giovedì 18 ottobre 2012
Smontato e ricomposto con roba trovata a caso
Te l'avevo detto che non mi andava di morire senza cicatrici.
Ma non capisco perchè alle cinque del mattino le stia guardando.
Fatto a brandelli e riassemblato con pezzi di soldati morti, neanche in ottimo stato.
Sicuramente ho preso le parti già fottute o con la conclusione mentale.
Pezzi di ricambio avariati.
Datemi degli ordini.
Ditemi contro chi devo combattere.
Sennò non ha senso.
Soldato giapponese nell'isola in mezzo alla giungla, non lo sai che la guerra è finita?
Lo so, lo so.
Allora perchè combatti?
Non so fare altro e non ho alternative.
Roba usata e messa lì a caso.
Distrutto troppe volte, impossibile da ricucire.
Faccio parte di quella schiera di persone con la confusione mentale a cui l'esplosioni delle granate hanno toccato troppo in fondo.
Inutile fare un trapianto di cuore.
Ti ho pensato tipo quando avevi dodici anni o tredici.
Che magari piangevi per certe cose e per altre ci credevi veramente ed eri veramente tu.
Meno cinica.
Ora per uno straniero come me di passaggio nella tua vita, monosillabi.
Come proiettili.
Ogni parola sembra un colpo di fucile e mi tocca ripararmi.
Se mi colpiscono è finita.
Non ci sono altri soldati morti a cui fregare arti per continuare a combattere.
Preferisco sparire, magari tra le onde.
Disperso in azione signore.
Tanto dovevo pure andare in marina.
Rinvio del militare a diciott'anni in una giornata di diluvio a Novembre.
Lo ricordo, lo ricordo.
E tu quanti anni avevi?
No, l'età non contava visto che voi donne eravate esonerate.
Ognuno a modo suo è saltato su una mina.
Siamo uguali.
Tutti e due con la confusione mentale.
E ormai operati e smontati tante di quelle volte che non riusciamo a concentrarci per più di tot tempo.
Mi hai dato la data di scadenza.
Ora mi becco i monosillabi.
Preferirei che qualcuno mi sparasse addosso sul serio.
Così mi daranno finalmente:
Fucile.
Elmetto.
Zaino.
Maschera antigas.
E combatto.
Obbedisco agli ordini.
Così non ti penso e non mi vengono in mente le tue fucilate.
Non mi verrà da chiederti che mi racconti? E non mi risponderai con una risata.
Perchè non ci sarà niente da ridere davanti ad un mutilato.
Invalido della guerra della vita.
E non mi dirai neanche un " niente " vago, che poi alla fine vuol dire tutto.
Sono un veterano.
Si capisce, mentre mi riparo da proiettili sparati dai tuoi tasti o da espressioni di pixel che mi sembrano aliene.
Festa di laurea per vedere altre cicatrici.
Altri fallimenti.
No grazie.
Preferisco andare in montagna a combattere contro le stazioni meteorologiche, in assenza di mulini a vento naturalmente.
Volevi le cicatrici?
Mi sa che hai esagerato.
Anche voi però, potevate controllare che le parti di ricambio non fossero avariate.
Almeno le avrei ordinate da un'altra parte.
Quando ancora non ero a pezzi o a brandelli.
Un po' di anni fa.
Obbedisco a non so cosa.
Sicuramente non diserto.
Ma non mi lamento se mi becca una pallottola vagante.
Così va la vita
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