle foto fatte in posa.


.
Si, beh alla fine c'hai ragione.
Non consumando quasi mai da mangiare al bar.
Né dolce, né salato.
Solo caffeina diretta e via.
A parte qualche rara eccezione ovviamente.
Tipo essendo stati svegli tutta la notte e allora c'è bisogno fisico di zuccheri.
Altrimenti sono robe che non interessano granché.
Preferendole in modo diverso.
Tipo il sabato o la domenica mattina.
Non ricordando ovviamente quale dei due.
Dato che si è confusi da sempre e più si va avanti più avvengono delle degradazioni dei tessuti cerebrali.
Saltando connessioni.
Riavviando malamente il sistema senza spegnerlo in modalità sicura.
Però c'è la carta da pacchi bianca attaccata con lo scotch.
Essendo poi un imbranato in tutto si tendeva letteralmente a distruggere quell'imballaggio nell'aprirlo.
Ovviamente.
Incapacità generazionali frutto di traumi e di mani inutili.
Eppure era una sorta di rituale.
Frutto di merci invendute.
Pasta frolla fritta con crema all'interno non trasformata più in pezzi di carta dal valore nominale.
Allora era normale mangiarle a casa.
Facendo attenzione che non avessero un sapore strano.
Perché fanculo la catena del freddo e l'HCCP.
Male che vada anticorpi.

Però quella carta bianca non esiste più.
Come la partita Iva attua a trasformare beni materiali in quattrini.
Rimangono mura vuote in attesa di atti notarili.

Ma sono decisamente meglio gli aperitivi di metà mattina.
Pane e vento tra gli alberi.
Gatti sdraiati al sole invernale.

Con successi vari di curare casini e disastri di trenta e passa anni.
Un passo alla volta.

Vogliamoci bene.

Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.


lunedì 11 marzo 2024

Disarticolando ragionamenti vari su frasi scritte su pezzi di carta interpretabili, ovviamente nel peggior modo possibile.


 
Alla fine fai bene a ripetermelo che ho torto.
Ti pare?
È un modo per tornare con i piedi per terra.
Forse oggi non è la metafora più adatta da usare.
Ma pazienza.
D'altronde ognuno è responsabile dei propri errori.
Anche della propria mente che va da sola.
Creando scenari tutti altamente negativi.
Quasi drammatici in certi punti.
Stabilità artificiali.
Di essere fermi al palo e di dover riniziare sempre tutto da capo.
Anche quando non si ha neanche lontanamente la forza.
Figuriamoci la voglia.
In effetti è sempre stato così.
Per forza dato che sono traumi incurabili.
Troppo sedimentati in strati e strati di anni e connessioni neurali a caso.
Vabbè, basta con la presammale.
Doveva essere un post di getto e invece ci si ricama da mezz'ora sopra.
Anche perché avendo solo cose sparse da dire.
E poca capacità nel metterle su parole.

Pensando solo al 3 Aprile alle 10 del mattino.

venerdì 23 febbraio 2024

Sforzi impossibili nello scrivere robe piacevoli e vagamente interessanti, ripiegando su teste funzionanti a intermittenza.

 


Ti ricordi che roba?
Tipo un cantico sciagurato di rame sparso in tasca e ossa rotte in tre punti.
Quando veramente, neanche andare a fare un giro tipo zoppicando in spiaggia poteva essere d'aiuto.
Allora scrutando sempre all'orizzonte le tempeste in arrivo.
Anziché celebrare quelle passate.
D'altronde che c'è da festeggiare?
Tentativi quotidiani semiseri di autosabotaggio.
Avendo quel vecchio vizio.
Strisciato in testa per decenni.
Di non meritare nulla.
Che sia solo un caso.
Un errore kafkiano nelle pieghe burocratiche.
Uno scambio di persona.
Batterie SAM di autodifesa dalla quotidianità.
Cercando in ogni modo di prendere pali.
Anche quando la strada sembra in buone condizioni.
E sai perché?
Te lo dico subito.
Perché è un trentennio che non si crede a determinate cose.

Auld lang syne di stocazzo.

Pace.

giovedì 8 febbraio 2024

Come il testo di una canzone tecnicamente fatta malissimo diventa il presupposto per scrivere un post fatto ancora peggio.

 


Lo vedi che alla fine non è ci meritiamo granché?
Costruendo solo brutture e trasformandole in entropia di immondizia varia.
Non parlando soltanto di roba fisica eh.
Una lotta perenne tra frizione, motore e rabbia.
Guardando con occhi estranei ammassi di lamiere non a misura di persona.
Di che poi?
Tempi perduti Malthusiani di quando sfogavamo in qualche modo l'aggressività.
Anziché comprimerla in autoveicoli.
Che poi oh, andando in overdose di cemento.
Tipo che diventa sopportabile soltanto al buio.
In piena luce direi di no.
Rifugiandosi nei 18° di Febbraio.
In piena discesa.
Si invitano i gentili passeggeri ad apporre la maschera dell'ossigeno sul viso.
Cicli di autodistruzione e di roba che non piace neanche lontanamente.
Tipo la società.
Piccoli atti di ribellione da due soldi.
Un Bushido del mercatino dell'usato.
Riappropriandosi del diritto alla lentezza.
Viaggiando alle 05:58 in autobus.
Fisso con gli occhi bassi, fuori dal finestrino.
Tentativi da Ronin di non conformarsi.
Da nessuna parte.
Tanto mica è per fare due chiacchere.
È solo propaganda.
Quindi colando a picco.
Impossibilitato a rimandare l'inevitabile.
E allora tanto vale prendersi i propri tempi.

Di mezzi pubblici.
Di letture al sole.
Di scrollate di spalle.

Di sti gran cazzi.

Pace


lunedì 22 gennaio 2024

Guardando un pallone rotolare, per tornare ad essere dei bambini spensierati.


Non avendo granché da dire.
A parte qualche banalità.
Retoriche varie di simboli di un popolo costantemente ultimo e preso a ceffoni da tutti.
Quindi no, dai.
Meglio di no.
Rifugiandosi in altre cose.
Per non pensare affatto.
Come le immagini nel cervello.
Quelle rimaste impresse.
Di poster sbiaditi.
Di soppalchi di legno.
Di vecchie fotografie.
Di nonni che raccontano.
Di corse sull'asfalto.
Di autografi su biglietti da visita.
Di palloni rovinati.
Di maglie da calcio rosse e blu.
Di risate di bambini in mattinate di sole invernali senza scuola.

Fa male.




lunedì 8 gennaio 2024

Tentativi vani emulativi di Post incasinati allora prendendo in prestito e rielaborando frasi belle ed imbarazzanti, che meriterebbero di essere scritte sui muri.


Avendo canzoni in loop in testa.
E negli occhi malandati luci al neon.
Necessità fisica di strascicare le scarpe rovinate sul cemento.
Cercando una temperatura di 20°, quando tipo basta la felpa con il cappuccio.
E di camminare per KM.
Angoli di decompressione rigorosamente urbani.
Perché è vero che si è scritto una lista con dei propositi sull'andare più spesso in mezzo alla natura, ma avendo bisogno di luci di città.
Anche se ribadendo con orgoglio che non è che siamo un granché come specie.
Quindi non volendo incontrare troppo i propri simili.
Ed avendo fatto robe che mammamia, fanno proprio cagare.
Volendo però perdersi nella città addormentata.
Un tour by night pure a piedi, dato che i motocicli meccanici sono ancora K.O
Avendo però perso il senso del post.
Dato che si sono fatte altre tre o quattro cose mentre lo si stava scrivendo.
Tipo preparare del cibo.
Correggere due righe di un libro che non finisce più.
Alzarsi dalla sedia, fare un giro, risedersi.
Accendere dei led blù e rossi.
Rispondere al telefono.
Perché alla fine andando avanti a parecchi impulsi.
Contemporaneamente.
Dato che ormai è diventata una ADHD socialmente impressa.
Andando tutto così veloce che non esiste più lentezza.
Cioè meditazione.
Cioè riflessione.

Ok questa parte era più o meno reinterpretata e saccheggiata da Farheneit 451, quella storia dei bottoni, ricordate?
No, vabbè.
Non importa.
Avendo divagato come al solito.
Ormai il post stesso è più sconclusionato del cyborg obsoleto a 64 di memoria che batte i tasti.

Quindi allora, conclusione

LOAD = CONCLUSIONE
Caricamento....
Caricamento....
Caricamento....

Vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.