sabato 24 marzo 2012
Meouw e poi schiaffetti no?"
" Ora siediti e stai zitto per favore, devo concentrarmi " Lei lo spinse sulla poltrona di pelle, poi abbassò lentamente le luci.
Viola chiuse bene la porta a doppio mandato, modificando ulteriormente il codice, bastava semplicemente pestare numeri e lettere sul tastierino numerico rivestito di finto tek giavanese a destra della porta e quella stanza sarebbe diventata qualcosa di invalicabile.
Tirò anche le tende per essere sicura.
Scosse la testa sistemandosi istintivamente i capelli dietro le orecchie, da ragazza l'avevano fatta soffrire: era forse l'unica parte del suo corpo che non le piaceva.
Non era nemmeno l'elefante di una vecchia favola, quello con i padiglioni enormi, insomma non erano sproporzionate, ma era sicuramente una sua paranoia.
Robe da donna che non stanno in piedi.
" Sembro quasi io la fuggitiva, mi stai facendo perdere la vista sulla città: "
Zorba sorrise rimanendo in silenzio.
" Non c'è niente da ridere, anzi. Tutto questo è folle, non so nemmeno perchè diavolo spreco il mio tempo ad aiutarti anzichè chiamare la polizia. "
" Perchè sono un bravo ragazzo? "
" Seh..bravo. "
Viola prese in mano alcuni spinotti della Kaazam, li aveva utilizzati durante un programma di formazione audio / video, uno di quei corsi obbligatori universitari che ti danno qualche credito, ma insegnano giusto due robe a caso.
Però era stata una delle migliori del suo corso e si era tenuta i cavetti come " omaggio ".
Aveva la mano lesta per certe cose.
Non tutte però.
" Vuoi stare fermo? " Intimò lei guardandolo dritta in faccia.
Aveva gli occhi grandi grandi abbastanza stanchi, il trucco sbavato la faceva sembrare l'antagonista dell'eroe principale, si era dovuta bere un caffè doppio di puri chicchi Ugandesi.
Una rarità, roba costosa fornita dall'hotel.
Lei non se ne intendeva granché di qualità, miscele mediorientali e quant'altro, non beveva quasi mai caffè.
La rendeva nervosa.
Più del solito.
Zorba si muoveva un po' sulla poltrona, non che non volesse farsi analizzare per essere scagionato e creduto, ma farsi inserire degli spinotti sotto la tempia destra era sempre qualcosa che lo disturbava profondamente.
L'intero processo chirurgico d'installazione dell'hardware di base era stata quasi un'esperienza fuori dal corpo: farsi aprire il cranio per inserire un pezzettino di silicio minuscolo. Questo gioiello tecnologico comandava la radio ossea e la sua vista potenziata, un'operazione obbligatoria per tutti i dipendenti delle grandi compagnie ormai.
Lo davano in dotazione con il contratto, in più i piccoli spinotti sulla tempia erano fatti come periferiche, per essere collegati a qualsiasi presa o apparecchio fisso e poter scaricare direttamente sull'HD di base informazione e altre merdate.
Naturalmente la memoria non era molto estesa, non si poteva fare per problemi di raffreddamento, certa gente nella Federazione Asiatica di Singapore Ovest aveva avuto una fusione del nervo facciale e danni permanenti al cervelletto, tutto per un sovraccarico informativo.
Certo il mondo è un paesino ed era pieno di queste leggende metropolitane, anzi sub-continentali.
Ma Zorba non se la sentiva di rischiare, preferiva tenere la sua memoria di merda e magari registrare qualche fatto saliente.
Così per fissarlo bene dentro il suo cervello, molte volte si dimenticava perfino di spegnere la camera ottica.
Non che gli interessasse granchè se qualche cyber pervertito potesse sbirciare nella sua memoria di massa e vederlo mentre faceva la spesa o quando andava al cesso.
Ma era una questione di principio.
Pace no?
" Basta, se non stai fermo ti ammazzo " Disse Viola stringendo i denti.
Zorba annuì e rimase immobile trattenendo il respiro.
La ragazza prese dei piccoli auricolari wireless e se li agganciò alle orecchie, inoltre inforcò un visore L-Z di fabbricazione Nord Coreana e lo accese premendo il pulsante sul sostegno destro.
" Ok, ora farò piano ok? "
Zobra rimase in silenzio iniziando a sudare, gli ricordava ancora un dentista obsoleto che usava ancora il trapano anzichè il laser.
Una cosa trementa.
Viola gli passò lentamente le mani sul viso, fino a trovare il buco dello spinotto sotto la tempia, così inserì lentamente il cavo per collegarsi direttamente al ragazzo.
Zorba bloccò la testa di colpo e i suoi occhi rimasero a guardare un punto fisso verso l'infinito.
Viola lanciò un'imprecazione di sorpresa: poteva vedersi.
Attraverso i potenziamenti oculari del ragazzo poteva riconoscersi chiaramente: i capelli legati, l'assurdo visore asiatico e la stanza circostanze.
Un'esperienza di sè, ma proprio fuori dal suo corpo.
Con il visore notturno e l'intensificatore d'immagini la stanza sembrava illuminata a giorno, doveva essere facile vedere come un gatto con dei simili potenziamenti, anche se si rendeva conto che non erano proprio qualcosa di "naturale".
Anche se il termine stesso era solo un relitto del passato.
Solo appartenete ad un mondo che non esisteva più.
Retaggio culturale andato a fare in culo.
Niente di tutto questo.
Però rimaneva affascinata da che progresso tecnologico fosse stato possibile in così pochi anni, provò a muovere la mano destra.
Come guardarsi attraverso uno specchio.
Lei che agitava la mano in maniera idiota dagl'occhi di un'altra persona.
Rise come una ragazzina, poi scosse il capo.
Non era il momento di giocare.
Riuscì ad accedere facilmente al menù di base delle migliorie oculari di Zorba e iniziò a sfogliare l'archivio delle registrazioni.
Limitando il campo di ricerca alle ultime ventiquattr'ore.
Trovato, un file non tanto lungo da quando il ragazzo aveva iniziato il turno di lavoro, doveva essere una procedura standard fatta dall'azienda, sicuramente Zorba neanche conosceva l'esatto funzionamento dei suoi bulbi oculari.
Erano modulati tramite un impulso ricevuto durante l'ingresso nello scanner per personale dell'aeroporto.
Un click subdolo e partiva le registrazioni.
Mandò avanti veloce i primi sessanta minuti, niente d'interessante: solo viaggi con il carrellino per il terminal infinito e bagagli.
Solo valigie, ma da scaricare non da manomettere.
Poi Viola rise nella stanza dell'albergo.
Si vide cadere per terra come una deficente.
La mano tesa per aiutarla ad alzarsi.
L'annuire deciso del rasta collega.
Mandò ancora avanti saltando nettamente tutte le noiose ore lavorative e per non fare la guardano skippò proprio le scene in cui il ragazzo se ne andava al cesso o si fumava una sigaretta nascosto dietro un carrello elevatore o in un magazzino.
Si focalizzò sui novanta minuto precedenti all'attentato.
Mise play lento sperando di trovare qualcosa.
Un dialogo con un ragazzo biondo dai capelli rasati militari, probabilmente era un ufficio della sorveglianza, non sapeva dire
" Sei dei nostri? " scariche elettrostatiche.
" Si beh, questo sempre, cosa devo fare? "
La voce del biondo venne sovrastata dall'ultima chiamata per il volo PAF diretto ad Anchorage.
Zorba annuì " Ok, nessun problema per me. Io faccio sempre quello che devo fare, anzi stavolta sarà pure un piacere. "
Viola deglutì involontariamente, non gli piaceva questo dialogo, era troppo ambiguo.
Ma si rifiutava di credere che Zorba fosse un tale cretino: frugami nel cervello quando sei colpevole.
Non ci voleva credere.
Lo vide camminare per i corridoi del terminal salutando un sacco di persone, si fermò a chiaccherare con l'impiegata rincoglionita dei bagagli smarriti e questa la innervosì parecchio.
La disavventura allo sportello, ma le davano sui nervi anche i modi del ragazzo.
Giocosi e scanzonati.
Da prendere a schiaffi e basta.
Sempre attraverso gli occhi di Zorba si diresse verso una piccola porta al di là del bancone, c'erano avvisi in cinque lingue che annunciavano una zona speciale aperta solo ai lavoratori del terminal.
Il ragzzo compose un numero di otto cifre nel tastierino numerico ed entrò immediatamente.
Era una sorta di magazzino, oggetti di tutti i tipi erano piegati ordinatamente sugli scaffali: divise da pilota della EAL, droni Arditi per la difesa del perimetro dello scalo, automi ormai disattivati e caduti in disuso, duecento paia di targhette da scrivania con il nome componibile tramite un ologramma e un tastierino numerico, ma quello che attirò l'attenzione di Viola era una piccola scatola di cartone che il ragazzo prese da uno zaino poggiato sul paivmento.
La sollevò con cautela e la mise in uno dei tasconi della divisa arancione.
Viola scosse la testa riparata dal visore nordcoreano.
Iniziava a preoccuparsi.
Lo vide uscire dalla zone del personale ed andare al ritiro bagagli dell'ingresso, scambiò due battute con l'impiegato e vide la mano destra lanciare una moneta.
Il tizio annuì ed andò via passando oltre il bancone per raggiungere le macchinette, così Zorba, non visto mise la scatola di cartone dentro il cassetto della scrivania.
Viola scosse la testa, ma non fece nulla per ora.
Mandò avanti fino a quando non si vide sorridere e gesticolare, proprio come una ragazzina.
E poi l'esplosione.
Vista dagl'occhi di Zorba era una cosa terribile: uno scossone e subito polvere, fumo, detriti e pezzi di vestro volarono in tutte le direzioni.
Il ragazzo fece un volo di un paio di metri atterrando su due passeggeri già collassati e mentre le fiamme iniziavano i divampare il panico attanagliò tutti gli abitanti del terminal.
Scene da apocalisse con gente che iniziava a calpestarsi a vicenda, sindrome da soffocamento e da perdita totale di controllo del proprio organismo.
Una massa sanguinante e urlante che si lanciava uno addosso all'altro verso le uscite, era tutto ormai un unico grumo di carne e decibel amalgamato in tutt'uno.
Le ultime immagini erano dell'esterno dello scalo, con la fuga in ogni direzione.
Viola spense il proiettore, ma lasciò gli spinotti inseriti.
Quello che aveva visto non scagionava Zorba, anzi la scatola deposito bagagli, come se lui avesse accettato di fare da corriere per qualcosa o per qualcuno.
In ogni caso era più colpevole che innocente o almeno credeva.
Viola annuì decisa ed estrasse il taser dalla sua borsa, mentre il ragazzo rimanendo collegato al proiettore era ancora privo di coscienza.
" Mi dispiace " mormorò Viola e attaccò la bocca dentata e sfrigolante dell'attrezzo di autodifesa economica al collo del ragazzo.
Lui ebbe qualche convulsione, poi cadde pesantemente sul tappeto armeno, le pupille dei potenziamenti ancora aperte a fissare il soffitto.
Si avvicinò al telefono vicino al divano e compose il numero della Hall.
" Reception come posso esserle utile? " disse la voce del ragazzo addormentato del bancone.
" Si, salve. Sono Viola Valmarana del 3° piano, potete mandare una squadra di sicurezza, per favore? La stanza è la 10 b, per favore sbrigatevi."
" Subito signorina, informerò immediatamente il personale combattente dell'albergo. "
Viola si alzò in piedi scuotendo la testa,cercò di evitare lo sguardo di Zorba svenuto e si mise a gesticolare quasi come se stesse parlando con se stessa.
Non riuscì a stare ferma e accese la televisione.
I soliti duemila canali dicevano sempre le stesse cose: amore, morte, furti, invidia, cose così.
Si imbattè però in un notiziario che parlava proprio dell'attentato, la scritta in rosso lampeggiava dicendo
VIDEO ESCLUSIVO.
Si vedeva al rallentatore la solita scena della hall dello scalo della EAL e un fermo immagine sulla fiammata dell'esplosione.
" Merda " disse Viola a voce bassa.
La detonazione avvenne nel banco dei biglietti della EAL e non dal ritiro bagagli smarriti.
Quindi la scatola portata da Zorba non c'entrava niente con l'esplosione.
Strinse i denti spalancando gli occhi grandi grandi, mentre passava dal televisore al ragazzo svenuto sul pavimento.
Occhi verdi grandi grandi spalancati quasi a domandarsi
" Che balla mi posso inventare per farmi perdonare? "
Bussare alla porta.
" SICUREZZA, APPRITE O CRACKEREMO LA PORTA!"
Occhioni da lince selvatica ancora più aperti e sempre più grandi
" E ora che diavolo faccio? "
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