mercoledì 13 febbraio 2013

Roba come una buonanotte presa in prestito


Pixelloso battendo su tasti di telefoni indistruttibili.
Ora invece il futuro è arrivato.
Anche se a me la tecnologia personalmente continua a farmi paura.
Rassicurato da una tastiera, anche se con il portatile mi ero abituato.
Sparso in due case diverse, mia non mia.
Sentendo magari il rumore del treno.
Con le cuffie seduto sul letto a gambe incrociate, in un appartamento non freddo.
Perchè lì c'hanno il gas di città.
Casa piena di spifferi.
Fredda, scaldino da bagno acceso.
C'è calore.
Te lo dico io.
E se mi giro non è per dare le spalle, ma perchè son abituato a stare un fianco.
Però stringo la mano lo sai.
Cose così.
Vedendo occhi di sfuggita.
Non so descriverli bene.
Scuri, grandi.
Come piacciono a me yo.
Mi piace come mi guardi però.

Dormo e mi sveglio.
Da una roba lunga anni giuro.
Erano sette.
O forse otto.
Non ricordo.
Io lo dico sempre che sono un pesce rosso parte sessantadue.

Alla fine un po' come sempre il ragazzo scimmia in penombra.
Con la confusione mentale.
Nice guys finish last.
Non sempre però.

Cieli azzurri sempre.
Qua, a nord est o a sud ovest.
Non importa.
Tanto assorbiamo i raggi di sole.

Più o meno.
Fisso capacità di sorriso.
Non esiste un perchè

Solo sentendosi sempre più piccolo guardando le stelle.
Riempendosi gli occhi a mille e ottocento metri d'altezza.
Non sapendo dove guardare.
Ma vedendo le cose con altri occhi.

Di sicuro.

Sentendo Bossa Nova
Nella testa.
Sabbia tra le dita dei piedi.

Pace perenne

Yo

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