martedì 13 dicembre 2011
Mattina invernale di sole. Niente scuola. Due pietre. Un pallone
Rivedi per caso la pubblicità Adidas dei mondiali 2006 su Youtube e poi alla fine ti blocchi.
Josè, chiamato dalla madre, che torna sorridendo a casa con il pallone sotto braccio.
I campioni se li è sognati, stava giocando da solo in un campo di terra battuta.
E allora torni in Via San Domino.
A Cagliari.
Quartiere Poetto.
Di mattina.
Davanti ad una cassette delle lettere rossa.
Quasi vent'anni fa.
Centinaia di ore passate lì davanti.
I palloni finiti immancabilmente dentro i giardini di vecchi incazzosi.
Ma noi no, sempre lì.
In mezzo alla strada.
Con sole, pioggia, luce, buio, vento.
Estate e Inverno.
A sognare.
Prima del futuro.
Prima della scuola.
Prima dell'università.
Prima del lavoro.
Prima dei soldi.
Prima delle tasse.
Prima dello spread.
Prima delle Pay-TV.
Prima del business.
Prima della disoccupazione strutturale.
Prima dell'inflazione.
Prima delle sconfitte.
Prima delle paure.
Prima delle bollette.
Prima delle delusioni.
Prima dei cuori spezzati.
Prima di tutto questo.
C'era solo una cassetta delle lettere.
Un pallone da calcio.
Una maglietta del Cagliari, della Lazio, della Juve, dell'Inter, del Milan, dell' Ajax, del Dortmund.
C'eravamo solo noi.
Dietro ad un pallone.
Bambini e felici.
Fino a quando non era ora di andare a pranzo/cena.
Posso capire il sorriso di Josè che torna a casa con il pallone sotto braccio.
Noi eravamo così.
Erano i nostri sogni.
Le fantasie di bambini.
Vent'anni fa.
Quanto mi piacerebbe rivivere solo una giornata con la nostra spensieratezza di inizio anni 90'.
Solo una di quelle mattinate.
Davvero.
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T.T
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