sabato 25 ottobre 2025

Alla fine quanti dei primi ricordi sono rielaborazioni mentali e ricostruiti? Cos'è la realtà? E altre domande quando si sta bestemmiando a denti stretti per fare altre 7 ore in turno.

 


Com'era quella cosa che avevo pensato di dirti, ma poi lasciando totalmente perdere?
Ah già, ovviamente.
Mica la puoi sapere.
Non avendola mai detta.
Soltanto pensata, vagamente, in mattinate pre lavorative, con settimane di ansie finite alle spalle.
E c'è una sorta di consolazione strana.
Guardando un po' ai casini quotidiani.
Ripensando al fatto che la scala esterna in pietra non ci sia più.
Come i bambini che giocano in un giardino di cemento.
Di pezzi di plastica preziosi.
Andati persi in zaini vecchi.
E c'è un pattern logico.
Che torna sempre.
Quando si è schiacciati da problemi, che poi diventano minuscoli.
Che in fondo forse lo sono.
Dipende sempre dal punto di vista.
È una sorta di coperta morbida e calda in un pomeriggio autunnale.
Quando c'è da fare il cambio delle coperte.
Allergico alle sorprese e ai cambiamenti repentini.

Un passo alla volta.

Pace.


giovedì 23 ottobre 2025

Un post di buonanotte quando invece ci sono ancora dozzine di cose da fare per concludere malamente una giornata di nervosismo e ansia.


Com'era quella cosa che ti ho confessato durante un giro in Vespa di notte?
Ah sì.
Avendo una caratteristica predominante.
Che è quella di autosabotarsi, quando le cose sembrano andare ok.
Perché così sembra di stare sempre in bilico.
Poi oh, quando le cose devono andare male, vanno male.
In ogni caso ci sono scelte da fare.
La sicurezza di quattro mura.
O stare con il vento in faccia.
Avendo sempre la paranoia di deludere qualcuno.
Però cavolo, avendo ancora voglia di prendere acqua e freddo.

Cose da dormirci sù.
Facendo ovviamente sogni di merda.

E sì che mi mancano le marce.
Ma soprattutto guidare la notte senza alcun pensiero.

Pace.

lunedì 20 ottobre 2025

Setacciando a piene mani granelli di sabbia, dove sono andati persi bigliettini scritti male, dove venivano più o meno descritte le personalità il giorno che le distribuivano.

 


Com'era quella frase che ti avevo detto seduti su una panchina?
Sicuramente era saccheggiata da un libro di fantascienza.
Che poi non è che fosse realmente quello il genere.
Era giusto una finzione letteraria per mandare messaggi.
Peccato che ormai si legga con il contagocce.
Comunque era qualcosa, tipo, sul fare del proprio meglio.
Di concludere un passo alla volta.
Più o meno robe così.
Non ricordando esattamente le parole, giusto il senso vago del discorso.
Perché in fondo non è che conti più di tanto ormai.
Essendo un po' sbiadito come tutto il resto.
In fondo fanno semplicemente paura i cambi radicali.
Perché non è che siano normali.
Essendo una specie decisamente abitudinaria.
Allergico alle sterzate brusche.
Come ai viaggi spaziali.
Purtroppo non riuscendo più a distinguere sincerità da balle.
Anzi, mezze verità.
Ovunque.
Di tentativi di migliorare la realtà.
O semplicemente vendersi per quello che forse si è sempre stati, ma è stato abilmente mascherato da elmi con la celata.
Perché in fondo non avendo più nessun tipo di soglia di attenzione.
Neanche quando si comunica.
Lobotomizzati da schermi e sensazioni.
Cocainomani di notifiche.

Quindi sai che ti dico?
Che mi son ricordato la frase.

Fare del bene senza fare alcun male.

Bello vero?

Ferma registrazione.

giovedì 16 ottobre 2025

Lamentele mattutine non tanto velate, ma ormai avendo attraversato tutte le fasi del lutto.


Com'era quella cosa che ti ho detto a denti stretti?
Fanculo i cambi di stagione?
No, non quella.
Ah già.
Che non avrei dato più del necessario, essendo un mercenario.
Ovviamente non è vero.
Dato che si aveva una voglia folle di prendersi un giorno libero e stare a cazzeggiare al Pc, invece auto obbligo morale per non incasinarsi ancora di più.
Quindi sette ore.
Eh vabbè.

venerdì 10 ottobre 2025

Doveva essere solo un intermezzo a caso con una foto già usata per guadagnare tempo dato che il telefono stava caricando, invece è uscito un post che tuttosommato è figo.


Com'era quella cosa che ti avevo detto all'orecchio durante un concerto?
Tipo che eravamo sotto cassa e non è che si sia capito qualsiasi cosa.
Forse è stato reinterpretato tempo dopo.
Era comunque qualcosa legato alla spettrofotometria incasinata per colpa del fumo finto che mettevano sotto il palco.
Alla fine era una visione distorta dei colori e forse potremmo anche applicarlo un pochino alla realtà che vediamo filtrata ogni giorno.
Non pensi?
Secondo me sì, in fondo ormai ci nutriamo semplicemente di impulsi fotografici o video che ci vengono sparati direttamente nella corteccia cerebrale.
Ed è solo il messaggio che comunque ti vogliono mandare.
Chi?
La solita menata dei potery forty, me neanche davvero.
Forse la realtà è realmente più semplice di quello che sembra.
Nessun cazzo di complotto nell'isola del teschio.
Essendo solo dei tordi facilmente manipolabili.
Perché d'altronde il capitalismo piace, eccome.
Avere più di X, arrivare primo alla fermata dell'Autobus, non fare la fila in cassa.
Che orrore che abbiamo creato.
E come ci sguazziamo in insopportabili pubblicitari che devono per contratto dire la loro e manipolare un po' gli andamenti dei trend che ci ostiniamo volontariamente a guardare.
" Eh, ma così posso sentire gli amici lontani. "
Questa è una stronzata.
D'altronde le persone si sentono solo se si ha la volontà per farlo.
Il resto sono cazzate che si mandano per riempire i buchi.
E scuse.
Dato che ci piace così tanto l'individualismo e il capitalismo.
Che poi alla fine son la stessa cosa.
O no?

Quindi com'era la cosa che ti avevo detto all'orecchio?
Ah già.
Una roba come di qui ed ora.
Come se esiste solo l'intervallo di tempo.

E il resto non è che conti granché.

lunedì 6 ottobre 2025

La ghisa come materiale psicoattivo per tornare indietro di decenni e fare, fondamentalmente, le stesse cose.


Com'era quella cosa che avevo scritto con l'Uniposca su una panchina di ghisa?
Thug è stato qua?
No, certo che no.
Quello lo si scriveva un po' ovunque.
Cos'era allora?
Ah già, tipo i nickname di sette / otto amici.
Anche la data e l'orario.
A vernice arancione.
Sicuramente Luglio, ma avendo dimenticato tutto il resto.
La scritta è scomparsa.
Le panchine di ghisa rimaste.
Come i fantasmi che popolano quel tratto di terra chiuso tra mare e stagno.
Sarebbe ingiusto etichettarlo come un posto maledetto.
Abitato soltanto da spiriti e vibrazioni negative.

Va bene lo stesso.
Anche se non è estate.
Soltanto un tardo pomeriggio di Ottobre con un libro da leggere che non è nemmeno un granché.

Dove sono finiti tutti?
Dove sono finiti questi ultimi anni?

venerdì 3 ottobre 2025

Come quella volta che ho scritto cinquecento pagine per lanciarle tutte dalla finestra.


Com'era quel messaggio telepatico che avevo inutilmente tentato di mandarti?
Ah già, non era proprio un messaggio.
Una parola nel caso.
Un po' per fare le prove se potessimo essere veramente telepati.
Com'era allora?
Barca.
Ovviamente non ha funzionato.
Ti pareva.
Perché in fondo certe robe non esistono.
Eppure faceva piacere pensarle.
Un po' come quando inserivi un gettone o leggevi una rivista di videogiochi e c'erano interi mondi da scoprire.
Invece sai che c'è?
Emozionandosi per nulla.
Forse perché ormai siamo malfunzionanti.
Con difetti di fabbrica, di usura e del tempo.

Peccato.

Vogliamoci bene.


Doveva essere qualcosa di interessante sulla situazione internazionale, invece è diventata una roba dell'Ok sticazzi.


Com'era quella cosa che ti ho detto?
Ah già era tipo uno sfogo con un messaggio vocale.
Tra l'altro il microfono mica funzionava benissimo.
Però il concetto pareva essere abbastanza chiaro.
Che in fondo ognuno dà le proprie priorità.
Ci sta.
Il tempo è poco, abbastanza limitato.
Essendo già disastrosamente a metà del viaggio.
Un bilancio rivedibile.
Di cessi a manovella, di tempo passato.
Di partecipazioni assenti.
In fondo è così.
Non è un problema.
Pace.