martedì 7 maggio 2019

Sessantaduesimo titolo generico.


Cronaca di una lunga guerra.
Continuando senza sosta a mettere soltanto titoli generici.
Arrivando ad avere bisogno fisico di spazi aperti.
Prendendo vento da ogni torrione.
Facendo correre lo sguardo.
In posti dove si sono sparsi sassolini di memorie.
Ormai sbiadite.
Rielaborate a caso da un cervello malfunzionante.
Tipo un tavolo da biliardo con un bambino sopra.
Che guardava album di foto.
Una scala stretta e un pavimento a scacchi.
Indicando qualcuno al bancone
" Quello è Zio "
Alla fine perdendosi.
Robe non dovute.
Perchè in fondo il passato non esiste.
Neanche il futuro.
Non essendoci niente di scontato.
Conta solo il momento.
Però immaginando domande vaghe di bambini.
Risate da starnuti.
Perchè hai gli orecchini?

Chi era quello?
Zio.
Quello matto?
Si, ma non nel senso figo, nel senso RSA.
Avendolo già detto, o pensato.
Connettività fatte male di un essere umano che è un disastro, funzionante a raggi solari, risate ed abbracci.
Sarebbe stato un titolo perfetto.

Ncheguà.


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