venerdì 27 gennaio 2012
Filosofia in briciole e carta stagnola
Piatto piange.
In tutti i sensi, poca roba da mangiare.
Così va Gennaio.
Odiato mese che te ne stai per andare.
L'acqua bolle piano piano, più la guardi più ti prende in giro e allora il ragionamento dal lobo frontale si sposta verso il basso nella pancia.
Ragionare d'istinto.
Che fame.
Due carote.
Una tazza di riso.
Semplicità.
Però c'è, è tangibile.
Che importa.
Basta pensare soltanto all'oggi, no che dico all'adesso, a che ore sono?
Non lo so, il blog me la sfasa: non ho ancora capito su che fuso orario è.
Su che fuso orario sono tutte le cose.
Due Kit-Kat.
Di quelli piccolini, due stecche per volta.
Come dessert.
Spariscono in due morsi, un po' come tante cose.
Due morsi e via.
E non ci sono più.
Un po' come il fiato che è volato via su uno scatto nuotando.
Un po' come alcuni capelli che se ne vanno nel Valhalla per colpa del cappellino.
O per colpa della rotazione terrestre, non me lo ricordo mai.
Ora se ne va anche il primo Kit-Kat.
Rimane solo il retrogusto, ancora più buono perchè durato un po'.
Non posso aspettare e mi mangio l'altro.
E se ne va anche lui.
A posto così comunque, incontrato per caso, mangiato per ingordigia e finito.
La carta buttata nell'indifferenziata.
Almeno c'era.
Piccole cose, piccoli snack.
Poco sani ma che importa.
Chissenefrega che sia Nestlè e che stiano distruggendo la foresta amazzonica.
Non c'è tempo per queste cose troppo grandi.
Mi accontento di fare la mia parte: mangiarlo e buttare via la carta.
Va bene?
Per voi è poco lo so.
Per me è ok.
Bastano queste cose.
Così che durano due morsi.
Credo di aver dentro ancora i lividi dei tuoi morsi.
Io ricordo benissimo dov'erano.
Perchè ci sono stati.
Meglio no?
Anche se durano poco.
A me va bene lo stesso.
Ormai è a posto così.
Pochi soldi.
Poco cibo.
Poche emozioni.
Però le sto vivendo.
A modo mio, ovviamente.
Ciao Kit-Kat
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