lunedì 20 marzo 2023

Omaggiando case produttrici di Arcade che hanno da ventenni tirato le cuoia.

 


In fondo sono suoni che rimangono registrati.
Rumori random di sottofondo fatti da una cinquantina di cabinati accesi contemporaneamente.
Frammenti di esplosioni.
Briciole di urla in giapponese.
Enormi monitor CRT.
Pezzi di legno tirati a casino.
Vedendo pixel di personaggi sconclusionati di picchiaduro a scorrimento.
Figuriamoci quelli a Round.
Eppure sono tutti lì.
Con i sottofondo una canzone relativamente recente che ha comunque il potere di portarti un po' lì.
Dove?
39.201580, 9.160628 di coordinate circa.
La cosa che frega è il salto continuum temporale.
Dato che ci sono decenni che non piacciono neanche un po', figuriamoci quest'orrore di società che modifichiamo ogni giorno.
Non che prima fosse meglio eh.
Sia chiaro.
Ma era decisamente più sopportabile.
Anche perché i casini alla fine erano dimensionati.
Più o meno.
Ora ci sono routine che iniziano a piacere un po' meno.
Sarà il fatto che ci sono turni da 14 ore più altre due passate a spaccare banconi frutto di ossessioni sgangherate.
In finale ci sono nuovi dial up di silenzi vari.
Fatti di burnout di altri che ovviamente incidono anche su noi stessi.
Alla fine sai che c'è?
Tocca rifugiarsi dentro pixel.
Mondi virtuali.
Storie alternative..
Camere arcade di decompressione.
Giusto per dire che va tutto bene, no?

Allora famo così.
Vogliamoci bene.

Perché in fondo lì fuori, non è che sia un granché.

Nessun commento:

Posta un commento