giovedì 2 aprile 2026

Cercando di ricordare il sapore di melanzane impanate e fritte ( o erano di carciofi) con la certezza che ci fosse troppo olio ed infatti si attaccavano malamente agli scottex.


Com'era quella cosa che ti ho detto?
Ah sì.
Diciamo che era un discorso sgangherato pur vagamente sociologico sulla perdita dei legami comunitari dovuti alla trasformazione del tessuto urbano.
Gentrificazione e cose così.
In finale una supercazzola per dire che il tempo passa, la gente si trasferisce e alla fine neanche sappiamo chi abiti vicino e perché una torba di ragazzini cenciosi non gioca più in strada.
È così.
Cose da giri attorno al sole e di non poter congelare nulla.
Tipo ricordando una roba che mi avevi detto.
" Perché non scrivere un libro su come fermare un ghiacciaio? "
Naturalmente era un modo carino per dire che è i cambiamenti, seppur impercettibili, sono inevitabili.
Dato che tutto va avanti e anche domani non sarà neanche più come questo preciso istante di tempo.
Eh che paranoia.
Però c'hai ragione.
In fondo è così.
Quando ci sono giornate dove fa più male il petto, perché si aprono duecentomila scenari che ovviamente vanno tutti male.
Perché è una roba del bambino interiore pessimista, che se qualcosa va per una volta bene deve per forza finire a merda.
Dov'è la fregatura?
O forse sono soltanto scorie di pensieri vari in giornate invernali che dovrebbero però essere primaverili.
Tipo di girare lentamente per le strade del quartiere.
Con la luce grigia del mattino.
E pensare.

Cavolo erano buone le frittelle di carciofi ( o erano di melanzane? ) fatte da una vicina di casa che era un po' una zia.
Dato che, in effetti, ti aveva tipo visto nascere.
E da bambino sporco e cencioso si è diventato un adulto malfunzionante.
Che però tiene il fanciullo interiore attaccato, pur con il suo strato di traumi.
E lo sai che non c'è più ora quella vicina di casa?
Già.

E allora vogliamoci bene.
Perché la notte finisce sempre e anche quando siamo soli, non siamo mai soli.

C'é poco tempo.

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