giovedì 12 gennaio 2012
Spero di non dover pagare i Copyright
" Ci stiamo preparando all'atterraggio. Invitiamo i signori passeggeri a rimanere seduti, con le cinture di sicurezza allacciate fino a quando il velivolo non sarà perfettamente fermo. "
La ragazza nascose la tensione dietro i grandi 2038 Ray-Ban Wayfare neri, trattenne il respiro vedendo le case farsi lentamente più grandi.
" Ci siamo ora facciamo il botto, ora lo facciamo "
Vide la pista d'atterraggio dal finestrino correre veloce.
Sempre di più.
Il carrello toccò terra con il tipico stridio dei pneumatici sull'asfalto.
Un piccolo scossone in coda.
E il Jet della EAL continuò la sua corsa rallentando grazie ai flap e all'aria che passava sopra e sotto, sfruttando le forze misteriose della fisica per farlo rimanere incollato al terreno.
La ragazza respirò profondamente.
Ce l'aveva fatta, dopo 13 ore di volo era finalmente di nuovo sulla terraferma.
Le venne da ridere pensando a tutti i minuti trascorsi in quell'ambiente dal tipico odore di carburante e aria condizionata.
Il suo vicino di posto, uno studente giapponese, rimase immobile fino a quando il velivolo non si arrestò, poi si girò verso di lei e fece un rapido inchino con la testa e se ne andò.
Le venne un po' da ridere, ma si trattenne.
Ormai la società era questa: spostamenti globali multietnici a velocità supersonica.
I passeggeri della business class si alzarono lentamente, tutti avvolti nel loro sarariman nero, come dettava la moda di Tokyo, presero all'unisono valigette 24 ore e con il palmare in mano salutarono le hostess uscendo in rapida sequenza.
Lei alzò i suoi 160 centimetri dal sedile blu della EAL e si schioccò il collo, la sua solita causa del cronico mal di testa, ma ora dell'emicrania nemmeno l'ombra.
Si sistemo il nuovo vestito nero che si era comprata proprio per il primo giorno di lavoro, lasciava le spalle e le braccia scoperte e si avvolgeva in un tubino fino alle ginocchia.
Sulla schiena s'intrecciava lasciando vedere le scapole.
Marca francese.
Costosa.
Ma ora poteva permetterselo.
Prese il grande cappello nero dal vano porta oggetti e tirò la maniglia del suo trolley viola.
Le si staccò rimanendole in mano.
" Vuole che l'aiuti ? " Chiese la cortese hostess alta 1,85 dai capelli rossi.
Mormorò un " Si grazie, abbassando per un attimo gli occhiali da sole facendo vedere gli occhi verdi grandi grandi cerchiati di nero.
Si sistemò i capelli, tagliati alla moda di San Pietroburgo e mise il cappello in testa elargendo sorrisi alle assistenti di volo, tirò il trolley sulla morbida moquette verde della EAL e salutando si avvicinò alla scaletta.
" BWUAh amico è babilonia, babilonia pura " Sentì mormorare in basso alla scala dall'operaio di colore con le treccine intrecciate sul cranio.
Era vestito con un'ampia tuta arancione
" Castiala, depp'i'ressi prexiau babbu meu s'minci portu issa a domu "
E via di risate, non aveva visto però l'altro che aveva detto quella frase in una lingua aliena.
Scese le scale un gradino alla volta e si guardò ammirata intorno, era una bella giornata di sole.
Arrivò con decisione agli ultimi gradini, ma il suo piede con il tacco disegnato dallo stilista italiano toccò direttamente l'asfalto.
Non aveva guardato bene ed era convinta ci fosse un altro gradino.
Cadde rovinosamente a terra scivolando, lasciandosi scappare un'imprecazione.
I due operai rimasero fermi per un istante, poi scoppiarono a ridere.
Quello che non aveva visto si avvicinò.
" Tutto bene signorina? " disse il ragazzo rasato con la barbetta porgendole la mano.
" Si si.." disse rapidamente pronta a scappare.
" Non ha dimenticato i guanti? "
Lei alzata in piedi e rassettandosi il vestito, parve non capire.
" I guanti? "
" Non ce li aveva? "
" No.."
" Ah mi sembrava, mi saprebbe dire l'ora? "
Lei guardò il suo sottile orologio/bracciale e gliela disse andando via, poi si ricordò di aver visto un orologio sportivo quando il ragazzo gli aveva dato la mano, scosse la testa.
Passò affrettando il passo per il terminal per andare al ritiro bagagli, il noioso rullo ovviamente era già in funzione, con decine di persone accalcate lì.
Era il suo volo.
" Veloci " pensò " Bene "
5 Minuti.
10 Minuti.
20 Minuti.
Il bagaglio non arrivava.
Innervosita, pestando il pavimento nuovo passò l'uscita e andò al banco della EAL.
Le dissero che c'era stato un disguido e la sua valigia era stata mandata dall'altra parte del continente, gliel'avrebbero sicuramente restituita in due o dieci giorni.
Allora andò verso l'uscita, con il cappello in testa e tirandosi dietro il trolley.
Vide attraverso il vetro un orientale vestito di nero con un grosso cartello in mano con scritto il suo cognome.
Trionfante ed emozionata si avvicinò alla porta....che si rivelò non esserlo.
Era una vetrata.
Ci andò ovviamente a sbattere, facendo cadere gli occhiali da sole e il cappello, scompigliandole i capelli lisci e facendo vedere il suo viso dalla carnagione chiara con alcune allegre lentiggini vicino agli occhioni.
L'orientale rimase impassibile, forse un po' perplesso, la folla non si curò di questo scivolone.
Si rimise in ordine e uscì avvicinandosi all'uomo.
" Prego, da questa parte. " e le indicò una Limousine nera.
Il battito accelerò.
Si sedette sui sedili di pelle nera e vide nel vassoio davanti a se un bicchier d'acqua.
L'autista le parlò attraverso l'interfono.
" Ora andremo al Ritz, in centro. Ha una suite prenotata a suo nome, nel pomeriggio ci sarà la prima riunione con il signor Belletti. "
" Mi hanno perso il bagaglio. "
" Non si preoccupi, lei ha un credito illimitato. Sono certo che troverà i negozi del centro di suo gradimento. "
Sorrise togliendosi gli occhiali 2038 Ray-Ban Wayfare.
" Nuova vita, finalmente sei arrivata. "
( continua? )
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fiamma ;)
RispondiEliminamancano le sigarette somalo-cinesi ;D
Solo Yeheyuan per noi ;p
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