sabato 19 novembre 2011

Mai na gioia, anzi mezza si dai




La banchina è semivuota.
Ci credo, è sabato pomeriggio per un treno regionale diretto a Fara Sabina.
Non ho sigarette.
Mi perdo in qualche vaneggio mentre aspetto per dieci minuti il treno deserto che mi riporterà a casa.
Ascolto distratto la litigata di due ferrovieri, mi rimangono impresse solo alcune frasi: uno dei due deve andare a Bologna non so perchè.
Mi metto il cappuccio e salgo.
Posso godermi un'intera carrozza tutta per me, al piano superiore s'intende.
Sento provenire dal piano di sotto, frammenti sparsi di polacco seguiti da scariche di energia statica, niente di più.
Non investigo.
Non mi interessa più di tanto poi.
Voglio solo andare a casa, ma quanto ci vuole ancora? 7 minuti?
Ma poi mi ricordo che non si fermerà a Val d'Ala e sarò costretto a farmi il solito quarto d'ora a piedi.

Su non essere triste.
Può andare sempre peggio no?
Non si sta così male vè?
C'è tanto posto a sedere.

Poi è stata una giornata produttiva?
Nsomma, stanno scappando via sti giorni e io non me ne ricordo neanche uno.
Me li dimentico.

Cos'hai fatto?
Boh, ho viaggiato in lungo e largo per sta città

Si e poi?
Forse ho mangiato.

Hai studiato?
Mi sa di si.

Non starai male per caso?
Ma No! Ci mancherebbe oh, non mi lamento mica.

E allora?
Boh non sento niente o non mi ricordo se e cosa sento.
Ma che diavolo ci faccio qua?

Si però svegliati che devi scendere.

Il freddo pungente di Nuovo Salario mi entra nelle ossa mentre guardo il treno sferragliare via. Scendo di corsa le scale del sottopassaggio ed esco nel piazzale della stazione.
Lì mi si blocca il respiro.
Tutto è fermo.
Tutto è statico
La luce dei lampioni cristallizza l'attimo, proietta ombre arancioni ora sugl'alberi che portano al prato della collina e ora sull'asfalto sporco di fronte alla stazione.
Il parcheggio poi, di solito pieno di macchine, è deserto.
E' messo finalmente a nudo nel suo scheletro d'acciaio, le luci al neon illuminano il nulla.
Fantasmi di automobili e chiazze d'olio.
Mi guardo a destra e a sinistra.
Ascolto.
Respiro l'aria fredda e umida.
Guardo la nebbia avvolgere la stradina che sale su per la collina di Nuovo Salario.
E in un attimo mi sento quasi a casa mia
Certo non c'è il mare.
Nè la bellissima spiaggia.
E nemmeno le case unifamiliari tipiche dei paesini marini.
Ma quella solitudine urbana mi fa sentire là.
Al Poetto
Tornando a casa in una notte d'inverno.
Nuovo Salario come il Poetto
Si sta bene

Però cazzo Cagliari mi manchi

2 commenti:

  1. La Sardegna ti aspetta. A Natale tutti i profughi fuorisede tornano a casa, ci saranno tutti e allora si che festeggeremo!
    Come una vera famiglia.
    (Delia)

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  2. ogni giorno come se fosse pieno luglio :].
    Non vedo l'ora

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