lunedì 29 ottobre 2012
Piantala di usare i pantaloni come piacciono a te, è un ordine.
Ei pssst
Avvicinati.
Tanto sono le robe che ti ho detto anche da sobrio.
Non ho bisogno di essere sbronzo per dirtele.
Anche se lo sono da tipo mercoledì.
Non c'hai proprio più il fisico fratello, ormai a farti hangover una settimana.
Ma parlavamo di cose che ti ho detto anche da sobrio.
Me le devi far spiegare??
Tu donna che ti capita di metterti animali in testa?
Non è possibile.
Non lo so dire in francese.
Nelle altre lingue che conosco a malapena forse lo so dire.
Me la cavo sempre, in ogni situazione.
E' così.
Rompendomi le wallace a lavoro.
Un po' mi manchi.
No, non è vero.
Togli subito quell' un po'.
In qualche modo
Magari al buio.
Magari stretti.
Avrai mani in faccia.
Perchè è così.
Neanche dopo una settimana sbronzo je la posso fare.
Sorrisi fisso.
Tipo i tuoi, ma non come i tuoi.
E' difficile trovarne simili
Te lo giuro
Cos'è che dovevo dire per ricollegarmi al titolo e alla prima frase?
Ah che mi manchi parte mille.
Le statistiche sugli ettolitri annui sono sbagliate.
Basta alcoolici dai
Eh oh
Non ci posso far niente.
Chiamami fino alle cinque
sabato 27 ottobre 2012
Non lo so se voglio chiamarti, ma mi sa ho bisogno di una cantonata per darmi una svegliata
Una passata di titolo enorme scritto solo perchè abbiamo guadagnato un' ora di vita sui vostri cronometri e perchè sono totalmente nella merda.
Giuro.
Vedendo vestiti azzurri.
Sei splendida, posso dirtelo?
Te lo dico.
Mi prenderò badilate in faccia.
E' da fare, è più forte di me.
Bisogno di sconfitte simboliche per vittorie di Pirro.
Eterna lotta contro i mulini a vento.
Sarei un personaggio di un racconto piuttosto strano.
Abbastanza che vuole solo scrivere roba, anche sopra i muri.
Chissenefrega oh.
Sono fatto così.
Mani in faccia di sicuro.
Se non ti da fastidio per me è un piacere.
Perchè mi perdo sempre in occhi grandi.
Non ci posso fare nulla.
Vedo occhi grandi e divento più scemo di quello che sono.
Scuri.
Un po' più chiari.
E che tipo diventano gialli quando è nuvoloso.
Io non dimentico.
Farò sta cazzata.
A testa altissima
Non importa.
Non importa.
Però mi son sentito così
Magari stretti
Magari al buio
ionondimentico
giovedì 25 ottobre 2012
Nascondino è molto meglio di giocare ad acchiappare
Campione regionale 1985 - 2012
Lo giuro.
Talento naturale.
Anche se anche tu non scherzi.
Stessa roba.
Magari potevamo nasconderci assieme.
Hai deciso diversamente.
Sono sordo.
Non ti sento.
Troppo orgoglioso per dirti che mi manchi.
Hai fatto un 70 % tu.
No dai famo 60 %
Il concetto però rimane lo stesso.
Che in fondo ce la siamo svignata.
Forse, ribadisco, più tu.
Con la parentetica con le virgole.
Finezze da notare nonostante i litri in corpo.
Ormai me la vivo così sul filo del rasoio.
Rasoio?
Ma se hai la barba lunga.
Allora sul filo del tappo di bottiglia.
A corona.
Con l'accendino.
Ormai è na vita così.
Mi manca da paura il rumore del treno di Nuovo Salario.
Lo giuro.
E continui a scappare.
E continui a non leggere quello che scrivo.
Troppo orgogliosi per dirci certe cose.
Roba che ti comunico tramite blues dove la devo finire in galera.
Grazie Johnny.
Al gabbio ci finirei volentieri con musica nel cuore e occhi grandi scuri nella testa.
Ne varrebbe la pena.
Quattordici anni di cantonate.
A mani in faccia.
E magari qualche schiaffo.
Dove cazzo sei finita?
Fanculo và
Me l'hai fatto dire
Mi manchi a cascioni
Scallonisi
giovedì 18 ottobre 2012
Smontato e ricomposto con roba trovata a caso
Te l'avevo detto che non mi andava di morire senza cicatrici.
Ma non capisco perchè alle cinque del mattino le stia guardando.
Fatto a brandelli e riassemblato con pezzi di soldati morti, neanche in ottimo stato.
Sicuramente ho preso le parti già fottute o con la conclusione mentale.
Pezzi di ricambio avariati.
Datemi degli ordini.
Ditemi contro chi devo combattere.
Sennò non ha senso.
Soldato giapponese nell'isola in mezzo alla giungla, non lo sai che la guerra è finita?
Lo so, lo so.
Allora perchè combatti?
Non so fare altro e non ho alternative.
Roba usata e messa lì a caso.
Distrutto troppe volte, impossibile da ricucire.
Faccio parte di quella schiera di persone con la confusione mentale a cui l'esplosioni delle granate hanno toccato troppo in fondo.
Inutile fare un trapianto di cuore.
Ti ho pensato tipo quando avevi dodici anni o tredici.
Che magari piangevi per certe cose e per altre ci credevi veramente ed eri veramente tu.
Meno cinica.
Ora per uno straniero come me di passaggio nella tua vita, monosillabi.
Come proiettili.
Ogni parola sembra un colpo di fucile e mi tocca ripararmi.
Se mi colpiscono è finita.
Non ci sono altri soldati morti a cui fregare arti per continuare a combattere.
Preferisco sparire, magari tra le onde.
Disperso in azione signore.
Tanto dovevo pure andare in marina.
Rinvio del militare a diciott'anni in una giornata di diluvio a Novembre.
Lo ricordo, lo ricordo.
E tu quanti anni avevi?
No, l'età non contava visto che voi donne eravate esonerate.
Ognuno a modo suo è saltato su una mina.
Siamo uguali.
Tutti e due con la confusione mentale.
E ormai operati e smontati tante di quelle volte che non riusciamo a concentrarci per più di tot tempo.
Mi hai dato la data di scadenza.
Ora mi becco i monosillabi.
Preferirei che qualcuno mi sparasse addosso sul serio.
Così mi daranno finalmente:
Fucile.
Elmetto.
Zaino.
Maschera antigas.
E combatto.
Obbedisco agli ordini.
Così non ti penso e non mi vengono in mente le tue fucilate.
Non mi verrà da chiederti che mi racconti? E non mi risponderai con una risata.
Perchè non ci sarà niente da ridere davanti ad un mutilato.
Invalido della guerra della vita.
E non mi dirai neanche un " niente " vago, che poi alla fine vuol dire tutto.
Sono un veterano.
Si capisce, mentre mi riparo da proiettili sparati dai tuoi tasti o da espressioni di pixel che mi sembrano aliene.
Festa di laurea per vedere altre cicatrici.
Altri fallimenti.
No grazie.
Preferisco andare in montagna a combattere contro le stazioni meteorologiche, in assenza di mulini a vento naturalmente.
Volevi le cicatrici?
Mi sa che hai esagerato.
Anche voi però, potevate controllare che le parti di ricambio non fossero avariate.
Almeno le avrei ordinate da un'altra parte.
Quando ancora non ero a pezzi o a brandelli.
Un po' di anni fa.
Obbedisco a non so cosa.
Sicuramente non diserto.
Ma non mi lamento se mi becca una pallottola vagante.
Così va la vita
lunedì 15 ottobre 2012
Analfabeta nel leggere pixel
Risate scritte e troncature di parole da far venire la peste bubbonica all'accademia della crusca.
Mettici anche un sogno premonitore di prima mattina.
E nelle conclusioni illogiche arrivate tramite calcoli sbagliati razionali.
Ti devi levare dalle palle.
Parola d'onore.
Non ci fai più niente in quella vita: allaccia le cinture e decolla.
Distanze e non sentirle, ma ci sono.
Monosillabi vincono ore di sorrisi e sguardi occhi scuri a due centimetri.
E'così.
Incassa amico.
Che presammale.
Sarà il cambio di stagione e che inizia sul serio a piovere.
Estate che non vuole finire, anche se non è andata come preventivato.
Poca gente che visita la città.
Scappare alla svelta da questo continente.
Sud America.
Nord America.
Oceania.
Asia.
Dove ti pare.
Tanto non devi mica conquistare 18 territori con due armate.
Devi solo piantare la bandiera da qualche parte.
Radici sparse.
Bisognoso di ritrovare sorrisi e occhi grandi grandi.
Scuri però.
Magari stretti.
Magari al buio.
Si stava bene, sotto le coperte come due nuvole che volano.
Quello era un cielo giallo o azzurro che mi andava bene guardare.
Magari stretti
Magari al buio
Ananumerico.
Analfabeta.
Ma il freddo tramite parole mozzate lo si sente bene.
Tramite pixel di webcam o di foto, vedendo espressioni cordiali, ma distanti.
Incassare amico.
Pugni al sacco e cappuccio in testa parte uno.
Facendo corazza.
Guardia alta.
Verso il nuovo sole.
Verso occhi scuri.
Verso la fine del mondo.
Pace ( poca )
sabato 13 ottobre 2012
C'hai la spettrofotometria incasinata
Parola d'onore.
Vedendo la densità dei colori tramite vapori.
Blu.
Giallo.
Verde.
Rosso.
Viola.
Mi bastava sapere che c'era.
Felicità.
Colori solidi.
Ciondolando con un sorriso da scemo.
Ma andava tutto bene.
Arcobaleno artificiale.
Intanto nella testa una canzone.
Metà delle parole non le capivo, nè le sentivo.
Però il ritornello era dolce e triste.
Come un saluto di metà Agosto.
Pace
lunedì 8 ottobre 2012
Scarabocchi con vernice fresca per mettere mani in faccia
Parlare [par-là-re] v.
• v.intr. (aus. avere) [sogg-v]
1 Articolare suoni, manifestare con la voce la facoltà del linguaggio: il bambino non sa ancora p.; comunicare attraverso il linguaggio: perché non parli?; freq. con specificazione del modo: p. sottovoce, senza riflettere
2 Detto di due o più persone, intrattenersi dialogando, freq. con specificazione del tema: i due parlavano di musica
3 Rivelare cose segrete, confessare: il colpevole ha parlato
4 fig. Esprimere eloquentemente concetti, sensazioni: il suo sguardo parla da solo
• [sogg-v-prep.arg]
1 Conversare, intrattenersi dialogando con qlcu.: devo p. con te; anche con specificazione dell'argomento di cui si discute: p. con i colleghi del trasferimento; rivolgersi a qlcu. con parole: a chi stai parlando?
2 Rivolgersi a un pubblico con un discorso, una lezione, una predica: p. alla folla; fare un discorso attraverso un mezzo di diffusione o in un luogo pubblico: p. alla radio, in piazza
3 Nel l. fam., avere rapporti amichevoli con qlcu.; è usato spec. in espressioni negative: non parlo più con mia sorella
4 Progettare, ipotizzare qlco.: si parla di nuove elezioni; anche con arg. espresso da frase (introd. da di): p. di trasferirsi
5 estens. Con soggetto non umano, trattare di qlco. con strumenti diversi dalla voce: tutti i giornali parlano del suo libro; ricordare, far venire in mente qlco.: tutto in casa parla di te
• v.tr. [sogg-v-arg] Conoscere o usare una determinata lingua o un dialetto: p. bene il francese; p. solo dialetto; usare un determinato linguaggio: p. un italiano stentato
Forse è colpa della tecnologia, credo di avertelo anche detto.
Messaggi brevi, cose così.
Incapacità di focalizzare l'attenzione e comunicare.
Distanze.
Non soltanto fisiche però.
Non sento.
Non leggo.
Non rido.
O forse no.
Magari non avevamo niente da dirci.
Ned Stark aveva proprio ragione.
Winter is coming.
Che amarena
domenica 7 ottobre 2012
Poema esistenziale scritto a pennarello sulla porta di un cesso pubblico
Riflessioni lunghe quanto scrollate.
Ma si, chi se ne frega.
Mano sul muro per non perdere l'equilibrio.
Una frase presa in prestito da un amico e spammata un po' ovunque.
Non sei troppo vecchio per scrivere sui muri?
Mai.
Preferisco sempre così fidati.
Arrivare magari sempre fino in fondo alla fascia e cercare di crossare.
Anche se mi fanno male le gambe.
Polmoni in fiamme e non scatto più come una volta.
Va bene lo stesso.
Te l'ho detto già una volta: non mi va di morire senza cicatrici.
Quindi è così.
Com'era la frase rubata da una mezza citazione che non trovo più?
" [...] sai come quelle storie ( o era quegl'amori? Boh son passati anni ) che ti lasciano dentro qualcosa e non solo la tristezza dell'addio. Chi se ne frega della Serie A, noi ci siamo divertiti come pazzi. "
Da scrivere un po' su tutti i cessi del mondo.
Una nuova missione, credo.
Anzi no.
La tengo per me
Pace
sabato 6 ottobre 2012
Sette anni passati riciclando bottiglie nel vetro e latta e troppi sorrisi anche belli.
Duemilanovecentoventi giorni
Sessantunmilatrecentoventi ore.
Tremilioniseicentosettantanovemiladuecento minuti.
Duecentoventimilionisettecentocinquantaduemila secondi.
Se i calcoli sono giusti.
Alti livelli di scarsità matematica ovviamente.
Preferirei avere un orango seduto in banco con me che mi fa i calcoli.
Così a caso mentre ci si spidocchia sai com'è.
Tra scimmie ci s'intende, spero solo di non battere mai i primati.
Non sono un sadico.
E non sono competitivo, almeno nelle cose di cui proprio sticazzi eh.
Niente pensavo ai sette anni.
Di come si riparta dall'anno zero, per altri sette anni sicuramente.
Finendo il countdown, malamente però.
Ignorando chi vuole essere ignorato.
Mandando e-mail per compleanni e cancellando numeri di telefono.
Si era ripartiti da capo, il calcolo ora comincia di nuovo a camminare.
Non ritirare le ventimila lire dal traguardo e vai dritto in prigione, questo è sicuro.
Danilo torna in cella.
Ok mi asciugo il capo, capo.
Ora in giorni, ore, minuti e secondi non te lo so dire esattamente a quanto ammontiamo adesso.
Magari aspetto altri sette anni e poi ti dico, facendo i calcoli giusti però.
Due mesi mi sa che è ripartito l'anno zero.
Forse qualcosa di meno o di più.
Non ricordo.
Però ci sono stazioni, aeroporti, spiagge, vicoli stretti.
Cose così.
Il timer è ripartito.
Ubbidendo e basta.
Guardando a nord, ma senza alcun problema.
Va tutto bene.
E' così amico.
Sempre vero, non scritto con l'argento sopra un treno.
Ma con l'inchiostro sulla pelle.
Facile no?
Quello non mente, tempo di rispondere ad email.
Non mi ricordo di sicuro quanti orecchini hai.
Sto quasi dimenticando pure la tua voce.
Colpa della confusione mentale.
Memoria pessima.
Però mi ricordo tutti questi sette anni.
Vediamo se riuscirò a battere questo primato di 2920 giorni più o meno.
Intanto mi godo il viaggio.
Pace
mercoledì 3 ottobre 2012
Prendendo denunce per stalking a causa della Morfeofilia ( non quel tipo di Morfeofilia pervertiti )
Sognando di dormire e raccontare sogni dove ridevamo e basta.
Certo non dovrò pagare i Copyright ad Inception se ho fatto un sogno nel sogno, ma soprattutto che diavolo ci facevo con altre 15 persone a sciare in Olanda?
Sciare?
Ma se è una pianura.
Poi c'è anche da dire che ho visto tre volte la neve a queste latitudini.
Non è colpa mia.
Giuro.
Certo c'erano dei particolari insignificanti, o almeno credo.
Tipo che facevo finta di non salutarti.
Tipo che facevi finta di non salutarmi.
Una stazione dei treni con sottopassaggio che fungeva anche da infermeria.
Io e gli amici al Bulldog che però sembrava un pub di paese.
Così così
A caso, ma non per caso.
Intanto fumavo su una poltrona.
Ti avvicinavi.
Vicino a me.
Un abbraccio che non finiva più.
Le mani in faccia, ma non per sfidarti.
Lentamente.
E mi dicevi qualcosa all'orecchio, ma non mi ricordo.
Certo poi c'è stata la parte ridicola dove sciavo, forse era quello il sogno nel sogno.
Non ricordo.
Però ti dicevo che non era il mio habitat quello e t'avrei portato al sole.
Già stati al sole, ricordo insolazioni.
Pelle che se ne va.
Qual'è la parte vera però?
Quella nel sogno dov'eravamo in poltrona?
O quella nel sogno del sogno in cui dicevo di sognarti?
Ah non ne ho idea.
Son sicuro che io cerco di farmi gli affari miei, come sempre.
Ma c'è qualcosa che è rimasta incastrata da qualche parte nella testa.
Perchè è una delle cose più strane che mi sia mai capitato.
Il mio cervello, forse, cerca ancora di elaborarti in pieno.
O forse sto solo uscendo di testa.
Naa, fanculo è solo un sogno.
O meglio un doppio sogno.
Basta che non mi denunci per stalking.
Però è bello beccarsi così a caso in sogno.
A caso, ma non per caso.
Allora se capita ci vediamo tra mezz'ora.
Dove, non so.
Come nemmeno.
Io non decido niente.
Sono solo un passeggero della mia mente.
A caso, ma non per caso parte tre.
Pace
martedì 2 ottobre 2012
Đi đi mau gastrointestinale parte due a distanza di otto mesi
Hai completato le missioni stile quest da una parte all'altra del mare.
Niente Ottobre impennando perchè?
24 ore a letto, non di pigrizia.
Sono un rottame parte diciottonove
C'ho lo stomaco da buttare.
Non posso fare la guerra civile se sta roba mi viene ogni due mesi.
Sto invecchiando.
E' sicuro.
Zero concentrazione per scrivere.
Mi fa male anche quando respiro e non è questione di prendere pali.
Anzi lì è andata anche troppo bene, giuro.
E' una cosa che ogni tanto torna.
Un nome così.
Bisogno di parlare.
Parole terapeutiche.
Ma non si può, credo che il regolamento non lo consenta.
Allora mi rimangono solo pezzi di stoffa neri.
E magliette regalate.
Chilometri sulle spalle.
Cosa devo fare?
Boh scrivi e finisci il racconto anche se non ne sei capace.
E' vero.
Ho finito la mia fantasia.
Perdo sempre tutto.
Mi dimentico le cose.
La confusione mentale.
Sei uscita bene in quella foto.
Mi sembra proprio d'averti visto in sogno.
Eri seduta vicino a me.
Giuro
Pace, anche se il mio corpo non risponde.
Dolore
lunedì 1 ottobre 2012
E il dling ding dango delle monete nelle tasche
Bronzo sparso in tasca.
Non ci si fa mai caso, rivalutiamo il bronzo.
Sennò non mi potrei prendere il caffè dalla macchinetta.
Spiccioli parte uno.
Sai contarli?
No, non ne sono capace, li poggio sul bancone e basta.
Non è un problema tanto.
Sono piccolezze, valore minimo.
Quindi buttale via.
Io le raccolgo.
Un po' come le cose dette e scritte.
Io non dimentico.
Ma alcune devono scivolare via dalle mani, è così.
Quasi come se mi cancellassero sempre una parte del cervello.
Ma vedo colori, sento suoni, canzoni e risate.
E torni tu.
Anche se mi lobotomizzo con escrementi di lievito.
Eternal sunshine of a spotless mind de noantri parte uno.
Altro che sei dollari.
Zero eurodollari in tasca.
Ma vabbè ero un supereroe.
Non m'importava il denaro.
Non me ne frega anche ora.
Pace
Iscriviti a:
Post (Atom)









