giovedì 22 settembre 2016
Come prendere spunto da un videogioco ripetitivo e cercare di capire, più o meno, qualcosa su come si è strutturati.
Senza bussola.
Non avendo granché senso dell'orientamento, seguendo a caso la corrente.
Fisso così.
Essendo tipo trent'anni equipaggiato alla buona.
Cercando in qualche modo di raccattare oggetti di fortuna per poter decentemente avanzare.
Senza meta però.
Assenze formali di mal di mare, anche se il fastidio di rimanere sulla terra appare ogni tanto.
Tocca solo avanzare.
A caso, ma non per caso.
Prima o poi, sicuramente, si sbatterà contro qualche tipo di parete solida e si capirà più o meno dove si sta andando.
Difficile dirlo quando non si ha la minima idea di come governare una zattera, c'è pure il cielo nuvoloso.
Quindi proprio zero.
Eh vabbè.
Spiccioli siamo, ramini torneremo.
A debiti.
Pace.
Non sapendo assolutamente nulla delle reazioni cosmiche, preferendo quindi baratri vari.
Rimbalzando reparti.
Professionisti diretti a chi l'ha visto, tutto per una questione di ferraglia, arrivata a caso ( ma non per caso ) in una sorta di partita del volemose bene.
Tornando nei luoghi di fratture che hanno leggermente caratterizzato un periodo già di per sé non esaltante.
Non domandandosi mai il perchè di qualcosa, se non a te a qualcun altro.
So non importa granchè.
Impossibilitato nel capire determinate cose.
Costruendo schemi mentali vari.
Non è così.
Meglio non sapere certe robe.
Pace.
mercoledì 21 settembre 2016
Non può esistere la palla a spicchi senza avere i quattro quarti in testa, nonostante le sostanze chimiche cattive in circolo.
Proprio vero che è più di uno sport.
Anche rimanendo fermo mesi, non si sogna altro che il canestro.
Sentire il rumore della catena.
Poco importa se si ha il piede pieno di ferraglia e la testa zeppa di cattive idee.
Fa bene comunque.
Zanzare a parte.
Quella è la sfiga di essere confinati in una palude.
Ma non importa.
Conta solo sgomberare la mente.
Rinascere ogni volta che si vede la rete.
Lentamente.
Un tendine alla volta.
Con le ossa bucherellate.
Avanti tutta.
martedì 20 settembre 2016
Battaglie eterne contro le nuvole che regalano sempre preseammale varie. Andando a pannelli solari.
Un po' come frammenti vari di Settembre che ogni tanto sembrano Gennaio o forse i primi di Febbraio.
Cose così.
Andando a piedi verso una cabina telefonica per cercare di ordinare dei portachiavi vari.
E respirando affannosamente perchè dava fastidio parlare.
Gli arredi urbani e altre cose sono decisamente cambiate.
Tranne Settembre, quello mai.
Con riviste di videogiochi completamente rotte, pagine staccate e ormai ampiamente riciclate in forse carta igienica o robe varie.
Impossibilitato psicologicamente a balzi evolutivi vari.
Talmente ripetitivo, da essere ormai tremendamente fuorimoda.
Piacendo sempre le stesse cose.
Il che non è un male, ma è unito ad una sorta d'intolleranza di fondo.
Intrappolato nel ghiaccio.
Tipo tra 100 anni lo troveranno decisamente così.
Ma speriamo di no.
lunedì 19 settembre 2016
Falsa invettiva contro gli inventori dei mezzi di comunicazione di massa, oppure semplicemente chi ha permesso i commenti nelle pagine dei quotidiani.
Invasione delle informazioni poco utili, dove tuttologi del niente devono per forza dire la loro.
L'incredibile bellezza di scuotere le spalle e di comunicare la parola che non permettere di aggiungere altro:
Sticazzi.
Davvero.
Nmila messaggi di cui l'etere è saturo.
Il dramma di doverli vedere quasi per forza.
E volerli oscurare con tutte le proprie energie.
Chi te lo fa fare?
Mah
Aspettando notizie di Cowboy spaziali.
O cose così.
Cercando un modo di far leggere le proprie stupidaggini.
Sempre.
Ma che oh
Schivando malamente vento a mazzi per avere ancora l'illusione di poter vivere a 23° centigradi tutta la vita. Magari
Di certo è quasi sempre una questione di culo.
Certo oh, puoi calcolare probabilità e magari faticare alla grande.
Ma sempre di fortuna si tratta.
Non è certo una giustificazione eh.
Alla fine quella componente rimane alla grande.
Incognite varie che poi si rivelano per quello che sono.
Un po' come intestardirsi nel giocare d'azzardo che, menomale oh, è un vizio che non ha mai preso proprio.
Allora meglio camminare in mezzo ai pini mediterranei o qualsiasi altro tipo di alberi.
Respirando a pieni polmoni.
Zoppicando qua e là.
Avanzando, stancamente, per scoprire quali tranvate possono arrivare.
Per tutto quello che si ha dentro e non si capisce.
Scallonisi.
sabato 17 settembre 2016
Tipo erano feste tardoestive autofinanziate in biglietti da mille lire stropicciati, chiesti in prestito a nonne e fratelli. Pace.
Lasciando perdere determinate robe che derivano da rotture del continuum spazio-temporale.
Un po' come tornare a feste fatte al Poetto, in giardini grandi con cani che sono rimasti gli stessi.
Solo che tipo, boh vent'anni?
Eliminati in pochi nanosecondi.
Di certo, si era vestiti esattamente allo stesso modo.
Mancavano però gli amici, quelli ormai sono sparsi qua e là.
Però c'è stato una sorta di rinnovamento, con risate di bambini che correvano da una parte all'altra.
Bisognerebbe fare di sicuro un revival tipo ogni anno.
E non volontariamente perdersi di vista.
Quello si, direi.
Troppa frenesia in tutto.
Da quando abbiamo smesso di farci foto?
venerdì 16 settembre 2016
Chi controlla il passato controlla le eventuali figure di merda che si possono trovare nell'interwebz, ah non era così? In ogni caso dedicato ai fatti di cronaca, ma neanche tanto.
Cancellando presenze nella rete globale.
Lavoro certosino per eliminazione di qualsiasi particolare.
Sghignazzando nella cronologia che razza di portachiavi stellare.
Per carità.
E meno male che non ci sono nemmeno più le conversazioni di Msn.
Che panico altrimenti.
Quante idiozie si dicono.
E figurati quelle che si scrivono.
Altrochè.
Essendo una sentinella disattenta in processi di evoluzione non del tutto casuali, ma che portano a conclusioni più o meno girotondesche. Com'era quella canzone?
Secchiate d'acqua e cicloni vari.
Con sempre la voglia di sistemare le cose sparse in giro, un po' per mettere ordine nella propria esistenza.
Anche se si parla prepotentemente di un appartamento vuoto, che è andata alla come viene come sempre, ma che alla fine è stato più o meno un'avventura.
Per un qualcosa che era rimasto impolverato ed abbandonato, tramite sudore fai da te è tornato più o meno vivibile.
Cose ad cazzum, ma orgogliosamente in una maniera sola.
Diretta.
Fisso così.
Certo, quello pareva un garage primo e che importa dei pezzi di carta dal valore nominale quando si trasforma qualcosa.
Tirando via dalle pareti nicotina del ingiallita del 1973.
Ed essere quasi in una sorta di loop spazio temporale, accanito protagonista del gioco dell'oca della vita parte cinquantaquattro.
Girando bendato trecentosessantacinque volte, per essere nuovamente come prima.
Eterna battaglia contro lo stare parcheggiato.
Quasi come tornare sui banchi di scuola.
E chi si ricorda.
Di certo, poteva andare diversamente.
Ma sticazzi oh, son pezzi di carta.
Dai.
Fai il serio.
Un po' come camminare zoppicando, vistosamente, per gli Epiphany Fields e non sapendo esattamente dove voler andare. Ma almeno c'è la musica oh. Il mondo è grande.
Una roba come esser fragili, senza dubbio eh.
Alla fine migliora sempre, perchè è vero che è una ragnatela, ma tanto si dimentica prima o poi, più o meno.
E il mondo è grande, se un posto sta stretto, basta saltare su un aereo e tanti saluti.
Come dicono quelli che non dovrebbero avere una connessione ad internet " Le malelinkue. Berzone falze "
Rabbrividendo nell'essere costretto a fare dei discorsi quasi seri.
Era molto meglio l'anonimato.
Piacere Zorba lo Zoppo.
Hey sono Thug il Sightorsson.
Nickname vari che potevano comparire o scomparire su diversi forum dove, magari, potevi dire anche delle castronerie senza sapere niente di niente di chi aveva battuto più o meno casualmente i tasti.
E invece essendo quasi obbligati a vedere quant'è miserabile la gente.
O la GGente.
Nomi e cognomi.
Titoli di studio.
E la grammatica.
Dio santo, gli errori grammaticali.
Mi fanno impazzire.
Meglio far parte di un piccolo clan in mezzo alle montagne che danno a picco sul mare.
Piuttosto che circondato da miserie simili.
Basterebbe solo staccare la connessione.
Per un po'.
Tornare ai tempi in cui dovevi pagare gli scatti e col cazzo che stavi tutto il giorno lì.
Magari chiudere un po' gli occhi.
Ascoltare la bellezza.
E' facile, no?
Il mondo è grande.
Tutto passa.
Sticazzi, no?
Pace.
giovedì 15 settembre 2016
Seicento volte pubblica e condividi.
Un po' come quando si devono per forza tracciare bilanci, segnati con una calligrafia del tutto rivedibile su agende del 2002 o giù di lì.
Perchè, ormai, si è arrivati al numero 600 di questa rubrica.
E sono passati, probabilmente, gli stessi concetti, soltanto riscritti e detti in maniera totalmente diversa.
Perchè alla fine dall'inizio dell'umanità ad oggi, abbiamo più o meno parlato delle stesse robe.
Certo in contesti tecnologici completamente diversi, ma a sa fini il quid è sempre quello.
Come diavolo fare ad arrivare a 1.000?
Sempre che c'arrivi.
Ravanata genitale.
Più che altro è così, da fastidio parlarne, ma meglio dimenticarselo alla svelta.
Non avendo granchè voglia di guardare la clessidra, ma solo tasche bucate dei pantaloni e portafogli vuoti.
Non è necessario, ma si torna sempre sul valore nominale delle cose.
Cioè un cazzo.
Però servono.
Certe volte, più del reale.
Allora è meglio mettersi i soliti stracci addosso e andare a zonzo con l'andatura ciondolante e il cappuccio in testa.
Senza una meta precisa, con soltanto la volontà di non cambiare come essere vivente.
Non perdendo mai la magia di essere un ragazzino dentro, emozionandosi per lo scintillare del sole sull'acqua.
E poco importa se si sono appena pagati 296 euro e cinquantaquattro centesimi di bollette che un po' neanche hai.
Come tutti gli altri conti da pagare.
Rimpiangendo le duemilalire per prendere quattro gettoni e passare un pomeriggio.
Forse è una questione d'incapacità di adattamento al futuro.
Probabilmente anche questa è stata già detto in migliaia di caratteri con punteggiatura messa proprio a cazzo.
Essendo un androide con evidenti problemi di progettazione, che non ha ricevuto nessun tipo di imput per cosa fare.
Assenze formali di programmatori vari.
E allora, cigolando e con le mani in tasca, si zoppica lentamente verso il numero settecento, così da dedicarlo a chi avrà voglia di perdere qualche minuto.
Cercando solo la serenità.
Pace
giovedì 1 settembre 2016
Come quella volta che ci si è persi in mezzo a Canyon, saline e baie dei pirati, mantenendo sempre il morale alle stelle. Leggendo storie di terre emerse attraverso granelli di sabbia, tutti così diversi, ma altrettanto perfetti.
Pic not really related
O meglio si.
Anche se con assenze formali di motoveicoli vari.
Piuttosto con carcasse immatricolate nel 2000 che tipo, proprio, non ce la fanno più.
Però alla fine arrancano, piene di bozzi e di robe che non funzionano soprattutto per svoltare a destra e fischi vari che, boh, sarà la cinghia.
Meccanici 2.0 che non sanno dove mettere le mani.
Mazzi di Km, ma proprio fisso in giro, anche se si voleva scoprire luoghi nuovi e nascosti.
Di una terra che alla fine se la guardi proprio bene diventa quasi un pianeta.
Un po' come salire sulle caravelle e andare a scoprire mondi ancora da mappare.
Tra canyon e scogliere, come sempre zoppicando per entrare meglio nella parte.
Dev'essere sicuramente una roba ancestrale, che fa capolino dal Dna o cose così.
Una sorta di ripetizione all'infinito di quello che si è.
Attraverso centinaia di migliaia di anni, fino a quando emergevano qua e là isole, prima che ottenessero una forma del tutto caratteristica.
Spigolosa e a gamba tesa, basta scoprire un po' quello che si nasconde sotto la superficie e alla fine capire esattamente l'anima delle cose.
Che poi oh, con le idee che vanno in circolo tipo a velocità luce le differenze ormai a sa fini sono tipo minime.
Quindi non è che si possa parlare di anima di un popolo eh.
E' più che altro una roba di persone simili che hanno vissuto in maniera identica senza incontrarsi prima.
Una generazione che si arrangia alla grande.
Mica esigendo Fan vari, cercandolo solo Fun.
Quello sempre.
Perchè sono tipo legami indissolubili, che varcano montagne e mari, fregandosene altamente di distanze puramente costruite sulla carta geografica.
Restano mazzi di flash che devono essere rielaborati da un cervello non propriamente nuovissimo, abusato un po' per via di stili di vita ampiamente discutibili.
Di certo quello che rimane in testa è il concetto stesso del viaggio.
Raggiungere una meta tutti insieme.
Arrancando per salite o in fiumi in secca.
Dev'essere sicuramente questo.
Unite al fatto di essere in comunione di spiriti.
Non importa di certo la quantità del tempo, perchè alla fine ci conosciamo da sempre.
Ed è qualcosa di assolutamente vero.
Sono, tipo, regole che non si possono piegare.
Perchè sono così.
Saldi come se fossero lì da 8.000 anni e ad ogni vista ci si ricaricasse, tornando indietro di 100 anni ad ogni battito di palpebre.
L'antica storia da raccontare attorno al fuoco.
Quello che ci rende animali sociali, ormai sedentari, ma non per questo distanti o meno raggiungibili.
Grazie per questi giorni allora.
Fino alle prossime esplorazioni, tra cale e montagne.
Toccherà prenderà una Jeep 4X4 mi sa.
Che importa, tanto paga Giulio, no?
Ciao amici, ciao.
A presto.
Pace.
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