mercoledì 21 agosto 2019

Centounesimo titolo generico.


Che dire?
Questo viaggio fino a Mordor sarà pieno di titoli generici, abbracci e capitoli non compiuti, ma con la promessa, seppure vaga, di finirli.
Ma tanto, penso solo ad una televisione Philips con le bande colorate verticali sullo schermo neve che mi hai insegnato a regolare.
Talmente tanti bit immaginati dal cervello in mazzi di anni, che ormai neanche ci facciamo più caso.
Una costante: solo per passare del tempo assieme.
Perchè 23 mesi non sono niente.
E si è perso il conto dei giorni passati su quelle mattonelle verdi, che ci sono ancora eh, solo un po' nascoste da pavimenti decisamente migliori, ma non con lo stesso sapore.
Non è nemmeno una questione di anni, alla fine è l'universo ad essere strutturato così: in questa presenza.
Ma ti rendi conto, tipo, che non abbiamo mai litigato?
E c'ho ancora milioni di cose da imparare, imitare, emulare, andare fiero.
Nonostante si abbia sempre la tendenza ad essere il solito disastro che si è, in quasi tutte le cose.
Un po' come quando non capisco proprio che razza di posto c'ho su questo pianeta, avendo sempre la certezza di non essere granchè.
Eppure me lo fai capire, certo andando al mio ritmo.
Quindi si parla in prima persona, semplicemente per dirti tanti auguri.
Perchè la notte finisce sempre.
Perchè al Monte Fato ci si arriva anche con le scarpe rotte di due taglie più grandi, per non parlare dei pantaloni che sono un disastro come tutto il resto.
Perchè quando ci vogliamo bene è tutto ok.

Me lo stai insegnando tu.

Allora tanti auguri.

Vogliamoci bene.

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