giovedì 31 dicembre 2015

Cinque volte cento


Cinquecento messaggi telepatici inviati tramite un computatore, da un ragazzo non più giovanissimo con l'eterna confusione mentale parte " non ne ho idea "
Troppo spesso battendo a caso su quello che capita, con i pensieri che volano e non stanno fermi, totalmente incapaci di focalizzarsi su ogni singola cosa.
E fisso allora accendendo lampadine, come quelle natalizie, di idee e altre robe che passano per la testa.
Rischiando pesantemente di sovraccaricare sempre il sistema.
Funziona così quando alla fine ti sei trovato per circa trent'anni su un pianeta strambo ai confini della galassia, spesso chiedendosi perchè.
Ma non è solo il fatto del sovraffollamento di congiunzioni subordinate, messe a caso come la punteggiatura.
Visto che tanto deve sempre seguire simboli buttati lì alla fine della frase.
Comunicazione.
Come quello che alla fine ha uno dentro, ma lo deve esprimere attraverso segnetti fittizi visto la totale incapacità di mettere in immagini quello che uno ha dentro la testa.
Così sempre per parecchi anni, fino a quando non ci si dimentica anche il motivo di quest'inizio.
Tornando indietro cinquecento volte fino alla pioggia sui prati ( fiscali ), in città che si conoscono, ma non così tanto da avere piena familiarità.
Frutto di scelte più o meno avventate dopo anni brutti brutti.
In cui, veramente, l'unico pensiero era portato all'annullamento di quello che si era cercato di costruire senza grossa convinzione.
Questionando fisso alla fine chi si è o non è.
Riguardando anni persi sbragati sopra banchi, cercando di vedere più o meno quali fossero le strade.
Che sono un po' di terra battuta e fango, perennemente senza senso dell'orientamento.
E' come essere il personaggio di un videogioco, che sa più o meno destreggiarsi in tante situazioni, ma la barra evolutiva è sempre a metà.
Un mezzo destro, mezzo sinistro in tutte le accezioni che si vogliono dare.
Percui girando sempre in tondo, scrivendo robe sgrammaticate come capitano in testa, sempre per mezzo di supporti meccanici o informatici.
Non rileggendo mai quello che si è scritto.
Non tenendo una copia.
Andando avanti.
Eliminando alla fine di ogni battitura quello che si era scritto prima, cadendo fisso nelle trappole della ripetizione.
Un po' come la vita no?
Come questi trent'anni.
Come quando cambia sempre tutto, per non cambiare mai niente.
Certo i capelli vanno e vengono, di quello uno si mette ormai l'anima in pace, ma dentro, veramente, che cosa c'è?
Probabilmente un eterno bambino con le ginocchia sporche che rimane in penombra, infastidito da essere messo al centro della stanza.
Tirando giù sugl'occhi la visiera del cappello.
Rimanendo in silenzio, limitando al massimo le interazioni umane.
Roba aggravata da sostanze in circolo nell'organismo, legami chimici che maddai li hai provati una volta, che vuoi che male ti facciano.
Fanno.

Quando sovraccarichi sempre il sistema, fino al punto che torni seduto su un tappeto prodotto dalla pelle di un animale che non ti ricordi nemmeno.
Allora torna solo la voglia di essere un minimo completo, anche se c'è solo da capire quello che uno vuole veramente.
Non certo soddisfazioni varie frutto dallo scambio di pezzi di carta dal valore nominale.
Ma quello che uno è.

In questo caso, solo una figura in penombra.
Ma alla fine, va bene lo stesso.
Preso per mano, con membri della stessa tribù.
Che non è solo una questione di colore della maglia.
Na.
Quello che uno ha dentro.
Capendosi fisso al volo.
Condividere una diversa gamma di modo di pensare.
Evitando attentamente parole assolute.
Quello sempre.

Allora è tempo di giocare.
In fondo va bene così.
Non volendo, mai del tutto essere competitivi.
Ci può stare.

Quando hai finito le istruzioni, tocca scriverle e non pensare al se dovesse andare, avrei potuto, così com'è.

Per sempre a caso, ma non per caso.
In fondo è solo un viaggio strano.
Non contando più i minuti o le rotazioni dell'asse terrestre.

Stavolta per cinque volte cento.
Più avanti, un passo dopo l'altro.
Programmare la vita un respiro alla volta.

Nuotatina fino alla boa, chi ci sta?

Io vado amici e amiche.

Pace.

Essendo sempre al servizio di calendari scrausi regalati dal bombolaio o da rivendite legnami.


Un po' come lo scorrere del tempo con giocatori idolatrati che si ritirano.
In giro per il viale del tramonto.
Chi aveva detto, che, quando uno più giovane di te diventa il tuo giocatore preferito, allora è proprio vero che stai invecchiando?
#feelsbadman
Dimenticanze ad oltranza.
Incapacità di tolleranza per più di pochi minuti.
Menefreghismo di robe di facciata.

Si è

Stai invecchiando

Pace

mercoledì 30 dicembre 2015

Te lo do io il Brand


Un flirt tipo del millenovecentottantanove o giù di lì.
Memoria frammentaria che va e viene.
Mettendo le cassette piratate C-64 con titoli totalmente cambiati, da comprare in edicola a tipo duemilalire.
Da segnare velocemente il numero del gioco, tipo 456, così non ci si deve sbattere a fare andare avanti la cassetta.
Ecco.
Run 456.
Press play on tape.
E via dentro la solita galassia lontana lontana.
Però, approcci vari in VHS o su televisioni private Fanta Film con grafica anni 80/90', quando si ha la varicella e tipo devi stare per due settimane a casa ed è una noia per un bambino iperattivo e già con la confusione mentale.
Quindi ogni giorno la trilogia.
Per quindici giorni.
Va bene?
Direi di si, per un marmocchio scimmiesco SEMPRE preoccupato per la sorte di piccoli robottini.
Sempre gentile con le I.A
Dopotutto sarebbe piaciuto anche a me conoscere più di seimilioni di forme di comunicazione.
Anche se di certo, odiando spesso la formalità.
E forse ammirando un po' di più le navi stellari dell'Impero.
Perchè si era ancora puri e non toccava essere dei mercenari mandaloriani per volere un salario, così da riuscire a pagare le bollette, l'armatura e il combustibile per il Ghostly Hunter.
Quindi alla fine, anche se ci si deve sorbire dei film poco riusciti o attori dalle espressioni facciali come se stessimo passeggiando distrattamente davanti ai bancali del mercato del pesce, va bene comunque eh.
Visti una volta.
Visti mai più.
Esagerando troppo spesso con la punteggiatura e le parentetiche, ma è semplicemente come uno batte le ossa sulla tastiera e dalla canzone che scorre in sottofondo.
Per questo si è affezionati a quella musica sparata a tutto volume che parte all'inzio.
E quei tanti " beep" " Oh Cielo " " Signore " e incapacitato a scrivere onomatopeicamente il rumore del Tie Fighters, ma tanto ci siamo capiti e sta risuonando nella testa di chi legge.
Come per i blaster etc.

Quindi, a sa fini, si paga per un marchio.
Certe volte può far cagare, altre meno.
Utile per scollegare il cervello, stando seduto con gli occhi fissi sullo schermo e non pensando alle miserie di ogni giorno:
Perennemente senza crediti galattici.
Moto Aratech 74-Z rotta.
Sconfitti e in esilio.
Rifiutato dalla Repubblica e dall'Impero.
Un droide senza controllo, che ha perso per strada la mappa dello spazio e vaga a caso fino a quando, inevitabilmente, non si schianterà contro un asteroide o su un pianeta random.
E così via.

Però sempre brividi con quella musica e titoli azzurri su sfondo stellato.

Per due orette si prende una capsula di salvataggio da un'astronave.

Via da tutto questo.

Pace.



Pasticciando pareti in maniera randomica, alla fine 70mq costano più di un tatuaggio.



I muri lo sanno parte tre.
Mattinate moderatamente produttive nel nascondere decenni di incuria e di lo faccio dopo.
Pesce rosso parte non tenendo più il conto.
Ormai stanco di vedere quei mattoni.
Sempre così.
Un passo avanti e quattro indietro, la solita vecchia storia del gambero distratto da altre n mila cose.
Però alla fine, tocca annuire e sisisis le cose vanno alla grande.
BENONE OH.
Serate difficili con la costrizioni automatica nel divertirsi per forza, quando alla fine si sta semplicemente pensando a pitturare pareti e sistemare altre dodicimila cose.
Ma in fondo, tutto va bene finché tutto va male.
Che problema c'è, no?

E' solo la vita.

Peccato che non sia stato scritto sulla scatola d'istruzioni.

Fenomenologia applicata del pacco in extremis


" Ti faccio sapere dopo "
" Ci aggiorniamo "
" Becchiamoci in serata "
" Ehh non ci vediamo mai, dai che riusciamo in settimana "

Daydreaming parte uno.
Incapacità totale di comunicazione nel periodo di connessioni simultanee.
Non bidonando nemmeno partite di pallone tra scarponi sotto il diluvio universale, figuriamoci rimangiandosi la parola data, salvo imprevisti.
Per questo alla fine è meglio non dire nulla.
Proprio zero.
Stare zitti e a testa bassa continuare a fare quello che si è sempre fatto.
Cioè infilarsi schede di memoria precompilate in testa ed eseguire protocolli vari.
Divieto assoluto di prendere qualsiasi iniziativa.
Alla fine, son molto meglio le improvvisate.
" Che sorpresa "
Word yo.

Contare.
Sempre.
Solo.
Su.
Se.
Stessi.

A man got to have a code.
Oh indeed.

lunedì 28 dicembre 2015

Risposte sfocate nascoste in pixelloni del 1987


Evitando di ascoltare la disinformazione dei tentacoli verdi.
Questioni varie, come frutto di canzoni vecchie con testi tremendamente attuali.
Quindi alla fine si potrebbero leggere meglio le parole di Green?
Ni.
Sono più o meno motivazioni strettamente personali, collegati a contesti che non sono tipo quasi mai cambiati.
Cercando di spaccare prigioni fatte di chiusure volontarie.
A mo' di sacrificio.
Segnali nascosti tra le pieghe di pantaloni larghi, un po' come le felpe bucate che gridano l'assoluta mancanza di voglia di crescere.
Ma in che senso?
Prendere una strada e seguirla.
Troppe deviazioni.
Luci intermittenti, meno male che il natale è finito.
Fare un grosso falò delle idee.
Altrochè.
Unilateralmente avanti.

Si fa quel che si può

Pace.

L'imputato è condannato a 10 ore di ascolto, falsi sorrisi e strette di spalle. La seduta è tolta.



Seduto a sguardo fisso, annuendo ogni tanto.
Eh si.
Va bene.
Ottimo.
Discorsi che, forse, non si comprendono proprio appieno da persone che vedi circa tre volte l'anno.
Sentendo, distrattamente, progetti di terzi.
Non c'è ascolto tanto.
Richieste pesanti d'essere ignorato.
Tanto sei diventato tu quello rincoglionito.

Pls

mercoledì 23 dicembre 2015

Post che meriterebbero un senza titolo, scritti da tipo Y: provò. Abbastanza veritiera, non del tutto.



Proprio così.
Tornando, a volte.
Ciao, ti ricordi? Sono il subconscio di X
Prendendo in prestito frasi da libri scritti bene, ma solo quello eh, il resto proprio noez.
Ebbene uscendo fuori, all'imbrunire, in uno dei tanti spazi periferici riappropriati in maniera losca da cittadini non produttivi di una società che non è che se ne faccia più di tanto.
Allora nessun problema se rimango in mutande quando mi si cerca.
Esattamente così, fisso mancanza totale di benaltrismo.
Incapacità cronica di saper fare qualsiasi cosa.
Se non daydreaming casereccio.
Quello ancora non è finito.
E si è ormai non più giovanissimi.
Quindi tornando spesso la solita domanda.
" A che diavolo serve la gente? "
Mettila al singolare zio.
" A che diavolo servo?
Ding ding ding.
Colpendo bersagli con fucili ad aria compressa.
Abbastanza periodica, spesso motivata.
Eh oh, difficile.

Imma so fuck'd right now.

Word

Class action generazionali per risarcimenti monetari dovuti alla mancanza di libretti d'istruzione.


Immagini comprensibili per pochi.
Significati fumosi, nascosti tra le casse e tra i soliti dial up incapaci di trovare un qualsiasi tipo di connessione affidabile.
180 di ping quotidiani, a volte con picchi di 300.
Alza la cornetta, così me ne vado anche per un po'.
(2) Player has joined the game.
Purtroppo non si può settare il livello di difficoltà.
E tocca stare in idle perchè alla fine dipende un po' da quello che c'è attorno, non soltanto dentro.
Fisso così.
Il problema è che non si è preparati.
Non c'è tutorial.

Lamentele da un grasso occidentale.
La vita è proprio dura dappertutto vè?
Altrochè.
Punti di vista as usual.

(2) Player has left the game.

Automa semi-cosciente in quotidiane lotte con incapacità mnemoniche di comprensioni dello scorrere del tempo.


Probabilmente è il frutto di connessioni neurali ampiamente danneggiate.
Come quando ci si addormenta leggendo un libro e si sogna quello che si è letto, ma che alla fine non esiste.
E forse era meglio prima.
O almeno lo si crede per merito di cavi di rame cerebrali completamente intrecciati tra loro.
Stampando parole su carta e dimenticarle praticamente subito.
Così sono tutte più o meno la stessa cosa.
Salti di rotazioni terrestri come sedersi sopra un telecomando.
Perenne zapping tra canali con una ricezione altamente scadente.
Frammenti di come dovevano essere show mai andati in onda.
Errori giornalieri nell'etere.
Necessitato fisicamente ad avere floppy disk per entrare in possesso di istruzioni più o meno chiare.
Fuori bordo.
Fuori rotta.
Sarebbe stato molto più facile non avere affatto alcun tipo di scelta.
Scritte di bronzo sopra il muro.
Miglior ragazzo europeo con la confusione mentale nel mixare anni vari in un unico manto stradale.

Bitumando esistenze.

Cabine telefoniche per telefonare in pieno Settembre che pareva Novembre.

Periodo sbagliato in cui nascere.

Parola.

sabato 19 dicembre 2015

Mattinate random inviando messaggi telepatici frutto di sogni non proprio eccellenti.


Forse non è solo una questione di assoluta mancanza di spirito competitivo.
Una roba easy, assenza di ghana di prevaricale in ogni circostanze.
Raccontando storie.
Non facendo gare.
Sennò non fa.
Non c'è certo invidia che tenga.
Nemmeno qualche antica maledizione lanciata su antenati vari.
Non ascoltando più le teorie ambientali.
Un po' come essere la spugna di quello che si raccatta qua e là.
Ventiquattro anni di galera e rotti.
Ancora non sapendo proprio leggere le cartine stradali, però analizzando con gli occhi di oggi tutta la cronistoria.
Incapacità mnemonica di collocare svariati anni.

Homesick and lonesome, i'm feeling kind of blue.

Word

Pace.

Necessità fisiche di rapporti bilaterali con due ruote.


Tirando fuori il peggio da.
 Mezzi di locomozione adatti ad esacerbare giornate dotate di un alto tasso di normalità.
Frena.
Accelera.
Freccia.
Entra in riserva.
Spesso odiando le quattro ruote.
Mancanza di 20° e mettere le marce a scatti di polso in avanti.
Non c'è il doppio senso.
Pervertiti.

Pace

venerdì 11 dicembre 2015

Collegamenti verso il passato per giustificare un'immagine piacevole messa come all'inizio del post e per fare doppi sensi poco comprensibili.



Un po' come avere le sensazioni provate all'inizio di una qualsiasi avventura grafica.
Un mondo vasto da scoprire.
Riempiendosi gli occhi di meraviglie a 16 bit.
Dovendo vivere la quest principale.
Invece, con il passare del tempo, si diventa più simili ad Npc random.
Le stesse frasi.
Bloccati in qualche frame.
" Ho sentito dire che nella città X gli Y fanno Z "
Altrochè.
Un po' come scrivere su blogspot.
Diventando abbastanza ripetitivo.
Impossibilitato fisicamente ad uscire da certe pareti di carta.
Polvere, sempre polvere.

Inutile che spazzi.
Tanto non abbiamo ancora finito.

Di nuovo.

giovedì 10 dicembre 2015

Temporanee reclusioni volontarie tra mura di cemento, ogni tanto necessitato fisicamente a


Un po' come sticazzi se non si trova posto in società random.
Avendo le tasche sfondate ed essendo tipo la pecora nera.
Gente da evitare, con anni difficili bla bla.
Avendo più o meno in testa la solita idea: stare tranquillo.
E andare in giro.
Quello sempre.
Oppresso da pareti.
Condannato volontario a quindici anni di galera.
Troppo tempo tra le mura.
Ma va bene lo stesso.
Almeno la fantasia vola.
Scoprendo cose.
Lanciando distrattamente messaggi telepatici.

Anche adesso.
Sempre.
Roba di leggerezza come farfalle.
O coccinelle.

Pace.

Mattinate invernali di Dicembre da eterno Robinson Crusoe submetropolitano.


" Ah ma c'era prima lei? Problema se passo avanti? "

Nessun problema.
La supplico però, non mi parli.
Ridurre al massimo qualsiasi tipo d'interazione umana.
Potendo interagire solo con un click e con automi.
Demofobia allo stato puro.
Ignorare parte uno.
Richieste impossibili da parte di società umane varie.



Cantilena da eterno ragazzo delle consegne esecutivo, parte due.


Cantonate everywhere.
Mai fare robe da umani circuitati in maniera ottima, ma essendo essere vivente malfunzionante quindi impossibilitato a stare fisso con il chissenefrega.
Nope.
Questo un po' da sempre.
Causa di contesti familiari abbastanza particolari.
Pagando sempre.
Tanto tutto va nene finchè tutto va male.
A colpi di due centesimi per volte.

" E' normale che sia sempre tutto una mezza merda? "
" Si "
" E' normale essere fisso senza metalli o pezzi di carta dal valore nominale? "
" Altrochè "

Ah ecco allora perchè.
S'è capito il mistero.
Essendo fisso l'ultimo a sapere le cose.
A saperlo prima.

Fino a qui, tutto bene.

lunedì 7 dicembre 2015

365 x 3 circa, ananumerico d'occasione.


Non dicendo mai certe cose a voce alta.
Figuriamoci scriverle.
Però son cose così:
Spontanee.
Giocando scheletri di pixel che s'inseguono fisso.
Millenovantacinque giorni.
Accidenti.
Girando su se stessa e attorno al sole.
Che viaggio.
Di certo inaspettato.
Fisso guardando occhi grandi, perchè è un requisito fondamentale.
Augurando buon appetito al veleno.
Graffiando fisso.
Che passi avanti.
Che sicurezza.
E chissà quanto c'è ancora da camminare.
A me le gambe non fanno male per niente.
Poco, ma sicuro.
Andature ciondolanti in vie strette, con addosso il mio giubbotto.
Sempre guardando la luna dritta negli occhi.

Code intrecciate.
Miagolando sempre.

Preparare lo zaino per tanti Km.

Ci puoi contare.

:)



Inchiostro poligonale su ossa rotte in saldo.


Per non affondare.
Kilometri come terapia.
Riempiendosi fisso gli occhi di posti splendidi dell'odiata / amata.
Certo, non diventeremo mai primi ministri, o rockstar, o stelle dello sport.
Però, va bene lo stesso.
Anche se forse, all'inizio avrebbero potuto dircelo.
Meno pressioni per fare certe cose.
Arrivati a certi punti non si può proprio più scendere.
Anche se ci sono fisso solo idee nebulose.
Strade buie per fanali rotti, però ok.
Vedremo come và.
Intanto inchiostro come cartina geografica.
Per non perdersi.
O no?

Pace.

giovedì 3 dicembre 2015

La solita storia del tipo che cade da un palazzo e bla bla bla, però, gran film. Non lo gireranno al Poetto, ma è ok.


Una roba come spiriti sub metropolitani.
Perennemente tasche bucate e pantaloni che scappano.
In fondo, va bene così.
Cambiare un botto di roba, per non cambiare proprio niente.
Solo che non si bada più a certe cose.
Anche se quei ragazzi sono cresciuti.
A fare cosa?
Guardare le ore passare, come sempre.
Disegnini vari di che vuoi fare da " grande "
Foglio bianco.
Vallo a capire.
In qualche modo, si fa.
Nessuna speranza.
Nessuna paura.
Davvero.
Ci si può perfino credere.

Gambe pesanti.

Pace.

martedì 1 dicembre 2015

Eterne discordanze date dalle proiezioni, sfocate, di noi tramite mezzi di comunicazioni di massa e realtà dei fatti.


Fisicamente impossibilitato ad urlare per piccolezze.
Lasciare scorrere.
Tanto non serve.
Perchè fisso tutta questa rabbia?
Il solito Zen da status di facebook che crolla nella vita reale.
Noez.
Non è così difficile.
Cercare per poche volte di essere coerenti.

Easy yo
Feels bad mon.

No worriez.

Cappuccio in testa e via.
Va bene lo stesso.

Pace.

lunedì 30 novembre 2015

Spezzoni di estati del 1998 con ossa fratturate, ma con la mano sopra il mouse.


Tipo che stai per riprendere una roba rimessa in pausa da diciassette anni.
Eh già.
Provando fisso il demo, giocarlo a fasi alterne perchè masterizzato crashava sempre.
Ma sempre.
Poi toccava fare i turni per il Pc.
Dopo?
Dimenticare.
Fisso percependo l'asse di rotazione terrestre.
Lasciando sogni sparsi in giro qua e là.
Scordandosi di simpatizzare con amici fatti di pixel.
Irrimediabilmente enormi blocchi di macerie di sogni di quello che potevi diventare.
E invece no.
Vabbeh, pazienza.


Bentornato, allora, Mister Calavera!

Ginocchia sbucciate e palloni bucati, decisamente lontano dall'Olimpo.


" A te stanno simpatici solo i perdenti cmq oh! "
Si.
Da sempre.
" Perchè? "
Boh.
E' tipo una roba naturale.
Ovunque a testa alta.
Spiacente maestro Yoda.
Ogni tanto c'è il provare.
Nuovamente.
Ancora.
Una.
Volta.

Pace.

domenica 29 novembre 2015

Z, vacci piano con il vino.


Rendersene conto a distanza di tipo una ventina d'anni o poco più.
Essere diventato lo zio fuori di testa.
Ma non " matto " che sei lo scoppiato, skater surfer rapper xman.
Mabbà.
Proprio roba da esaurimento nervoso.
A sguardo fisso su n bottiglie di vino.
Con parentame a discorsi sul tenere duro random della vita.
Hey raga, sempre in ritardo alla festa.
Non certo entrata very late stile divo.
Na.
Proprio, la festa è finita.
Fisso in ritardo su altre cose.
Alla fine si, le cose belle arrivano quando arrivano.
Alcune veramente importanti arrivate.
Il resto?
Non sederti vicino a lui che, poverino, ha avuto 30 anni difficili.

Davvero.

mercoledì 25 novembre 2015

Errori di sistema nel capire che cosa serva un libretto delle giustificazioni nel 2015.


Solo queste quattro parole.
Anche se non si parla necessariamente di sforzi bellici e tattiche sul campo.
Nope.
Non è proprio così.
Sono più che altro spunti vari fatti da un ragazzo non più giovanissimo, con la confusione mentale e stanco di considerarsi una sorta di reduce.
Non trovando il proprio posto.
Ma non a sedere, quello è sempre meglio stare in piedi.
Si ha la possibilità di reagire meglio così.
Più che altro eterno disperso alla ricerca di una collocazione ben precisa.
E' questo il bello / brutto.
Non ci si capisce più niente.
A che diavolo serve la gente?
A che diavolo servono certe regole?
Perchè alla società no nservi?

Domande leggere.
Roba forte.
Però, spesso sempre così.

Non essendo neanche sicuri di che cosa diavolo uno ci faccia qua.

Foglio bianco.
Segnandomi fisso assente.

Magari

martedì 24 novembre 2015

23 Ottobre 2077



Camminare.
Abbassarsi.
Continuare a camminare.
Non visto.
Zero detect.
Un po' come usare lo stealth boy su questi ultimi anni.
Che fai?
Esisto?
Eh ma dove?
Un po' nascosto.
Va bene così.
Hai perso e basta.
Non ci sono moltissimi save game cmq.
Zero possibilità varie di ricarica.
Allora, sarebbe meglio aspettare il 2077.
Certo, forse meglio farsi ibernare.
E vedere che bel casino c'è più avanti.
Tanto qua non fa proprio.
Non trovando proprio posto.
Scusi il disturbo allora.
Riprovo tra 62 anni.

Che amarena.

giovedì 19 novembre 2015

Mischiare lessico videoludico a riflessioni pomeridiane mica tanto sconclusionate.


Come storie di avvistamenti di convertiplani le mattine di Ottobre, quando come fuori piove e sembra andare tutto per il verso più o meno giusto.
Alla fine sempre un po' con gli occhi bene aperti.
Cambia sempre tutto, per non cambiare mai niente.
Leggermente falso.
Obbiettivi vari che possono sembrare accettabili ora come ora.
Cercando sempre la serenità in qualsiasi posto.
Anche dentro un appartamento in piena ristrutturazione, con robe da portare via etc.
Quando alla fine c'è troppa stanchezza per affacciarsi alla finestra e vedere tutto quello schifo lì.
E non si parla certo del parcheggio introvabile sottocasa, altrochè.
Era più na roba metaforica.
Forse niente di fattuale da raccontare, visto che gli avvenimenti sono dentro.
Arrivando al punto tale di un sopravviventismo orgoglioso.
Forse alla fine va bene lo stesso.
Non era esattamente come ci avevano promesso, ma è ok.
Davvero.
Nessun problema.
In fondo, nessuno è in grado di fare previsioni come si deve.
Forse è per questo che ci rifugiamo in certezza random.
Direi di si.
Quindi ok.
A posto.
Ottimo.
Buona vibra.
Arrivederci, buona giornata.

Scavando cunicoli.
Fortificando bunker
Anche dentro.

Pace.

lunedì 16 novembre 2015

Spazi aperti di decompressione sub-urbani racchiusi in pochi metri quadri.


Per lasciare il mondo fuori.
Mattinate antilavorative con ansie in pause da futuri random.
Sempre fisso in negativo i pezzi di carta dal valore nominale.
Difficoltà di inserimenti vari in società degli adulti.
Incapacemente davanti ad ostacoli.
Please stand by.

Idee cattive che volano via.
Spegnendo reti globali per evitare lanci di bile.

Senza un posto preciso.
Senza odio random di sicuro.

Cercando ad ogni passo la pace.

Niente di più


domenica 15 novembre 2015

lunedì 9 novembre 2015

Formattare tutto a causa di sbandate pericolose.


E basta.
Settimana da buttare.
Andando solo diretto sui propri passi.
Sbagliato rimuginare e/o guardare indietro.
Chissenefrega no?

Esatto.

Cordiali saluti.

domenica 1 novembre 2015

Tipo camminate claudicanti fino a Blackrock Mountain, esigendo sacrifici in nome del bene comune. Cazzate.


Ingranaggio parte due.
Quello che si deve, quando si deve.
Allergia temporanea a prendere ordini da untermensch
Covare focolai.
Sempre.
Esplosioni face to face.

Non c'è proprio nulla da dire.

sabato 31 ottobre 2015

Mattinate varie di tempo perso per roba francamente di poco interesse.


Perchè?
Perchè si.
Non c'è di certo altro da aggiungere.

Fregato.
Così impari.

Tentativi randomici di farsi scivolare tutto addosso.

Imbecille.


giovedì 29 ottobre 2015

Come diceva fisso l'amico Johnny Jab o qualcun'altro: non aspettando più il Ding della campana.


Un po' come ascoltare fisso il BEEP del tabellone elettronico, conteggiatore imparziale di round.
All'angolo.
Senza fiato, con lo sguardo fisso.
Eppure si ciondola, con la tentazione irrefrenabile di abbassare le braccia.
Quello no.
Mai stare scoperti.
Pararsi, schiavare.
Sempre.
Che importa se gli attacchi non sono un granchè.
Il round deve finire.
In piedi.
Riprese che durano mesi.
60 milioni di allenatori.
60 milioni di consulenti del lavoro.
60 milioni di psicologi.

Ma che ne sapete?
Niente di niente.

Nzà avanti.
A piccoli passi.
Senza scoprirsi.

Mai piegato.

Pace.

Essendo solo un robot mal programmato per covare sentimenti irosi nei confronti del genere umano ( meno un paio )


Roba che supera la realtà.
1k years ahead.
C'hai ragione, altrochè.
Fisicamente impossibilitato a sopportare.

Ne vedremo delle belle.

Stay tuned.
O tuna.

La sostanza non cambia.

Rancore verso mattinate autunnali con piovaschi sparsi. Bussola rotta per direzioni casuali.


Citazione necessario di non si sa chi.
Raffazzonata e detta alla come viene, perchè, si sa, è meglio vivere così.
" Tipo quando devi menare qualcuno immagina di colpire il muro dietro e di doverlo romperlo "
Ci puoi contare.
Risolvendo i problemi della vita con un bel diretto sinistro.
Schivata, schivata, flesso torsione e sinistro.
E così via.
Tanto va bene lo stesso.
Quello che si deve, quando si deve.
Seggiolino eiettabile dal sistema solare.

Ci puoi contare.
Davvero.

Pace.

mercoledì 28 ottobre 2015

Countdown: cercando di vedere con i binocoli l'Eden, cheppoi alla fine i difetti sono comunque ovunque.


Proprio no.
Mancanza di eremitaggi quotidiani e di maledizione di raggiungibilità telefoniche.
Sembianze varie da ingrati 2.0
Non è esattamente così.
Una roba come anche lontanamente una prigione aziendalista dorata.
Non volendo certo tornare là.
Dovendo.
Purtroppo frega.
Tocca settare il cervello su fast forward.
Winter is really coming.
Cercando, amaramente, sogni e opportunità di primavera.
Si spera, all'ombra dei ciliegi.
Intanto sono i mesi che devono passare.
Amareggiamenti da sentirsi quasi una sorta di ingratitudine dentro.
Quasi come se si puntasse vagamente il dito.
Non è così.
Essendo solo la propria ombra dietro alle spalle.

Anche se fisso in bilico.
S'ha da fare.

Non sarà certo piacevole.

Pace.

Annaspamenti casuali in ansia pre e post lavorative.


Gioco dell'Oca della vita parte duecentottantotto.
Memorizzando numeri vari, abitudini random al freddo.
Non volendo decisamente tornare su ore già spese.
Però tremendamente obbedire alle leggi di mercato.
Non è normale.
Non sputando nel piatto dove si mangia.

Mercenario.
Quello si.
Senza ombra di dubbio.

Che amarezza.

domenica 25 ottobre 2015

Incapacità cronica di familiarizzare con il senso dell'orientamento.


Cose perse nel tempo in ambienti ex sub-metropolitani.
Ambienti taumaturgici.
Forever a culo in terra, dritto per le proprie rotaie.
Essendo una collina, però sempreavanti.
I sorrisi e i saluti un po' finti, come dettati da drammi tardo giovanili, scritti da sceneggiatori scarsi.
Not that kind of guy.
Visto con i miei occhi.
Cercando fisso di non scoppiare a ridere.
Anche se non è che sia molto da ghignare.
Giuro.
Non è il Vietnam.
Ci sono delle regole, anche se non scritte.
O impostate male.
Necessario bisogno di silenzi random.
Di mattinate di sole invernali.
Di non essere perennemente preda dei venti.

Si fa quel che si può.

Sette ore.

Pace.

mercoledì 21 ottobre 2015

Let's say sunshine for everyone parte cinque


No spoiler.
Nient'altro da dire.
Capolavori messi in pratica.
Raccontare storie, facendolo bene, lasciandoti entrare nella testa dei personaggi.
Non dimenticando mai.
E' una promessa.
Altrochè.
Come tutto ha un termine naturale.
Finito.
Over.

Mai avuto sensazioni così verso opere di finzione.

Chepeau.

Pace.

Mosh pit, shaka brah

Yo.

martedì 20 ottobre 2015

Tanto si va solo di loop con la canzone principale, perchè in fondo è giusto così.


La tempesta è arrivata.
Un po' qua, lì, sui tasti.
Niente sarà sicuramente come prima di certe esperienze videoludiche.
Come quando dice il saggio " Non si può proprio tornare a certi livelli. "

Accidenti.
Cos'avete creato.

Grazie di tutto.
Veramente.

Un giocatore.

lunedì 19 ottobre 2015

Un nuovo modo di accalappiare click tramite il funzionamento ( o mal funzionamento ) di formati per immagini di tipo Bitman, dalla regia dicono Max 256 colori. Mi fido.


This is how I live my life now.
Atteggiamento un po' da coatto sub-metropolitano per dare un senso alla Gif messa come immagine.
Ma si vede?
Che domande, già l'ho scordato.
Dov'eravamo?
Ah del fatto di vivere la vita poche frazioni di secondo alla volta, dimenticando irrimediabilmente tutto il resto.
Piacere, sono X.
Piacere.
Ho già dimenticato il tuo nome, viso etc.
Pesce rosso parte Novembre 2011.
Un po' come quando è nata questa mania che è un po' diventata un tormentone sul fatto di essere quotidianamente terrorizzato nel ripetere le stesse cose.
Un po' in tutto, non solo battendo sui tasti.
Certo, il problema è dare aria alle corde vocali, dimenticandosi irrimediabilmente quello che uno dice.
Impossibilitato psicofisicamente a dire bolle.
Tanto chi se le ricorda?
Meglio così, dovendo fare spazio per le azioni indispensabile del quotidiano, si eliminano tanto Kb superflui.
Anche se certe cose succedono fisso in tempo reale.
Nel partire per la tangente con la propria testa e cancellare del tutto tutte le robe pessime del quotidiano.
Come costruire fondamenta su basi poco stabili su futuri alla un po' come viene.
Problema ed errore generazione.
Come dice il saggio

" Ah com'è bello piscià, s'i fossi ricco piscerei sempre "

Il fatto di non avere una lira, però almeno ci sono pisciate randomiche.

All'aria aperta naturalmente.

Un po' come tornare alle prima righe del post, per spiegate però nel titolo.
Ripetersi causa incapacità cranica di gigabyte liberi.

Vai a pisciare.
Pace.

sabato 17 ottobre 2015

Come quella volta che m'è cresciuto un occhio sopra il petto.



Sognando di dormire parte quattro.
Lavorando anche da addormentato e non facendo niente da sveglio.
Una sorta di grande O che può diventare un 0 più semplice da interpretare.
Forse non avendo più effettivamente cose intelligenti da scrivere.
Oppure fisso giorni tutti uguali.
Automa mal programmato a stanchezze.

Senza grana
Senza molta fantasia or ora.

Analogie con titoli scritti nel 2012.
Però.

Che giornata.

lunedì 12 ottobre 2015

Proposta di legge per rendere obbligatoria la lettura de " Il Richiamo della Foresta " e " Zanna Bianca ".


La vecchia favola parte cinque.
Easy come, easy go.
Seduti attorno al fuoco con n giorni di viaggio, a guardare le stelle magari.
Trovando assolutamente posto nel tutto.
Alla fine, sono queste conoscenze randomiche che dimostrano il grado di umanità di determinati esseri viventi.
Con la compassione.
Anche se essendo a volte terrorizzato dal fanatismo vero.
Rimanendo fisso in armonia con tutte le specie.
Nessuna esclusa.
Noi compresi.
Certo, ci sono soltanto flashback vari.
Si sta per un periodo di tempo abbastanza breve dal punto di vista del pianeta.
Sgoccioli di amicizie così, tenute strette.
Cose preziose.
A caso, ma non per caso.
Quello no.
Mai.

La gentilezza alla fine prevale.
Sempre.

Pace.

mercoledì 7 ottobre 2015

La vecchia storia delle battaglie interminabili quando si cerca di mettere ordine al Caos.


Ogni martellata un pensiero in testa.
Tonk tonk tonk.
Con materiale vario nei polmoni e per terra.
Polvere.
Solo polvere.
Allenamento quotidiano nel tentativo di lasciare meno tracce possibili del proprio passaggio sul pianeta.
Messaggi X che alla fine vanno sempre al risparmio di caratteri.
Non si sa mai.
Dial up di silenzi parte tre.
Intanto affondando sempre di più.
Altrochè luce in fondo al tunnel.

Stupidaggini.

martedì 6 ottobre 2015

Eternamente sbattendo martelli su mattoni per perdere dignitosamente contro l'entropia.


Fisso costruendo sopra basi ipoteticamente stabili, ma mica tanto.
Quando alla fine servirebbe, che ne so, una mano.
Tutto a posto.
Sabbie mobili di malta e cemento.
Non vedendo la fine, perchè essendo un falso miope.
Braccia stanca.
Dormire forse.
Con la luce della strada.

Pace

giovedì 24 settembre 2015

Terminando giornate lavorative infinite, ma ricaricandosi grazie a forme di sostegno ( anche puramente materiale ).


Pantaloni rotti e scarpe sfondate, non proprio esattamente consone con i capi di abbigliamento odierni, ma che importa.
Un po' come i vecchi cd buttati via perchè erano fisso graffiati da supporti audio privi di antishock.
Quello era meglio averlo anche un po' in testa.
Legionario nell'anima.
Sempre avanti, tipo sempre.
Anche quando ci sono mazzi di connessioni mancate.
Rimandando fisso segnali, ma proprio incapacità psicofisica di prendere la linea.
Oh, ma va bene eh.
Solo che, stanchezza, nel leggere miopemente impulsi sbagliati.
Insomma, che succede?
Proprio ti dico che boh.
Sarà Settembre, maledetto.
Intanto, sistemando fisso macerie.
Come una sorta di strana soddisfazione nel vedere appartamenti museali riprendere vita.
Neanche ricordando più com'erano prima.
C'è sicuramente un miglior circolo d'aria, così è andato via l'odore di chiuso.
Tendendo le mani.
Magari si riesce anche ad andare a dormire al mare.
Sticazzi se è umido, quando si è una macchina da centonigga.

Essere umano decisamente malfunzionante alimentato a sorrisi e parole, anche scritte.

Straight ahead indeed

Avanti tutta.

mercoledì 23 settembre 2015

Cantico amaro di cemento, piastrelle e mattoni.


E' proprio vero.
I muri lo sanno.
Tutta una vita, attraverso mattoni e cemento messi assieme a caso.
Più facile costruirli che demolirli.
Parola vera.
Tutto il peso dell'esistenza attraverso martellate date per quattro o cinque ore.
Che non sono niente in confronto a centinaia di anni e sigarette.
Pareti che stanno zitte, ma dovrebbero urlare.
Troppe storie lì.
Meglio sempre demolire certe cose.

Una mano di vernice.
Per respirare.

New Way, New Life.

Pace.

lunedì 21 settembre 2015

Maelstrom vari al piombo e alla nicotina con eternamente venti sigarette circa. Necessità automatiche di fast forward.


Un po' come trovare orecchie in libri ereditati.
Fossilizzati esattamente a pagina cinquatratrè,
Di quando?
Dove?
Come?
Assoluta mancanza di risposte, se non vaghe supposizioni sentite tramite messaggi telepatici mandati qua e là.
Impossibilitato fisicamente a dormire.
Essere umano malfunzionante con la brutta abitudine a rimanere sveglio la notte.
Fisso sdraiato, ma la fase di stanb by non viene.
Troppo in testa.
Eterna lotta contro l'odiato Settembre, non ricordando da quando.
Una roba tipo come gli sbalzi di temperatura o raffreddori che durano settimane, che proprio non vanno via, quando invece servirebbe solo respirare.
Già.
Mani che scivolano per il troppo freddo.
Anche se è solo una totale estraneità alla comprensione dei venti.
Cercando la stabilizzazione del tempo atmosferico per capire un po' la pressione all'interno.
Di certo, è randomica.
Su quello se ne si può essere completamente sicuri.
Assembramenti vari in divieto di sosta su differenti aree del cervello.
Basterebbe ogni tanto formattare parte della corteccia cerebrale.

Altrochè.

Finisci in fretta Settembre.

Erase / Rewind.

Come dicevamo tanti anni fa.

Presa in prestito, album mai finito di ascoltare.

Per carità.

Pace.

venerdì 18 settembre 2015

Dimenticandosi periodicamente di dormire a causa della poca abitudine ai silenzi.


Una cosa come il saluto degli avi.
Non quello con il braccio destro che tocca la piega tra avambraccio e bicipite eh.
Diciamo più un come andare in giro a caso.
Senza telefoni o altri legami se non quelli telepatici o cerebrali.
Provando fisso a trovare campo, ma niente da fare.
Allora pazienza, un passo dopo l'altro.
Arrivando in posti dove i timpani fanno male dal silenzio che c'è.
Assenza formale di stelle causa cielo coperto.
Però alla fine era perfetto così.
Seduto su un sasso a riempirsi gli occhi di buio e di alberi sfocati.
Cercando di lavare via tutto il resto.
Perchè alla fine, certe cose contano fisso poco.
Avendo poco e sentirsi Re.
Forse perchè basta poco, per sentire perfettamente la vecchia canzone del pianeta.
Lasciando lontano i propri simili.
Essendo un animale sociale malfunzionante, ogni tanto ci vuole.
Gli ingranaggi funzionano meglio quando si è in un branco con la mentalità collettiva.
Anche se è piacevole comunque camminare in mezzo al bosco.
Fuori dal sentiero ovviamente.
Per non farsi vedere.
Niente rumore.
Spegnendo le torce.
Avanzando rannicchiati come i nostri progenitori.
Non più specie dominante sul pianeta.

Animale come tanti.

Facendosi bastare poco, per capire quanto son preziose certe cose.

Pace

Sognando di dormire.