lunedì 29 aprile 2019
Cinquantanovesimo titolo generico.
Troppe cose da mettere su carta.
Fermarle e renderle vive.
E ci si sente sempre quel bambino strano, diventato un ragazzo strambo.
Non più giovanissimo naturalmente, con tutti i problemi del caso.
Tipo la memoria volatile variabile.
Rielaborando cose a caso.
Come camminate notturne solitarie al buio, anche se non si era mai soli.
Quasi volendo essere un personaggio di un racconto, seppure minore.
Invece no.
Però ci sono giornate tardoinvernali e decisamente primaverili che hanno già scavato un solco.
Vivendo alla giornata, ma decisamente programmando il futuro.
Muovendosi anche.
Essendo solo dei Matti tranquilli.
Leggendo cose belle.
Com'erano quelle frasi sottolineate in un libro gualcito?
Ah già.
Tutto era bello e niente faceva male.
Un posto dove fare del bene, senza fare alcun male.
Pace.
sabato 27 aprile 2019
Cinquantottesimo titolo generico.
Alla fine si è talmente abituati a dare degli arrivederci o dare per scontato di beccarsi la prossima volta, che non ci si rende conto della potenza di tutto questo.
Vicini da lontano o lontani, ma vicini.
Fate un po' voi.
Visto che questo è un messaggio sconclusionato scritto da un pilastro di sale che cerca solo di volere bene e viceversa.
Nonostante il disastro generale.
In finale il mondo è un paesino no?
Ed è vero che le vite sono diverse e Buenos Aires è un po' come Roma o semplicemente potrebbe essere a due o tre vie di distanza.
E si era convinti che tutto fosse lontano anni luce, tipo diecimila, invece non è esattamente così.
Consapevolezze sparse di cambiamenti primaverili.
Perchè non è tanto il non essersi beccati in determinate situazioni o non averle favorite.
Purtroppo certe volte sono le robe che ti porti dietro, varie eh, che incasinano.
Eppure certe giornate di sole e di vento, restano più impresse nella memoria di duecentomila mattine abbastanza simili.
Ma che non c'entrano niente.
Percui fotografie che rimarranno sempre tatuate con l'inchiostro nella testa.
Una bandiera da portare con orgoglio.
Ed è vero che ci sono nuovi stili d'insonnia, seppur notevoli.
Il dormire a caso e sognare di dormire bene e viceversa.
Non riuscendo quasi mai a svegliarsi.
Non sono ragni, figuriamoci altri animaletti.
Ma basta poco e non sono paralisi notturne.
Son peggiori quelle durante la giornata.
Anche quanto si è con le mani avanti.
Ci sono scogliere da raggiungere, con torri aragonesi da vedere la notte.
Rassicurarsi con i Pixel per rifare cose fatte con pezzi di cuore che sono lontani.
Scampagnate folli, ma solo nella sostanza, non certo nei Km fatti.
Perchè essendo spesso e solo un essere umano decisamente malfunzionante, che scrive titoli generici avendo giurato a se stesso di farlo solo quando le cose saranno tornate nel binario.
Trovando nuovi Post nelle tasche dei pantaloni troppo larghi.
Ricucendo la storia incasinata di una famiglia come tante, che funziona un po' come la Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Però ci sta.
Prendendo parte, vagamente, ad un processo democratico che non funziona, ma almeno fa finta di essere così.
Quindi?
Vogliamoci bene.
Tutto questo pistolotto solo per dire questo.
Fregati.
martedì 23 aprile 2019
Cinquantasettesimo titolo generico.
Un po' come avere perso l'orientamento, tra robe fatte perchè si deve e altre cantonate da prendere e portare a casa, senza pensarci.
Tipo capsula di salvataggio, ma avendo la testa come il marmo nel finire per forza determinate cose.
Che non sono del tutto da buttare eh.
Ricordi vari di corse mattutine.
Vedendo nell'intimo delle persone.
Alla fine siamo un po' i pali che prendiamo con la fronte.
Robe successe veramente.
Eppure ci sono certezze che rinascono così, a caso, ma non per caso.
Tra Sambuche condivise in tavoli scarabocchiati.
Cos'era?
Ah si " Black Flag " in quello in fondo vicino al bagno.
Vandalismi tardoadolescenziali.
Più o meno migliaia di litri fa.
Quindi non è che sia per forza tardi.
Cercare di rinascere attraverso le cose che si vuole fare.
Abbandonando Pit-Stop autoimposti e trasformandoli in merende che diventano aperitivi ed evolvono in cene.
Mettendo fisso sul piatto il poco che si ha.
Il tentativo, costante, di cercare un miglioramento.
In qualsiasi cosa.
Nonostante il mettersi fisso la benda in fronte e lanciarsi con un aeroplano allo scontro diretto.
Alla fine lasciando macerie, più che altro.
Avendo almeno la capacità di chiedere scusa.
Quello sempre.
Intanto, mettendo su un altro titolo generico.
Tra disegni che sono un disastro anche ricopiati.
Ma non avendo mai paura di mostrarsi anche nelle proprie mancanze.
giovedì 18 aprile 2019
Cinquantaseiesimo titolo generico.
Un po' come sfidarsi sempre nell'uno contro uno.
Essere rilassati e allo stesso tempo iperattivi.
Frenesia pura dell'essere competitivo solo in certi frangenti.
In altri conta proprio poco.
Ovviamente sempre per ridere, mica prendendosi sul serio.
Anche e soprattutto quando ci si guarda di sfuggita allo specchio e bisogna cercare di vincere.
Non che sia importante eh.
Soprattutto quando l'immagine che si vede non piace neanche un po'.
Avendo paure varie di essere rimasti bloccati.
E ci sono giornate ventose di sole.
Impresse in testa.
Sbloccano, come una serie di tiri.
Ora molte robe non è che facciano paura.
Si può andare.
Zaino in spalle ovviamente.
domenica 14 aprile 2019
Cinquantacinquesimo titolo generico.
Non è che sia così importante o no.
Probabilmente anche da presenti è meglio essere segnati assenti.
Non si è più qua.
Questo è sicuro.
Prigioni fatte di maturità.
Avendo totalmente perso la leggerezza.
Essendo schiavi di orologi.
E di cose che non piacciono.
Ma come si fa.
venerdì 12 aprile 2019
Cinquantaquattresimo titolo generico.
Stavolta usando copertina di Cd posseduti fisicamente, andati persi chissà dove.
Certo, è solo una sorta di incipit per quello che si tende a nascondere, neanche così velatamente, in righe fatte di frasi costruite con una serie di verbacci riflessivi che dovrebbero essere un abominio solo a leggerle.
Roba da tre in pagella, altrochè.
E invece.
Com'era quella domanda?
Ah, già.
Esattamente l'ultimo intervallo di tempo in cui si è stati, più o meno eh, felici.
Dopo anni di guerre civili, ci dovrebbe pure essere.
Sensazioni che non se ne vanno da molto.
Impossibile scrollarle di dosso, attaccate e quasi marchiate addosso con l'inchiostro.
Assenza formale di dormite tranquille.
Impiegando tre o quattro anni per capire di non avere alcune direzione.
Probabilmente file o cartella non trovato.
Invece avanti sbirciando e vedendo solo baratri.
Ci fosse una vecchia compagnia a fare da scudo nei confronti di tutto il resto.
Neanche quella.
Sparpagliata e con problemi di comunicazione.
Diciamo anche palesemente danneggiata.
Ma hey, c'è chi vince e chi perde.
Orgoglioso rappresentate di una schiera di perdenti.
Robe che non tornano a posto.
Altrochè ferie.
lunedì 8 aprile 2019
Cinquantatreesimo titolo generico.
Immagini da 10 k per frammenti random installati con Floppy Disk gialli.
Adesivi sbiaditi.
E no, perchè è tipo una sorta di maledizione.
Quella di avere la memoria a breve termine che non funziona più, però pomeriggi invernali cristallizzati nell'ambra.
Essendo perennemente dentro una sorta di un bozzolo di robe che si devono fare dopo.
Anzichè buttarle subito su carta.
E allora, andare in cabine telefoniche per chiamare posti lontani con numeri presi da riviste di videogiochi.
Perchè no, è tipo interurbana e da casa non si può telefonare.
Tira un vento fuori di testa per essere solo un Settembre del millenovecentonovantasette e come al solito c'è il mare incazzato.
Se non fosse stato per lui di certo si sarebbe andati sopra una montagna.
O sottoterra.
Allergie varie a persone o cose da fare.
Tipo prendere strade.
Avendo tante pagine ancora, ma perdendo clamorosamente i contatti con la realtà.
Tirandosi a casino in battaglie quotidiane affrontate in ciabatte.
Di certo non per eccesso di sicurezza.
Canti caduchi di cadute rovinose.
Non senza una sorta di piacere nell'essere per terra.
Pace.
Cinquantaduesimo titolo generico.
Dov'eravamo rimasti?
Ah, alla questione di numeri.
Una rubrica che deve essere sempre, assurdamente, scollegata e invece pare proprio seguire un filo logico.
Dettato, naturalmente, da parentetiche e flussi di coscienza vari.
Non che funzionino benissimo.
Anzi, sono proprio quasi come un programma cancellato.
Robe sparse nel codice che raccontano più o meno una storia, sensata o meno non ha grande importanza.
Essendo così clamorosamente ai margini, di Cv scritti male e di avanti il prossimo.
Alla fine, forse, è solo una questione di spazi di libertà.
Cercando di riconquistarli.
Tre anni solo di paranoie.
Mancanze totali di giornate serene.
Facendo i conti pure da ananumerico e addirittura consolandosi scrivendo da analfabeta.
Che disastro.
12mila giorni e passa rivedibili.
Si, lo so.
Problemi con i numeri.
venerdì 5 aprile 2019
Cinquantunesimo titolo generico.
Numero 0.
Neanche così facile da portare sulle spalle, figuriamoci dentro.
Assenza formale di mesi e mesi.
Ascoltando canzoni da Mostri e Normali.
Quindi millenovecentonovantanove circa.
20 anni fa.
Di disastri e tutto il resto.
Andare avanti, per tornare indietro.
Guardando solo personaggi di finzione, non esattamente un metro di paragone anche vagamente decente, ma forse neanche tollerabile.
Visto l'essere svegli ogni mattina e non cercare neanche di guardare immagini riflesse.
Quello no.
Proprio non fa più.
E' una sorta di gioco dell'Oca con caratteri ancora peggiori.
Perchè alla fine son tipo tre anni di terrore puro.
Senza alcuna tregua.
Si continua certamente a scavare.
Perchè non fa proprio più.
Ci sono consolazioni di pagine che non si riesce a concludere.
Perchè si è bruciato tutto il resto.
Non fa
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