giovedì 15 settembre 2016
Seicento volte pubblica e condividi.
Un po' come quando si devono per forza tracciare bilanci, segnati con una calligrafia del tutto rivedibile su agende del 2002 o giù di lì.
Perchè, ormai, si è arrivati al numero 600 di questa rubrica.
E sono passati, probabilmente, gli stessi concetti, soltanto riscritti e detti in maniera totalmente diversa.
Perchè alla fine dall'inizio dell'umanità ad oggi, abbiamo più o meno parlato delle stesse robe.
Certo in contesti tecnologici completamente diversi, ma a sa fini il quid è sempre quello.
Come diavolo fare ad arrivare a 1.000?
Sempre che c'arrivi.
Ravanata genitale.
Più che altro è così, da fastidio parlarne, ma meglio dimenticarselo alla svelta.
Non avendo granchè voglia di guardare la clessidra, ma solo tasche bucate dei pantaloni e portafogli vuoti.
Non è necessario, ma si torna sempre sul valore nominale delle cose.
Cioè un cazzo.
Però servono.
Certe volte, più del reale.
Allora è meglio mettersi i soliti stracci addosso e andare a zonzo con l'andatura ciondolante e il cappuccio in testa.
Senza una meta precisa, con soltanto la volontà di non cambiare come essere vivente.
Non perdendo mai la magia di essere un ragazzino dentro, emozionandosi per lo scintillare del sole sull'acqua.
E poco importa se si sono appena pagati 296 euro e cinquantaquattro centesimi di bollette che un po' neanche hai.
Come tutti gli altri conti da pagare.
Rimpiangendo le duemilalire per prendere quattro gettoni e passare un pomeriggio.
Forse è una questione d'incapacità di adattamento al futuro.
Probabilmente anche questa è stata già detto in migliaia di caratteri con punteggiatura messa proprio a cazzo.
Essendo un androide con evidenti problemi di progettazione, che non ha ricevuto nessun tipo di imput per cosa fare.
Assenze formali di programmatori vari.
E allora, cigolando e con le mani in tasca, si zoppica lentamente verso il numero settecento, così da dedicarlo a chi avrà voglia di perdere qualche minuto.
Cercando solo la serenità.
Pace
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