sabato 13 luglio 2019
Ottantacinquesimo titolo generico.
Alla fine ricordi vari di tempo perso.
Sparati negli occhi direttamente da tubi catodici.
Facevano stare bene.
Ed è come un bel discorso di un telefilm piacevole ambientato in quel periodo a dire che, in fondo, tocca andare avanti sempre e comunque.
Poco importa se si ha il cervello cotto da sostanze strane in circolo, ma soprattutto da sette ore sotto il sole.
Dove nell'acqua fredda si capisce sempre di più i nostri simili lontani, figuriamoci quelli vicini.
Il solito discorso che non c'è ne sia uno che chiude la porta.
Ma da dove viene questo detto?
E non parlo della radice in sè della frase, proprio oh: se non chiudo la porta non sono cosa.
Almeno credo.
O no?
Quindi ci sono dial up di silenzi vari a cui non si viene rivolta neanche la parola e tipo venti pagine da ricopiare perchè c'è un povero guerriero di nome Aidan che ha la PTSD e dovrebbe essere un capolavoro di racconto invece avendo la concentrazione di un pesce rosso.
Finire questo viaggio sempre e comunque.
Non sarà venduto, ma importante.
" Allora perchè non lo fai ora ? "
Touchè.
Essendo solo un poco di buono che si autodistrugge.
Poco importa se tagliano le ore.
E' fondamentale fare le cose che piacciono.
Lasciando tutto il resto fuori dalla finestra.
Non per la sopravvivenza, ma quello che si vuole.
Riportando tutto a casa.
Assaporando entusiasmi altrui.
Continuate sempre a studiare, qualsiasi cosa.
Praticare qualsiasi tipo di arte, anche alla carlona.
Solo per far crescere la nostra anima.
Vogliamoci bene.
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