giovedì 30 giugno 2016

Day 8: Mattinate ricolme di paranoie a sorpresa, respira un po' che con l'iniezione passa tutto. Anche noi.



" Prego, serviamo il numero...il numero... "
Togliendosi cianfrusaglie vecchi di anni dalle orecchie.
Andando completamente privo di ninnoli, salvo un paio di mutande.
Non amando particolarmente il colore verde.
Vatti a fare un giro.
Bhe certo, dovevi essere tipo mai, invece vieni adesso.
Tutto è freddo.
Tutto è color acciaio.
Punture nella colonna vertebrale.
Chiedendo distrattamente se possa essere l'unica opzione praticabile.
Si.
Hanno deciso così.
Stemperando la tensione, raccontando frammenti di noi.
Ascoltando e rispondendo.
Parti di vita in attesa di punture alla schiena.
" Potrebbe sentire un leggero giramento di testa "
Siringata di sedativo nella cannulla.
Rallentando l'universo in tipo tre secondi.
Best trip ever.
Manco il chiloom.
Tornando lentamente indietro nello spazio-tempo.
Quasi tutto diventa lontano, chissenefrega che c'è freddo.
Andando a pochi fotogrammi al secondo si possono distinguere meglio certe cose.
Anche se ora c'è la paranoia che non si sentono più le gambe.
Fisso venir da ridere.
Girato sul fianco come una bambola.
Il piede non sembra nemmeno così gonfio.
Come se non ci fossero ossa completamente spezzate.
Il primario chiede pure informazioni su tatuaggi sul petto.
Contatti umani casuali.
Ci sono tipo storie lunghe dietro ogni segno su un corpo non più giovanissimo e con parecchie cosa da rimettere a posto
Ma va bene così.
Tanto è tutto distante, come se fosse difficile da focalizzare.
Godendosi il viaggio e non chiedendo nemmeno informazioni varie su linguaggio tecnico.
Fissando sempre un punto vuoto.
Rispondendo a domande, ridendo addirittura.
Anche quando sembrano pizzicotti indistinti, non si ha la certezza esatta di quando uno l'ha finita inciso con un bisturi.
O con qualcos'altro.
Ah beh, non si è più qua d a un pezzo.
Tutto finisce così.
In poco.
Un grazie indistinto.
Dopo l'ultima pera.
Viaggio di ritorno tra deliri vari e gente in visita che urla.
Ma a me cosa me ne frega?
Finalmente mi sto facendo un bel trip.
Con gambe non mie ( semi cit ), sforzi vari di muovere le dita.


Il resto è solo dolore che torna verso le sette.
Con fastidi vari dovuti ad aghi messi male.
Poco comunicativo.
Siete preoccupati.

Non dormendo per niente.
Implorando debolmente un'altra pera.
L'ultima soltanto.
Per favore.
Poi farò il bravo.
Non urlerò come il signore di OH VIVIANA.
Zitto e soffro.
Finendo le flebo.
Infermiera con i capelli ricci e lo sguardo preoccupato.
Essendo proprio uno straccio.
Non rimane altro.

Insopportabilmente solo dolore di corpo martoriato.

Il giorno ottavo praticamente non si conclude.
Il dolore come sveglia.
Pace.

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