lunedì 22 giugno 2020

Ode sgrammaticata ad un mezzo meccanico.


Assolutamente latitante da battere sui tasti.
Provando timidamente con il carta e penna al mare.
Ma impossibilitato fisicamente a trovare concentrazioni varie.
Eppure son successe un botto di robe, tipo tuffi in acqua, tramonti e Km da fare, orari spezzati in lavori brutti, eccetera.
Quindi non sono molto interessanti.
Possono essere dimenticate perchè, alla fine, è comune a tutti.
Piuttosto c'è un pistolotto periodico su una forma d'amore verso un prodotto dell'industria italiana del boom economico.
Si si si, lo so che quei soldi non c'erano ed era una pagliacciata frutto del Piano Marshall per non far diventare la penisola ( soprattutto la Mia Isola ) una Repubblica Sovietica.
Non divaghiamo però.
Amare un ferrovecchio del millenovecentottanta circa.
Ed è una cosa strana.
Una forma di sentimento puro.
Che, per carità, probabilmente è un mezzo anche più incasinato di noi.
Con i suoi alti e bassi e problemi in salita.
Figurati quando non parte.
Anche con la scalata dalla 3° alla 4°.
Eppure è un concetto perfetto di libertà.
Due ruote e un motore che fatica.
Per le vie della città.
Rigorosamente di notte e senza una meta.
Con fisso vento freddo.
Spargendo pezzi di noi ad ogni curva o rettilineo.

Guidare senza sapere dove andare.
Un po' come gli ultimi trenta e rotti anni.
Hai visto quante cose in comune?

Perchè magari ci sono difetti di progettazione, di fabbrica, di usura o semplicemente robe che dovevano andare così.
Eppure i Km si fanno sempre.
Certo, in giorni migliori di altri.
Con alti e bassi o solo a godersi quello che capita.

E' facile no?

Vogliamoci bene.

Nessun commento:

Posta un commento